La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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17_Anagrafe e cronaca a Vighizzolo nel '500

Il testo > dal capitolo 11 al capitolo 20


Suggerimento: chi non l'avesse già fatto dovrebbe prima leggere la " Home Page" e poi " La nota dell'autore".


Capitolo 17 –
Anagrafe e cronaca a Vighizzolo nel ‘500

(31 gennaio 1996)


31 gennaio 1996
, mercoledì

Oggi, dopo due settimane di stasi, giornata a tutto sesto. In mattinata mi sono recato all'ASDM per fare una breve incursione nel noto censimento del 1596(?), per ricavarne una sorta di statistica sulla presenza dei Guzzi-Marelli nelle località di pertinenza della parrocchia di Vighizzolo. Prima, però, ho acquistato in libreria le carte topografiche edite dall'Istituto Geografico Militare (IGM) della terra dove vissero i miei ascendenti sino ai primi decenni dell'800. Le carte dell'IGM, in scala 1:25000 (Como, foglio 32 III NE; Cantù, foglio 32 III SE) sono ben dettagliate e mi hanno consentito di individuare con facilità l'esatta ubicazione delle cascine, alcune
delle quali sono divenute nel frattempo località o grosse frazioni, i cui nomi ho spesso trovato nelle annotazioni parrocchiali. Ebbene, tutti i luoghi canturini che dai documenti ho imparato a conoscere, salvo la "località Varenna" che ho voluto visitare personalmente, sono risultati molto vicini a Cantù, in prevalenza nella sua zona orientale e nord-orientale. Ma torniamo all'ASDM, che stamani ho trovato gremito di studenti, tutti più o meno sgomenti davanti a voluminosi carteggi. Ho dunque ripreso in esame lo stato d'anime del 20 novembre 1596(?), quello che mi è sempre parso il più accessibile tra quelli esistenti nel volume V delle visite pastorali, e vi ho trovato elencate le cascine e le località di seguito elencate, che trascrivo nell'ordine originale del censimento, con la denominazione come appare oggi sulle carte dell'IGM.

Topografia dei siti

- cascina Varenna (visibile nell’angolo superiore destro della topografia)
- cascina Birona
- Giovanico
- cascina Saviànica
- cascina Costa
- cascina Musso
- cascina Amata
- cascina Valle (sulla carta non compare più)
- cascina del Pero
- cascina Indirizzone (sulla carta non compare un nominativo simile)
- cascine Mirabello
- Fossano
- cascina Malpaga (sulla carta non compare più)
- cascina Pesce
- cascina S. Naga



Devo precisare che l'elenco è carente oltre che di Vighizzolo, che nello stato d'anime chissà per quale ragione non è incluso, anche di tre o quattro altre località il cui nome non sono riuscito a decifrare, perché scritto in grafia bislacca o scolorita. Tuttavia la validità dell'elencazione ne soffre poco, perché vi compaiono comunque quasi tutti i luoghi indicati nel censimento tra quelli riportati sulle carte topografiche dell'IGM. Ovviamente lo stato d'anime indica anche luoghi che non sono reperibili nelle due carte summenzionate, ma si tratta, di norma, di siti assoggettati alla competenza di parrocchie diverse da quella di Vighizzolo, normalmente quella di Mariano. Ebbene, nelle località sottoposte a Vighizzolo la presenza dei Marelli "di Guzzi" e "non di Guzzi", secondo le conoscenze che ho sino ad oggi acquisito, era, a livello dei soli capifamiglia e delle relative consorti, la seguente:

- cascina Varenna: Pietro Marelli "di Guzzi", sposato con Marta;
- cascina Birona: Andrea Salvatori sposato con Marta Marelli "di Guzzi";
- cascina Costa: Girolamo Marelli "di Guzzi", sposato con Elisabetta;
- Giovanico: Giovanni Marelli "non di Guzzi" sposato con Clara;
- cascine Mirabello: Antonio Marelli, forse, ma solamente forse, "di Guzzi", sposato con Angelina.

