La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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08_"La tesi" prende forma

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Suggerimento: chi non l'avesse già fatto dovrebbe prima leggere la " Home Page" e poi " La nota dell'autore".


Capitolo 8 –
“La tesi” prende forma
(da 26 luglio 1995 al 22 settembre 1995)


26 luglio 1995, mercoledì




La ricerca di stamani è stata senza storia. Come d'abitudine, mi sono recato all'ASDM e dapprima, per eccesso di scrupolo, ho riesaminato le copie dei battesimi di Vighizzolo dal 1780 al 1800 per accertare che non mi fosse sfuggita la nascita di Gaetano. Repetita iuvant. Invece no. Poi, ma con l'intima certezza di sprecare solo tempo, ho esaminato le copie delle esequie di S. Paolo e di S. Teodoro di Cantù per rilevare l'eventuale morte di un qualsiasi Agostino entro il 1813. L'esito, ovviamente, è stato negativo. In merito ho aggiornato il solito prospetto come appare in esordio di queste pagine. Infine, alla ricerca di eventuali conferme all'ipotesi formulata alcuni giorni fa secondo la quale Gaetano avrebbe potuto aver fatto il cappellaio a Cantù invece che a Milano, ho cercato tra quelli di S. Paolo di Cantù l'eventuale matrimonio di sua figlia Maria Antonia Cherubina (1815), dal 1833 al 1853. Nulla. Tenterò forse la ricerca anche sotto le altre due parrocchie del Borgo perché, come si sa, non si sa mai. Quello che però già so è che butterò il mio tempo.
Intanto, mentre i giorni trascorrono nel caldo opprimente, mi piego sempre più all'ipotesi secondo la quale l'Agostino deceduto settantaquattrenne nel 1835 potrebbe essere quello nostro. E se lo fosse davvero? E se il nostro buon Gaetano, che sembra non essere mai nato o quanto meno non aver mai avuto un padre, avesse dichiarato con intenzione al parroco di Montesiro la prematura dipartita del proprio genitore per proteggerlo da qualcosa o da qualcuno? Mah! Potrebbe essere. Non va infatti trascurata l'importante circostanza che si era nella fase finale del dominio napoleonico e dunque il peggiore che quel regime avesse mai imposto alle inermi popolazioni sottopostevi.
Sto elucubrando. Ancora. Un'altra volta. Ma non riesco a farne a meno. Che sia un'aberrazione mentale? Non lo so. So soltanto che per togliermi il dubbio che mi rode dentro, fuori, dappertutto, dovrò infine decidermi ad andare ad importunare il parroco di Vighizzolo, a ficcare il naso anche nelle sue vecchie carte, per vedere se Gaetano, oltre a non essere nato anche sui registri originali, non sia nemmeno mai stato incluso in qualche stato d'anime, in qualche confraternita di quella parrocchia. Poi forse mi rilasserò, ma non mi rassegnerò. Non posso farlo. Non posso ammettere, nemmeno per un istante, che i nostri Gaetano ed Agostino non stiano da qualche parte buoni buoni in attesa solo di essere scovati. Proprio non posso.
In serata ho telefonato a Vighizzolo per preannunciarmi al parroco, ma una gentile voce femminile mi ha detto che don Tommaso sarebbe stato assente durante tutta la settimana. Ne ha ben donde. Col caldo che fa!



27 luglio 1995
, giovedì






Stamani ho buttato il mio tempo sapendo di buttarlo. Mi sono recato all'ASDM, che rimarrà chiuso durante tutto il prossimo mese di agosto, per completare le ricerche nelle copie degli atti di stato civile delle parrocchie delle pievi di Cantù e di Mariano. Ho cercato tra i matrimoni di S. Teodoro di Cantù, con esito negativo. Poi ho cercato tra i battesimi di Carimate e nel corso del solito periodo ho rilevato la totale mancanza del cognome, con conferma, se non d'altro, della sua localizzazione nel Borgo e nel suo contado orientale fino a Cremnago. A Paìna, a parte l'esito negativo, ho individuato la nascita di soli cinque soggetti, tutti figli, peraltro, della stessa coppia. Quel piccolo centro era dominato dai Galimberti. Dovrei infine esaminare, per completare il ciclo, i battesimi di Novedrate, ma ritengo l'operazione solo inutile. Tuttavia vi provvederò.
A questo punto l'ultima possibilità che mi rimane è davvero quella di recarmi a Vighizzolo con la speranza di trovarvi non solo la benevolenza di don Tommaso ma anche l'avveramento delle mie speranze. Intanto, però, fa un caldo che distrugge.


31 luglio 1995
, lunedì

Don Tommaso, il parroco di Vighizzolo, è ammalato. La stessa gentil voce mi ha suggerito di chiamare l'indomani per parlare col coadiutore, che sarebbe giusto appena rientrato da un periodo di vacanze.


