La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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05_L'armaiolo, il cappellaio e le "Guide Bernardoni"

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Suggerimento: chi non l'avesse già fatto dovrebbe prima leggere la " Home Page" e poi " La nota dell'autore".

Capitolo 5 –
L’armaiolo, il cappellaio e le “Guide Bernardoni”
(dal 22 giugno 1995 al 5 luglio 1995)


22 giugno 1995
, giovedì

Ho telefonato al parroco di Montesiro, gli ho riferito della mia ricerca e gli ho chiesto il permesso di accedere al suo archivio per esaminarne le vecchie carte. Dapprima, dubbioso forse che il mio vero intendimento non fosse solo personale e disinteressato, ha tergiversato; poi, dopo avergli detto, su sua richiesta, come fosse una garanzia, che il parroco di S. Giovanni di Melegnano mi conosceva bene, ha accantonato ogni titubanza riferendomi che lui pure conosceva bene don Alfredo Francescutto per essere stato un suo sottoposto quando era stato coadiutore a Carugo. Quindi, di buon grado, mi ha fissato appuntamento a Montesiro per sabato 24 prossimo in mattinata.


24 giugno 1995, sabato

Montesiro, una volta solamente Monte, è un'amena località a due passi da Besana in Brianza del cui Comune è oggi una frazione; vi sono giunto da Lesmo, vicino a Monza, seguendo la strada che passa per Correzzana. Il tragitto è breve, diretto, e dà modo a chi vi transita di gustare senza distrazioni la buona essenza della bassa Brianza, verde di rigogliosa natura, rilassante, densa di bosco basso, silenziosa, adagiata su terreno in dolce e continuo saliscendi, prodromo delle belle colline che iniziano poco più a settentrione.
Un breve tratto di strada, rettilineo e in lieve salita, porta fin sotto la scalinata del sagrato della chiesa di S. Siro situata sul colmo di una piccola altura che sovrasta l'abitato e la campagna circostante. Oggi le strade e le costruzioni moderne tolgono alla chiesa molto dell'effetto di dominio che deve aver avuto in passato; a fine '700 la immagino sovrastare il paesaggio tutt'attorno, dal quale un lontano viaggiatore l'avrebbe potuta osservare nella sua piccola maestosità attorniata da poche stradicciole serpeggianti verso il sagrato e da rare e povere case sparse, lungo quelle strade polverose, nella campagna silenziosa e approssimativamente coltivata. L'edificio della chiesa, al pari di quella di Cremnago, appare essere stato riparato, rinfrescato e riverniciato di recente, all'esterno e all'interno. Giunti sul luogo si prova una piacevole sensazione di pulizia e di ordine: pulita è la piazzola per la sosta delle autovetture, ordinato è il piccolo sagrato, inaspettatamente tersi sono i battenti lignei dei tre ingressi. Parimenti pulito e ordinato è l'interno baroccheggiante composto dal tradizionale corpo a tre navate, dall'abside con volta a cupola circolare e dalla semicupola bassa del coro che accoglie un grande organo ricco di canne lucide quasi a simboleggiarne l'efficienza. I lavori di riordino danno risalto alle decorazioni delle pareti, povere di oli ma ricche di dipinti a fresco. Le pitture in oro appaiono nuove e brillanti, come quelle delle volute dei capitelli che sovrastano improbabili, lucide e panciute colonne in granito rosa. L'illuminazione naturale è buona e soffusa, fornita con uniformità da ampie finestre aperte sulle pareti delle navate, realizzate con vetrate composite, in cromie vivacissime, raffiguranti soggetti e scene di tradizione sacra.
Ho trovato il parroco, don Piergiorgio Fumagalli, in sacrestia, intento a dare concitate istruzioni per taluni lavori di restauro ancora da eseguire su un grande armadio parietale angolato del '700, adibito a ripostiglio degli addobbi sacri e dei vestimenti degli officianti e dei serventi.
Don Piergiorgio mi è parso asciutto, non solo fisicamente, essenziale, efficiente, di vivace e impaziente intelligenza. Si ricordava perfettamente del mio nome, del luogo di mia provenienza e dello scopo della mia visita; mi ha condotto nella canonica, un po' discosta dal fabbricato della chiesa, e in archivio, in men che non si dica, ha rinvenuto negli antichi registri, essi pure recentemente riordinati e rilegati, l'atto di matrimonio di Gaetano e quello di nascita di Maria Bestetti. Eccone i testi.