Come si vede, a fine '500 l'enclave dei Marelli "di Guzzi" era costituita dalle cascine Varena, Birona e Costa. Sicuramente, come è ovvio, altri ve n'erano altrove, ma non ho ancora potuto individuare dove; la circostanza, tuttavia, non mi sembra importante. Intanto, però, credo di poter affermare che nel XVI secolo il cognome Guzzi, unitamente al soprannome Marelli, fosse ancora poco diffuso nel canturino, ma che la sua diffusione, anche per merito dei Marelli "non di Guzzi", dovette esplodere, pur sempre in ambito locale, nei due secoli successivi. Dopo di che, a causa dei trasferimenti indotti dalle mutate condizioni di vita e dalla necessità di trovare altrove quello che la terra avìta non poteva dare, il cognome si diffuse anche oltre la terra di Cantù, come, per esempio, verso Milano e poi Melegnano, rimanendo tuttavia circoscritto quasi esclusivamente all'ambito lombardo, come una piccola indagine, che ho voluto fare, mi ha confermato.
Esaurita l'estemporanea incursione all'ASDM, nel pomeriggio mi sono recato a Vighizzolo, dove ho ripreso l'esame del
liber chronicus alla ricerca di nuovi elementi che mi lasciassero meglio intendere le parentele e la localizzazione geografica della stirpe. Così, munito delle conoscenze recentemente acquisite, che mi consentono ora di valutare gli eventi d'anagrafe e di stato civile con occhio smaliziato, ho estratto altre annotazioni, alcune tuttavia già viste, che mi sono parse importanti o, comunque, meritevoli di approfondimento. Si tratta di quattro battesimi e di quattordici matrimoni che trascrivo e commento brevemente.

- Pedrazino de Varena (forse Pietro Guzzi) testimone in un matrimonio.

"
Al p(rim)o di zanar ho bat[ttezza]to Magdelena, fiola de ma(gist)ro Petro Cogno, et com(padre) era ma(gist)ro Ba(ttis)ta da Carcano, et Geronimo Oldano, et Stefano Valià, et Vince(n)tio Burascho, et Ponino del Bogo, et Pedrazino de Varena, et Togno de Ronzono, et il Girardino."

Il battesimo si tenne il primo gennaio 1547 e vi parteciparono ben otto padrini, tra i quali anche un
Pedrazino de Varena, che forse era o forse non era il nostro Pietro Guzzi (1513?). Pedrazino è un vezzeggiativo di Pietro. Nelle più antiche pagine del liber chronicus ho trovato indifferentemente sia Petro che Pedrazino "di Varena", ma ritengo che non esistettero due soggetti distinti, ma solo un Pietro detto anche Pedrazino. Pedrazino, Petro, Pietro Guzzi di Varena. Era costui lo stesso Pietro dello stato d’anime del 1596(?) passato da questa a miglior vita nel maggio dell'anno 1600? Ritengo proprio di sì.

- battesimo di Giorgio, figlio di Giacomo di Guzzi.

"
A li 29 del ditto ho ba(tezza)to Georgio, fiolo del regio da Varena, et c(om)p(adre) era Batistino fr(ate)llo de mado(nn)a Marta del Sciavetto et ma(gistr)ro Jacomo Burascho".



L'annotazione è dell'agosto 1557 e ne ho già parlato nelle pagine del 10 scorso. Ritrovandola e ripensando all'evento, mi sono di nuovo domandato chi mai potesse essere il "regio" se non il
reggitore, il reggente, il capo di casa. Secondo il liber chronicus, nel quale risultava a Varena già nel 1543, Giacomo, nel 1557, doveva esserne certamente il massaro quando, all'età di circa cinquantaquattro anni, ebbe il suo quinto figlio, questo Giorgio appunto, dopo Stefano, Paolo, Marta e Giovanni Angelo. Se così fu, come sembrerebbe, Giorgio è il primo figlio di Giacomo di cui risulta il battesimo sul liber chronicus. Lo iscriverò pertanto nella sua famiglia in base all'intima certezza che fu un Marelli "di Guzzi". Credo anche che non dovette vivere a lungo, perché non compare nel censimento del 1573 e in quelli successivi, e perché non sarebbe ragionevole pensare che nel 1573, in quanto maschio, fosse già sposato e uscito di casa all'età di sedici anni.