1 agosto 1995
, martedì

Invece che col coadiutore ho parlato con don Tommaso, il quale mi ha confermato i suoi problemi di salute e mi ha detto che in assenza del segretario, o delle segretarie, non ho ben capito, sarebbe stato opportuno riparlare dei miei problemi (problemi?) a settembre. Ovviamente non ho avuto nulla da ridire. Se ne riparlerà a settembre.


11 settembre 1995
, lunedì

Ho conferito con la segretaria del parroco di Vighizzolo e le ho chiesto, spiegandone i motivi, di poter vedere le loro vecchie certe. La segretaria, molto gentile, dopo aver conferito brevemente con qualcuno mi ha riferito che avrei potuto accedere al loro archivio mercoled
ì13 prossimo nel pomeriggio.


13 settembre 1995
, mercoledì

A causa del maltempo della notte scorsa e di questa mattina, in conseguenza del quale le autorità hanno pensato bene di inibire un po' ovunque l'uso delle principali vie di grande comunicazione, ho comunicato alla segretaria di don Tommaso di essere costretto a rinviare il mio accesso al loro archivio a un giorno della prossima settimana. E intanto, maliziosamente, pensavo che i nostri bravi Gaetano ed Agostino intrigavano per porre altri ostacoli alla mia ricerca. Ovviamente avrei potuto mettermi in strada lo stesso e tentare di guadagnare la meta per meno nobili tragitti, ma avrei speso più tempo per arrivare a destinazione di quanto me ne sarebbe rimasto per l'ispezione.


18 settembre 1995
, lunedì

Ho concordato con la segretaria di don Tommaso il mio accesso presso di loro per mercoledì
20 prossimo. Sono impaziente.


20 settembre 1995
, mercoledì

L'odierno accesso a Vighizzolo è stato inutile. Anzi, utilissimo, perché ho conseguito la certezza che anche sul registro originale non risulta il battesimo del nostro misteriosissimo Gaetano. Avevo davvero sperato che il parroco avesse dimenticato di annotare l'evento solamente sulle copie per l'archivio diocesano, ma l'esito dell'ispezione odierna mi costringe ad accettare l'incontrovertibile fatto che l'omissione, se mai vi fu, avvenne proprio all'origine. Delle due l'una: o l'ipotesi dell'omissione è valida, e allora non posso che convincermi che il nostro Gaetano fu uno dei sei figli dell'unico Agostino che ho trovato, ovvero, diversamente, devo pensare che Gaetano dovette nascere sotto una parrocchia diversa da quelle delle pievi di Cantù e di Mariano, col nefasto corollario che l'individuazione del suo battesimo diventerebbe altamente improbabile perché occorrerebbe passare al setaccio fine almeno le vecchie carte delle parrocchie delle pievi limitrofe alle due ispezionate: non sarebbero forse sufficienti gli anni che mi rimangono, e, in ogni caso, non troverei più il coraggio né la pazienza per affrontare una ricerca di siffatte dimensioni. A meno che - e il ritrovamento sarebbe allora impossibile - l'"introvabile" fosse un "figlio dell'hospitale", o un "figlio di N.N.", come i parroci usavano indicare i neonati abbandonati nottetempo davanti a chiese e canoniche, come ho potuto riscontrare spulciando battesimi e matrimoni.
Comunque siano andate le cose, non riesco a non dar peso all'affermazione del parroco, nell'annotazione del matrimonio di Antonio Agostino (1815), secondo la quale Gaetano ebbe "patria" a Cantù. Se "patria" può significare "città o luogo natale", o meglio, più arcaicamente, "terra dei padri", mi sembra pur sempre corretto ritenere, in mancanza di elementi diversi, che il nostro Gaetano dovette nascere nella "patria" indicata dal proprio figlio. Purtroppo, in alternativa all'atto di battesimo, non ho trovato a Vighizzolo alcuna diversa conferma dell'appartenenza di Gaetano alla famiglia dell'Agostino di Varena poiché gli stati d'anime disponibili in parrocchia sono risultati risalire a non prima del 1860 mentre avrei dovuto poter fare riscontri almeno dal 1770. E nemmeno ho rinvenuto, per lo stesso periodo, perché andati dispersi, se mai sono esistiti, documenti né di confraternite né di cresimati o di comunicati. Pertanto, a conclusione del capitolo intitolato alla nascita di Gaetano, considerato che elementi che mi conducano direttamente a lui o, in alternativa, elementi secondari che mi conducano comunque a lui proprio non sembrano esistere, non ho altra scelta che concentrare gli sforzi sulla possibile composizione della famiglia dell'Agostino di Varena e trarne ogni ragionevole, possibile e verosimile conclusione.
Analogamente a quanto già ho detto, l'unico soggetto che tra il 1770 e il 1797 ho individuato nei documenti di ventuno su ventidue parrocchie delle pievi di Cantù e di Mariano, che abbia i requisiti necessari e sufficienti per aspirare alla qualifica di padre del nostro Gaetano è sempre e solo quell'Agostino, figlio di Francesco Antonio, nato a Varena il 23 marzo 1763, come oggi ho definitivamente appurato a Vighizzolo, che il 24 febbraio 1786 sposò Angela Caterina Arnaboldi, figlia di Giuseppe, nata a Vighizzolo il 27 agosto 1765. Tuttavia, giusto per ripetermi, ma anche per affinarla e convincermi sempre più della bontà della tesi che vado man mano costruendo, a ostare la genitura del nostro Gaetano esisterebbe l'incongruenza dell'anno di morte dell'Agostino di Varena, che sarebbe dovuta avvenire entro il 1813, non nel 1835. Ma tutte le ricerche che ho eseguito nei registri delle esequie dal 1770 al 1813 nelle tre parrocchie di Cantù e in quella di Vighizzolo non hanno confermato la circostanza. Sono dunque sempre costretto a pensare che Gaetano, per ragioni che mi sfuggono, ritenne di dover dichiarare al parroco una circostanza falsa. Ovvero forse, molto più semplicemente, il parroco di Montesiro, quando annotò il matrimonio sul proprio registro, avendone memoria incerta scrisse quello che in quel momento gli sembrò di ricordare. Poveri parroci!
Per completezza aggiungo che, oltre all'Agostino di Varena, tra i documenti dell'Archivio Storico della Diocesi ho a suo tempo trovato le esequie di altri due omonimi, i quali tuttavia, loro pure, "passarono da questa a miglior vita" dopo il 1813, e che mai ho trovato in veste di genitore nei battesimi dal 1770 al 1797. Eccoli:

- Agostino di Cascina Amata, parrocchia di Vighizzolo, figlio di Abramo e di Rachele Somaschini, morto il 15 luglio 1825;

- Agostino di Vighizzolo, figlio di Ottavio e Giuseppa Bianchi, morto il 29 luglio 1827.

Per portare a termine l'esame nelle parrocchie della pieve di Cantù, devo ancora vedere i battesimi di Novedrate. Subito dopo, ancora nell'ipotesi che Gaetano abbia potuto svolgere l'attività di cappellaio a Cantù invece che a Milano, e qui sia morto, potrei esaminare o riesaminare i registri delle esequie delle tre parrocchie del Borgo per gli anni dal 1813 ad almeno il 1855. Proprio non vorrei lasciare nulla di intentato.



22 settembre 1995
, venerdì




Stamani, presso l'ASDM, secondo gli intendimenti espressi il 20 scorso, ho esaminato i battesimi di Novedrate dal 1770 a 1797 e, com'era scontato, non ho rinvenuto la nascita di alcun Gaetano. Vi dominavano i Radice.

Apro una parentesi. Durante l'esame ho notato un atto che mi ha incuriosito, che qui trascrivo e brevemente commento.

"
Millesettecentosettantadue addì tredici settembre. COLOMBI MARELLO. Rosa Cattarina Maria, figlia di Giuseppe Colombi appellato il Marello e di Maria Teresa Spinelli, legittimi consorti abitanti in Cimnago, mia cura, nata nel precedente giorno, o meglio si dica nella precedente notte all'ore tre in circa, è stata oggi battezzata da me infrascritto parroco in questa chiesa parrocchiale dei SS. Donato e Carpoforo. Il compadre è stato Pietro Alberti, figlio del fu Giaccomo, della cura di Barlassina, Pieve di Seveso. Ed in fede, prete Andrea del Bene curato".

Come si può notare, il cognome è doppio, ma così è stato creato dal parroco al momento della redazione dell'atto, perché il padre di Rosa Caterina Maria era "appellato il Marello". La curiosità sta non tanto nel fatto della creazione del doppio cognome, quanto in quello dell'elevazione di una mansione alla dignità di cognome. Dunque, quel Giuseppe Colombi doveva svolgere nella cascina Cimnago, dove viveva, la mansione di "marello". Occorre considerare che in quel tempo, quando nel contado l'analfabetismo era pressoché totale, la lingua parlata era il solo dialetto. Ebbene, la desueta espressione dialettale "el marell" individuava, allora come oggi, l'escremento animale. E' mia opinione che l'espressione "el marell", riferita all'uomo, dovesse indicare la mansione di chi era addetto all'utilizzo de "i marèj", di ciò che oggi, in termine corrente, definiremmo "stallatico". Mansione che in quelle autarchiche aziende agricole, dove lavoravano e vivevano più o meno miserevolmente decine di persone, doveva essere importante se si considera che la presenza di animali da latte e da lavoro costituiva un non trascurabile fattore per il sostentamento dei residenti. Dalla materia prima dovette derivare, col medesimo nome, la mansione, e da questa, divenuta soprannome, il cognome di chi la svolgeva. Come nel caso del nostro Colombi Marello. Derivazione invero assai poco nobile, ma tant'è. Chiusa la parentesi.
Infine, facendo seguito all'intenzione di verificare se il nostro Gaetano fece il cappellaio a Cantù invece che a Milano, ivi finendo i propri giorni, ho esaminato gli atti di morte della parrocchia di S. Paolo di Cantù dal 1816 al 1855, ma nulla ho rinvenuto.


Il testo di questo capitolo può essere qui scaricato in formato ".doc" o ".pdf".




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