- matrimonio di Gaetano con Maria Bestetti.





"
Mille ottocentotredici li sei di marzo.
Il sig(nor) Gaetano Marelli figlio del fu sig(nor) Agostino, abitante nella parrocchia di Cremnago, e la sig(no)ra Maria Bestetti figlia del sig(nor) Giovanni, abitante in questa parrocchia di Monte, ottenuta da Monsignor Vicario Generale Capitolare la dispensa delle tre conciliari pubblicazioni, riportato il certificato del sig(nor) Sindaco di questo Comune di Monte d'avere, giusto stesso giorno sud(dett)o, fatto il loro contratto di matrimonio civile, come in filza si conservano gli attestati, hanno in oggi tra di loro contratto matrimonio in questa chiesa parrocchiale per parole di presente, alla presenza ed interrogazioni di me curato sottoscritto, secondo i Decreti del Sacro Concilio di Trento. Sono stati presenti per testimoni Giuseppe Crippa, figlio del fu Carlo Giovanni, e Paolo Cazzaniga, figlio di Francesco, amendue di Monte idonei, ed a tal'effetto chiamati. In fede, p(ret)e Carlo Franc(esc)o Butti cur(at)o
".

"Mille settecentoottantanove il dì ventiquattro di agosto. Maria figlia di m(esse)r Giovanni Bestetti e di Emiglia Viganò, legittimi consorti abitanti in Monte, nata ieri alle ore diecinove, è stata battezzata il giorno suddetto in questa chiesa parrocchiale da me curato inf(rascritt)o. Il compadre è stato Antonio Maria *** figlio di Antonio Maria di Monte. In fede, p(ret)e Giuseppe Pulici curato".

L'esame dei registri ha evidenziato anche che "messer Bestetti" ebbe altre due figlie, ma la circostanza non è importante. Quindi, dopo avermi rassicurato che il documento del sindaco, già conservato "in filza", non era giunto fino ai giorni nostri, don Piergiorgio mi ha fornito la fotocopia dell’atto di matrimonio di Gaetano e nemmeno un'ora dopo il mio arrivo mi ha congedato, dandomi incarico di portare il suo affettuoso ricordo a don Alfredo Francescutto, parroco di S. Giovanni di Melegnano.