- battesimo di un Cristoforo Marelli non “di Guzzi”.

"
1592. A dì 2 genaro è nato uno figl(iol)o di Gio[v]anni Marello et di Clara di Masotti, marito e moglie habit(anti) a Giovanico, il quale è stato battezzato da me prete Girolamo Dragoni curato, al q(ua)le è stato posto nome Cristofforo. Il compadre è stato Martino Bogo habit(ante) a la Costa. La comadre [è stata] Angelina Boga."

Anche nello stato d’anime del 1596(?), sotto Giovanico, Giovanni, il padre di questo Cristoforo, è definito Marelli, ma senza accenno ai "Guzzi". Come sappiamo non doveva infatti avere alcun legame coi nostri "di Guzzi", ma chiamò Cristoforo un suo figlio, e questo nome, che ho trovato e commentato altre volte, è sempre parso legato in qualche modo ad un Marelli. Potrei dunque ritenere che tutti i Marelli della zona, "di Guzzi" e "non di Guzzi", potessero avere una comune e lontana ascendenza. Sono portato invece a pensare esattamente il contrario, ossia che i Marelli "di Guzzi" avessero una ascendenza affatto diversa dai Marelli "non di Guzzi".

- battesimo di Paolina, figlia di Paolo, abiatica di Giacomo di Guzzi.

"
1592. A dì 4 s(uddett)o è nata u(n)a figl(iol)a di Paolo di Guzzi et Marta di Mazzoli, marito e moglie habit(anti) a Varena, la quale è stata battezzata da me s(uddett)o curato li 5 s(uddett)o, a la q(ua)le è stato posto nome Paolina. Il compadre è stato Andrea di Salvatori habit(ante) in Birone. La comadre [è stata] Ambrogina di Mazzoli".

La nascita è del gennaio 1592 e l'annotazione, sul
liber chronicus, viene immediatamente dopo quella commentata poc'anzi, relativa alla nascita di Cristoforo. Paolina è figlia di Paolo (1547?) fratello di Stefano (1540?), ma nel censimento del1596(?) non compare. E' ovvio pensare o che morì lei pure ben presto o che lo stato d'anime, come oramai dubito seriamente, sia stato compilato prima del 1596.

E ora le annotazioni di matrimonio, che sono i documenti di gran lunga i più interessanti per l'acquisizione di nuove conoscenze.

- matrimonio di Giovannina, figlia di un Gerolamo di Guzzi.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni di festa, cioè a li 20, 24 et 31 genaro, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Francesco di Robbiani, figliolo di Pietro, et Gio(v)annina di Guzzi, figl(iol)a di Girol(am)o, tutti doi di n(ost)ra cura, s'è cellebrato il matr(imoni)o fra essi p(er) parole di pr(esen)te a la presenza di me s(uddett)o curato et a mia interogatione, p(rese)nte m(esse)r Altobello Inzago, m(esse)r Gio(vanni) Pietro Carcano et Gio(vanni) Teragno. Li 18 febraro 1593".

Gerolamo "di Guzzi", ovvero lo "Hieronimo di Guzi" che abbiamo già incontrato in precedenza, compare nel censimento del 1596(?) come residente alla cascina Costa, e per via del cognome devo pensare che dovesse essere legato da vincolo di parentela coi nostri di Varena.

- matrimonio di Angelina, figlia di un Pietro Antonio di Guzzi.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni di festa, cioè a li 27 et a li 30 maggio, et a li 7 giugno, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Christoforo di Montorfano, figl(iol)o di Paolo de la cura di S(ant)o Theodoro di Cantù, et Angiolina di Guzzi, figl(iol)a di Pietro Antonio de la n(ost)ra cura di Vighizzolo, s'è celebrato il matr(imoni)o fra essi per parole di p(rese)nte ne la presenza di me s(uddett)o curato, et a mia interogatione, p(rese)nte Pietro Marzorati et Fran(ces)co Marzorati, habit(anti) in Vighizzolo. Li 3 Luglio 1593".

Il matrimonio di questa Angelina ripropone il tema "Pietro Antonio di Guzzi" che ancora non ho potuto collocare nell'ambito delle famiglie "di Guzzi". Qui, inoltre, compare un Cristoforo, componente della famiglia dei Montorfano di Cantù, che troveremo più avanti a formare un piccolo groviglio di parentele e affinità coi nostri "di Guzzi" di Vighizzolo.

- matrimonio di Simone, figlio di Stefano, abiatico di Giacomo di Guzzi.



"
Fatte le tre publicationi in tre giorni di festa, cioè a li 10, 15 et 22 agosto, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Simone di Guzzi, figl(iol)o di Steffano habit(ante) in Varena, et Clara di Marelli, figl(iol)a del q(quondam) Togno di Giovanigo, tutti doi di mia cura, s'è cellebrato il matrimonio fra essi p(er) parole di p(rese)nte ne la p(re)senza di me s(uddett)o curato et a mia interogatione, presente il s(ignor) Mateo Casato, m(esse)r Gio(vanni) Pietro Carcano et Pietrino Guzzi, tutti di mia cura. Li 4 settembre 1593".

Simone (1571), figlio secondo genito del nostro Stefano di Guzzi (1540?), sposò Clara Marelli del fu Antonio di Giovanico, la quale, secondo il censimento del 1596(?), era sorella di Giovanni Marelli di Giovanico, il quale sposò Clara Masotti. Abbiamo qui la conferma che tra i Marelli "di Guzzi" di Varena e i Marelli di Giovanico non doveva esistere rapporto di parentela, almeno entro il sesto grado, perché, diversamente, il parroco avrebbe dovuto accennare alla dispensa al divieto di matrimonio tra consanguinei entro il sesto grado, disposto dal Concilio di Trento, che gli sposi dovevano ottenere dal vescovo. Da notare la circostanza che uno dei testimoni fu il nostro onnipresente Pietro "di Guzzi", per l’occasione "Pietrino".

- matrimonio di Franceschina di Guzzi, abiatica di Giacomo.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni festivi, cioè a li 8, 10 et 17 di s(ette)mbre, né havendosi inteso impedimento alcuno, tra Alessandro di Mont’Orfani, figliolo di Paolo habit(ante) in Prina cura di S(an)to Teodoro di Cantù, et Franceschina di Guzzi, figl(iol)a di Paolo di n(ost)ra cura, s'è celebrato il matrimonio fra essi per parole di p(rese)nte ne la presenza di me s(uddett)o curato et a mia interogatione, p(rese)nte m(esse)r pre(te) Alvigi Carcano, habit(ante) a Cernuscho, pieve di Gorgonzola, et Gasparo Baretta de la cura di S(an)to Paolo di Cantù. Li 23 settembre 1595".

Un po' per volta emergono tutti, o quasi, i matrimoni dei figli di Giacomo e dei suoi fratelli. Questa Franceschina di Guzzi, della nascita della quale ho riferito nelle pagine del 18 scorso, è una dei figli di Paolo, fratello di Stefano, Marta, Giovanni Angelo e Giorgio. Questo matrimonio non è importante ai fini della ricerca, ma è interessante per il fatto che Franceschina di Guzzi sposò Alessandro Montorfano di Paolo, come fece Angelina di Guzzi che sposò Cristoforo Montorfano di Paolo. E' evidente lo stretto legame di parentela che esisteva tra Angelina e Franceschina, e tra Cristoforo e Alessandro, che erano fratelli.