28 giugno 1995, mercoledì

Descrivere la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, più semplicemente conosciuta come Biblioteca di Brera, non è impresa da poco; quindi non ci proverò. Dico soltanto che varrebbe la pena di andarci almeno una volta, anche solo per vederla. Sarebbe tempo speso bene. Non c'ero mai stato e mi ci sono recato stamani per consultare le "Guide Bernardoni", onde reperire notizie su Agostino (1815), armaiolo, e su Gaetano, cappellaio.
La ricerca ha dato risultati interessanti. Cominciamo da Agostino. Ho consultato le "Guide" degli anni dal 1878 al 1885, esclusa quella del 1880 perché “era fuori", e dal 1878 al 1881 ho puntualmente trovato ogni anno un "Marelli Agostino, armaiuolo, Galleria De Cristoforis, 63"; per il mancante 1880 sono sicuro, per logica connessione, che il risultato sarebbe stato il medesimo. Negli anni 1882, 1883 e 1884 invece di Agostino ho trovato un "Marelli Pietro, armaiuolo, Galleria De Cristoforis, 63"; nel 1885 Pietro Marelli non appariva più, né in Galleria De Cristoforis né altrove, ma compariva un altro Marelli, questa volta Giuseppe, lui pure armaiolo, ma in Corso S. Gottardo, 33. Quale ipotesi azzardare? Mi sembra che non ci sia molto da scegliere: l'Agostino delle "Guide", che sicuramente era il nostro, per l'età avanzata, o per ragioni di salute, smise di lavorare, o forse addirittura morì, e l'attività passò a Pietro Marelli. Ma chi era costui? Che si tratti di una semplice coincidenza di cognomi, per quanto possibile, mi sembra almeno improbabile; occorre quindi rimanere nel campo della parentela, ma nessuno degli ascendenti sino ad ora individuati aveva nome Pietro, nemmeno come secondo o terzo nome. Azzardo un'altra ipotesi: Pietro era figlio di un fratello dell'Agostino di Cantù, che ancora devo trovare, padre di Gaetano, cappellaio, del quale pure dovrei trovare la nascita a Cantù. Nel 1885 Pietro Marelli scompare dalla Galleria De Cristoforis e inopinatamente compare un Marelli, questa volta Giuseppe, sempre armaiolo, ma in Corso S. Gottardo, 33. Ulteriore ipotesi: l'attività di Corso S. Gottardo era sempre la stessa trasferita da Galleria De Cristoforis, a nome di un altro Marelli parente dei precedenti.
Veniamo ora a Gaetano. Ho eseguito una ricerca nella categoria dei "cappellai", ma non ho trovato alcun Marelli, sebbene fosse mia ardente speranza trovarvi il nostro Gaetano. In compenso, però, nelle Guide del 1847, 1848, 1849 e 1850 ho rinvenuto un "Bestetti Giovanni" che esercitava, guarda caso, l'attività di cappellaio in Contrada S. Sisto al n. 3433. Ma quello di Giovanni Bestetti, il messer Giovanni della ricerca descritta nelle pagine del 24 scorso, era anche il nome del padre di Maria Bestetti che sposò il nostro Gaetano a Montesiro. Ipotesi: Gaetano, cessando o cedendo l'attività di oste a Cremnago, si trasfer
ìa Milano, contemporaneamente o dopo che già vi si era trasferito Giovanni Bestetti, e sulle orme del suocero si diede all'attività di cappellaio. Tra l'altro sembrerebbe confermare la formulata ipotesi, pur se molto labilmente, la circostanza che la contrada di S. Sisto, ora via S. Sisto, è poco distante dalla contrada del Lauro, ora via del Lauro, dove forse abitava Gaetano col figlio Agostino (1815), nel lontano e famoso anno 1848.
Ho lasciato la Biblioteca Braidense in tarda mattinata, con l'intima riserva, tuttavia, di concludere l'indagine l'indomani.


29 giugno 1995, giovedì

Stamani, alla Braidense, ho ridato mano alle "Guide Bernardoni". Ho esaminato gli anni dal 1851 al 1869 e nella categoria "Cappelli e berretti da uomo" ho ritrovato Giovanni Bestetti ogni anno, ma solamente fino al 1866. Nel 1867 Giovanni Bestetti già non appariva più. Tuttavia, anche nella Guida del 1860 il soggetto non appare, ma non vi appare nemmeno la sua categoria di appartenenza. Ne ho dedotto che dovette trattarsi di un refuso, perché a partire dall'annata successiva il nostro cappellaio ricompare e vi rimane, come già ho detto, sino al 1866. Dal 1851, però, l'indirizzo della attività cambia, dacché risulta localizzata in contrada del Torchio dell'Olio, al n. 2977, e non più in contrada di S. Sisto. Dal nuovo indirizzo "Bestetti Giovanni" non si mosse più, anche se nel 1866 l'ubicazione è indicata alla via del Torchio, al n. 14, evidentemente a causa delle mutazioni toponomastiche attuate dal Comune. Poco prima di mezzod
ìho lasciato la Biblioteca.
Di Gaetano, dunque, nessuna traccia: devo ancora trovarne la nascita, ma intanto anche la data della sua morte e la parrocchia dove avvenne continuano a rimanere misteriose. Agostino (1815), quando nel 1848 si sposò, abitava in contrada del Lauro, sotto la parrocchia di S. Tommaso. Presumendo che abitasse con suo padre Gaetano, che era ancora vivente in quell'anno, in una precedente occasione, presso l'ASDM, ho eseguito una estemporanea ricerca nei registri della soppressa parrocchia di S. Tommaso, ma non ho trovato nulla, nemmeno la morte di Maria Bestetti, né l'atto dell'eventuale matrimonio di Maria Antonia Cherubina (1817). Devo e dove insistere?