- matrimonio di Anastasia, figlia di Stefano di Guzzi (1540?).

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni festivi, cioè li 28 di genaro, et li 4 et 11 del p(rese)nte, né havendosi inteso imped(imen)to alcuno, tra Fran(ces)co di Mont’Orfani, figl(iol)del q(quondam) Battista habit(ante) in Prina cura di S(an)to Teodoro di Cantù, et Anastasia di Guzzi, figliuola di Steffano di nostra cura, s'è cellebrato il matrimonio fra essi per parolle di pr(ese)nte ne la presenza di me s(uddett)o curato et a mia interogatione, pr(esen)te Ambrogio Marzorati, Batt(ist)a Marzorati et Cristofforo di Mazzoli. Li 22 febraro 1596".

E' logico ritenere che Francesco Montorfano fosse cugino di Cristoforo e Alessandro Montorfano, dei quali ho detto poc'anzi. Anastasia (1573) è la figlia terzogenita di Stefano e dunque cugina di Franceschina. Forse, a seguito del matrimonio, andarono tutte a stabilirsi a Prina, che doveva essere una cascina o una località dell’immediata fascia nord-orientale di Cantù. Prina, però, non compare sulla mappe dell'IGM: forse venne fagocitata dal borgo in espansione, così perdendo la propria autonomia. Interessante è uno dei testimoni: Cristoforo Mazzola, che doveva essere il suocero di Gaspare (1576).

- matrimonio di Giovanni Angelo di Guzzi, figlio di Paolo.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni festivi, cioè a li 16, 23 et 24 giugno, né havendosi inteso impedimento alcuno, tra Gioanni Anangelo, figliuolo di Paolo di Guzzi, et Laora di Taragni, figliuola di Gio(vanni) Antonio, tutti doi di n(ost)ra cura, s'è celebrato il matrimonio fra essi per parole di presente, ne la presenza di s(uddett)o curato et a mia interogatione, presente m(esse)r Gio(vanni) Pietro Carcano, m(esse)r Antonio Maria Oldano et Gio(vanni) Fran(ces)co Taragno, tutti di mia cura. Li 23 luglio 1596".

Gioanni Anangelo dovrebbe essere Giovanni Antonio Angelo, ma non risulta che il nostro Paolo (1547?) avesse anche un figlio con questo nome. Dovrebbe più semplicemente trattarsi di Giovanni Angelo, che puntualmente compare nello stato d’anime del 1596(?) con sua moglie Laura.

- matrimonio di Alvigi di Guzzi, figlio di Pietro Antonio.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni festivi, cioè a li 22, 24 et 29 giugno, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Alvigi di Guzzi, figl(iol)o di Pietro Ant(oni)o d(ett)o de[l]la Costa, et Cattarina di Marzorati, figl(iol)a di Pietro d(ett)o de[l]la Conca, tutti doi di n(ost)ra cura, s'è cellebrato il matrimonio fra essi per parole di pr(ese)nte ne[l]la presenza di me s(uddett)o curato et a mia interogatione, pr(ese)nte m(esse)r Ant(oni)o Maria Oldano, m(agist)ro Gasparo Bargni et Fran(ces)co Bargni, tutti di n(ost)ra cura. Li 23 luglio 1597".

Questo matrimonio è interessante poiché fornisce la conferma che questo Pietro Antonio “di Guzzi”, detto “della Costa", doveva aver abitato alla cascina Costa. Ho detto
doveva perché nello stato d'anime del 1596(?) sotto la cascina Costa non v’è traccia, mentre invece vi troviamo Gerolamo "di Guzzi". Ma nemmeno ve n'è traccia altrove, nello stato d'anime del 1596(?), sotto la parrocchia di Vighizzolo. Occorre tuttavia notare che il censimento del 1596(?) appare sprovvisto dell'elencazione di coloro che risiedevano nell'abitato di Vighizzolo, e che Pietro Antonio doveva forse risiedere proprio a Vighizzolo, non in una delle sue circostanti cascine o località: contrariamente non troverebbe spiegazione l'affermazione del parroco secondo la quale tutti e due gli sposi erano di sua cura. Gaspare e Francesco Bargni, due dei testimoni, dovevano essere parenti con Donetta, o Donnetta, Bargni, moglie del nostro Stefano (1540?). Ritengo che Gaspare Bargni ne fosse il padre, perché così troverebbe una possibile giustificazione il nome attribuito al nostro Gaspare (1576).

- matrimonio di Caterina, figlia di Paolo Marelli detto di Guzzi.

"
Fatte le tre pubblicati(oni) in tre giorni di festa, cioè a li 6, 7 et 9 di genaro, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Fran(ces)co, figliuolo del q(quondam) m(agist)ro Pietro Camagno habit(ante) [a] Intimiano, et Cattarina figliuola di Paolo di Marelli d(ett)o de Guzzi di no(str)a cura, s'e cellebrato il matr(imoni)o fra essi per parole di pr(esen)te ne[l]la prese(nza) di me s(uddett)o curato et a mia interog(ation)e, pr(esen)te Gio(vanni) Antonio di Marelli d(ett)o di Guzzi, et Cristoforo di Salvatori, et Gasparo di Pedretti di nostra cura. Il p(rim)o febraro 1600".

A rischio di annoiare ancor più di quanto stia già facendo, evidenzio che Paolo Marelli (1548?) era fratello del nostro Stefano (1540?). L'annotazione è interessante perché il parroco, come poi farà ancora nel maggio successivo annotando la morte di Pietro, attribuisce a due soggetti "Marelli" il
soprannome "di Guzzi", invertendo per la prima volta i termini della medesima realtà. La nuova constatazione convalida definitivamente la tesi, tuttavia già ampiamente dimostrata, che i miei ascendenti avevano Guzzi quale cognome e Marelli quale soprannome, sopravvenuto nel giro di mezzo secolo. All'inizio del XVII secolo l'inversione è già definitiva: i "Guzzi" scompaiono e se ne perde la memoria. Per ritrovarli occorreranno quattrocento anni. L'atto appena trascritto lascia poi intendere quale forse fu la famiglia di Intimiano presso la quale Cristoforo (1621) poté nascere. In tempi di ricorrenti epidemie, forse gli strascichi di una appena trascorsa o i prodromi di quella di manzoniana memoria, ipotizzai che Intimiano potesse essere un'isola scevra dal contagio. Ma se la circostanza poteva costituire una possibile ragione per la scelta di quella località, era rimasta senza risposta l'altra domanda: presso chi, a Intimiano, andò a stabilirsi Maddalena Mazzola per dare alla luce Cristoforo? Ebbene, ora sappiamo che Caterina, figlia di Paolo (1547?), e quindi cugina di Gaspare, a ragione del suo matrimonio dovette andare a stabilirsi, com'era allora normale, presso il proprio suocero a Intimiano, potendo così poi ospitare Maddalena per le incombenze del particolare momento. La forma dubitativa è d'obbligo, ma mi piace pensare che i fatti si svolsero proprio nei termini e per le cause che ho descritto.
Orbene, la su estesa disquisizione può apparire oziosa, ma non lo è: tentare di individuare le circostanze di tempo e di luogo dove un soggetto nacque e visse non sempre è esercizio inutile, perché il tentativo può sortire percorsi di ricerca alternativi quando quello principale sembra perso nell'incertezza. Così, per esempio, per ritrovare il matrimonio di Gaspare mi ero riproposto di andare anche a Intimiano se gli impegni pastorali del parroco, gli stati d'anime nel frattempo rinvenuti all'ASDM e le ulteriori ricerche sul
liber chronicus non avessero determinato l'inutilità di spulciare anche le annotazioni del parroco paleografomane Gaspare Varadeo. Diversamente, prima di fare ogni altro tentativo, sarei andato a mettere il naso tra le vecchie carte di Intimiano proprio come feci, determinatasi incertezza, andando a S. Teodoro di Cantù per trovare, come poi ho trovato, il fondamentale atto di matrimonio di Antonio Francesco (1657) con Giovanna Maspero (1663).
E così, tanto per non smentirmi, ho elucubrato. Ma non intendo smettere, non ancora: dato che sono in tema continuerò a farlo ancora un po'. Durante questa corposa, fruttuosa, entusiasmante e... defatigante escursione tra gli stati d'anime dell'ASDM e le annotazioni del primo
liber chronicus di Vighizzolo, ho potuto mettere in relazione fra loro molti eventi, scoprendo circostanze ed intrecci familiari importanti per comprendere la composizione e la distribuzione territoriale della stirpe nel '500. Ho accumulato, in altri termini, le conoscenze necessarie e sufficienti per interpretare correttamente il contenuto di atti che richiamavano solamente il cognome "Guzzi", che in primo esame mi erano sembrati estranei alla stirpe; o che avevo travisato nel loro contenuto letterale come, per esempio, l'annotazione del 12 maggio 1600, riportata nelle pagine del 6 dicembre scorso, con la quale il parroco di Vighizzolo riferiva alcune disposizioni di ultima volontà in morte di colui che, in prima battuta, ho ritenuto essere una "Marelli vedova Guzzi". Ora capisco che l'errore di interpretazione di quell'atto è stato possibile perché ancora non avevo accomunato i "Guzzi" coi "Marelli", talché mi era sembrato corretto leggere l'abbreviazione "d.o" come "v.a", interpretandola come "vedova" invece di "detto". Oggi per certo so che quell'atto altro non era se non l'annotazione della morte di "Pietro Marelli detto di Guzzi", divenuto massaro di Varena dopo la morte del fratello Giacomo, integrata con l'indicazione di alcune disposizioni di ultima volontà. Quell'annotazione, pertanto, doveva essere letta nel testo che segue.