2 luglio 1995, domenica

Tanto ero assorto a speculare sui modi e sui tempi dell'attività dei nostri due cappellai che ho trascurato di analizzare un fattore determinante per la plausibilità delle mie conclusioni, quello, cioè, dell'età che Giovanni Bestetti e suo genero Gaetano dovevano aver raggiunto durante gli anni oggetto delle mie ispezioni nelle "Guide". Mi rendo ora conto di esserne stato inconsciamente consapevole, ma solo quel tanto che bastava per farmi patire un senso di frustrazione di cui non sapevo cogliere le ragioni. Fino a quando, la notte scorsa, durante il sonno, come spesso mi accade, ho preso improvvisa coscienza dell'errore nel quale ero incorso; stamani, al risveglio, avevo presente e ben chiaro il problema che ancora dovevo risolvere. Vediamo.
Invero il problema non si pone per Agostino, che visse oltre i sessant'anni, cioè dal 1815 a qualche anno dopo il 1875, apparendo longevo solo poco più della norma se consideriamo che l'aspettativa di vita non superava, allora, i cinquantacinque, sessant'anni. Ma Giovanni Bestetti, la cui figlia, come sappiamo, contrasse matrimonio nel 1813 all'età di ventiquattro anni, dovette nascere intorno all'anno 1765; nel 1866, anno precedente la sparizione del cappellaio "Bestetti Giovanni" dalle "Guide", Giovanni Bestetti avrebbe dunque avuto circa cento anni, forse più che meno, portatore di una longevità assolutamente improbabile. Occorrerebbe quindi concludere che il "Bestetti Giovanni" delle "Guide" non era il nostro. Invece no: la mia contraria convinzione non vacilla. Quando Agostino (1815) si sposò, nel 1848, suo padre Gaetano era ancora vivente all'età di sessanta, sessantacinque anni, sicuramente facendo il cappellaio. Di Gaetano, però, nelle "Guide" non esiste traccia, mentre le tracce di Giovanni Bestetti, se veramente quel "Bestetti Giovanni" era il nostro cappellaio, si protraggono nel tempo ben oltre ogni possibile limite. Ebbene, una ponderata valutazione delle caratteristiche delle "Guide" mi ha portato a concludere che gli appartenenti a ciascuna categoria vi venissero inclusi indipendentemente dalla loro volontà. Ritengo, in altri termini, che le "Guide" venissero pubblicate per mere esigenze di consultazione, oltre e al di fuori della volontà di coloro che vi venivano inseriti, dei quali, pertanto, non veniva sollecitato il consenso. Contrariamente, per esempio, occorrerebbe individuare i motivi per i quali vi si trovano elencati una quantità di nomi di religiosi e di istituzioni ecclesiastiche, di ogni ordine e grado, che certamente non avevano bisogno di promuoversi. Con ciò voglio affermare che se Gaetano faceva il cappellaio a Milano, doveva essere incluso nelle "Guide" per il solo fatto di svolgere un'attività degna di menzione; ritengo e sostengo, in conclusione, che quella indicata come "Bestetti Giovanni" fosse solamente la "ditta", alla quale Gaetano subentrò quando il suocero cessò l'attività per volontà o per morte. Diversamente non si spiegherebbe la ragione per la quale Gaetano non dovesse essere incluso nelle "Guide" quando invece Giovanni Bestetti lo fu per diversi anni anche dopo la morte. Insomma, la "ditta" rimaneva mentre la titolarità cambiava. E il cambio potrebbe essere avvenuto... ma questa è un'altra storia e non è davvero il caso di elucubrarvi sopra oltre. E' invece un fatto, per la cronaca, che nel 1851 la "ditta" venne trasferita dalla contrada di S. Sisto alla contrada del Torchio dell'Olio, tra il Carrobbio e la via Cesare Correnti, che si trovano a due passi dalla contrada del Lauro, e che…


5 luglio 1995, mercoledì

Archivio Storico Diocesano di Milano. Il "sacerdote", che cos
ì ho indicato nelle pagine del 20 scorso, si chiama Bosatra, don Bruno Bosatra, e dell'Archivio è il direttore.
In funzione della ricerca dell'atto di nascita di Gaetano nella sua "patria" di Cantù, e di quello di matrimonio di suo padre Agostino, sempre forse a Cantù o dintorni, ho chiesto a don Bruno informazioni sulla consistenza numerica delle parrocchie canturine tra il 1770 e il 1800; in risposta don Bruno mi ha consegnato, dopo averlo rintracciato in archivio, un volumetto, originale dell'epoca (Milano Sacro 1796, dedicato al Venerando Clero secolare e regolare - In Milano nella Regia Ducale Stamperia Camerale di Luigi Veladini in Contrada di S. Radegonda), così intitolato:

"
Milano Sacro - Almanacco per l'anno bisestile MDCCXCVI che contiene: Il Giornale de' Santi e delle quarant'ore, la serie cronologica degli Arcivescovi, la descrizione di tutte le Chiese, col rispettivo Clero e suoi aderenti, tanto nella Città, che nella Diocesi, e la tassa funeraria secondo gli ultimi Editti ec.".

Lo stesso don Bruno mi ha rintracciato le pagine giuste, nelle quali ho rilevato che nel 1796 la pieve di Cantù era suddivisa in dodici parrocchie, di cui tre nel Borgo:

- S. Paolo, capopieve;
- S. Teodoro;
- S. Michele;

e nove esterne:

- Alzate, con S. Pietro;
- Carimate, con S. Giorgio;
- Cucciago, coi SS. Gervaso e Protaso;
- Figino (oggi Figino Serenza), con S. Michele;
- Intimiano, con S. Leonardo;
- Monsolaro, detto anche Monsoré‚ (oggi Montesolaro) con la B.V. Assunta;
- Montorfano, con S. Giovanni Evangelista;
- Novedrate, coi SS. Donato e Carpoforo;
- Vighizzolo, coi SS. Pietro e Paolo.

Da don Bruno ho poi avuto conferma che presso l'ASDM esisterebbero le copie di tutti, o quasi, gli atti di stato civile delle parrocchie della diocesi milanese a far tempo dal 1770, che i parroci ebbero l'obbligo di compilare e trasmettere alla Curia per esservi conservati. La circostanza non è di poco conto, perché, ancora prima di recarmi a Cantù, potrò tentare una ricerca preliminare sulle copie, con la speranza di trovarvi la nascita di Gaetano e il matrimonio di suo padre Agostino, anche se per quest'ultimo il 1770 sembrerebbe un po' fuori tempo.
Per quanto frettolosamente e parzialmente lo avessi già fatto all'archivio di S. Carlo al Corso, ho voluto ugualmente esaminare la copia del registro dei morti di quella parrocchia, ma ancora una volta la ricerca della morte di Agostino (1815) dall'anno 1875 all'anno 1902 ha dato esito negativo.
Poi, dietro mio specifico quesito, don Bruno mi ha riferito che la parrocchia dalla quale dipendevano le contrade di S. Sisto e del Torchio dell'Olio era quella di S. Sisto, che venne però abolita nel 1790 col passaggio delle competenze alla Parrocchia di S. Giorgio al Palazzo. Ho quindi iniziato l'esame delle copie dei registri dei morti anche di quest'altra parrocchia, ma nulla ho trovato né di Giovanni Bestetti, né di Gaetano, né di Maria Bestetti.


Il testo di questo capitolo può essere qui scaricato in formato ".doc" o ".pdf".







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