"1600. A dì 12 maggio è passato da q(ue)sta a miglior vita mastro Pietro di Marelli d(ett)o de Guzzi abit(ante) in Varena, avendo lasciato che si cellebrino officij 9 con messe 9 nel ter(min)e di 9 anni, et in caso che i suoi heredi sijon negligenti che il cu(rat)o di Vighizzolo possi farli fare esso et......".


Bene, occorreva un diversivo, ché, non avendo ancora terminato di sciorinare gli atti che ho rinvenuto oggi a Vighizzolo, una parentesi... distensiva proprio ci voleva.

- matrimonio di Giovannina Marelli di Guzzi, abiatica di Francesco (1523 c.a).

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni di festa, cioè a li 7, 14 et 21 ottobre, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Steffano di Cozzi, figl(iol)o di Michele, et Gio[v]annina di Marelli d(ett)i de Guzzi, figliuola d'Antonio, tutti di n(ost)ra cura di Vigh(izzol)o, s'è celebrato il matr(imoni)o fra essi per parole di pr(ese)nte, nel[l]a presenza di me s(uddett)o curato et a mia interogatione, pr(ese)nte m(esse)r Gio(vann)i Pietro Carcano et m(esse)r Arca(n)gelo Inzago, habit[anti] in Vigazzuolo. Li 5 novembre 1600".

Giovannina, figlia di Antonio, figlio di Soncina vedova di Francesco Marelli "detto di Guzzi", compare regolarmente nel censimento del 1596(?), ma con un'età di appena otto anni. Come dire che nel 1600 dovette sposarsi dodicenne. E' dunque evidente, ove ancora fosse necessario rilevarlo, che qualcosa non va nella data indicata per la compilazione di questo stato d'anime, e presumere ancora che il parroco fu approssimativo indicando l'età dei censiti significherebbe presumere troppo e male. Forse il parroco fu più diligente di quanto sin qui sia potuto sembrare. Lo stato d'anime giacente presso l'ASDM è indicato negli indici con data di compilazione 20 novembre 1596, ma un attento esame del documento originale fa sorgere il dubbio che l'anno indicato possa non essere corretto. In esordio del documento è indicata, di pugno del parroco, non la data completa del censimento ma solamente l'anno, la cui ultima cifra appare essere stata corretta una o forse due volte, talché, a ben vedere, l'anno potrebbe essere letto sia come 1590 che come 1593 o 1596. Così se l'anno della rilevazione fosse, per esempio, il 1590 anziché il 1596, Giovannina avrebbe avuto la ben più ragionevole età, per sposarsi, di diciotto anni. A parte il gusto della speculazione, mentre da un lato evidenzio come non valga la pena per il momento investigare oltre, dall'altro non posso esimermi dal constatare che se la mia conclusione si mostrasse corretta l'apparente approssimazione del parroco risulterebbe contenuta in limiti da considerarsi accettabili per tempi in cui l'unica vera preoccupazione per tutti, preti compresi, era quella di riuscire a sopravvivere con i minori disagi possibili. Un anno in più o cinque in meno erano dettagli trascurabili a confronto di problemi esistenziali di ben altra importanza.

- matrimonio di Maddalena, abiatica di Francesco.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni di festa, cioè a li 28, 29 ottobre et primo del pr(ese)nte, né havendo inteso imped(iment)o alcuno, tra Paolo di Masperi, figliuolo [del] q(quondam) Bat(tis)ta del[l]a cura di S(an)to Paolo di Cantù, et Maddalena, figl(iuol)a di Gio[va]nni di Marelli d(ett)o de Guzzi de[l]la cura di Vigazzolo, s'è celebrato il matr(imoni)o fra essi p(er) parole di pr(ese)nte nel[l]a presenza del r(everendissi)mo p(rete) Gio(vanni) Pietro Bogo, canonico di Cantù, et a sua interog(atione), pr(ese)nte Steffano di Marelli d(ett)o de Guzzi et Gio(vanni) Antonio di Marelli, tutti di n(ost)ra cura. Li 8 novembre 1600".

Si notino anzitutto i testimoni che furono il nostro Stefano (1540?) e Giovanni Antonio figlio di Pietro "di Guzzi". Maddalena, figlia di Margherita e di Giovanni, figlio di Soncina vedova di Francesco "di Guzzi", è indicata nello stato d'anime del 1596(?) con un'età di nove anni. Si sposò lei pure quando aveva appena tredici anni?

- matrimonio di Lucrezia, figlia di Giovanni Antonio, abiatica di Pietro Guzzi.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni festivi, cioè li 11, 15 et 22 di giugno, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Andrea di Marelli, figliuolo del q(quondam) Togno, habit(ante) sotto la cura di s(an)to Paolo di Cantù, et Lucrettia di Marelli d(ett)a di Guzzi, figliuola di Gio(vanni) Antonio d(el)la cura di Vigazzuolo, s'è celebrato il matrimonio fra essi per parole di pr(ese)nte, ne[l]la presenza di me s(uddett)o curato, et a mia interogatione, pr(ese)nte Andrea di Marelli, Baldassaro di Ronzoni et Gasparo di Marelli, tutti de[l]la cura di Vigh(izzol)o. Li 10 luglio 1603".

Per molti versi questo matrimonio è uno dei più interessanti, anche perché è "tutto Marelli", salvo il testimone "Ronzoni" che doveva comunque essere un parente di Paolina Ronzoni, moglie del nostro Giacomo (1503?). Innanzitutto gli sposi. Andrea, ancorché abitante a Cantù sotto S. Paolo, è figlio del fu Antonio Marelli di Giovanico, quindi "non di Guzzi", e fratello della Clara Marelli che sposò il nostro Simone Marelli "di Guzzi". Lucrezia, la sposa, è figlia di Giovanni Antonio figlio di Pietro "di Guzzi". Due osservazioni. La prima. Nel solito censimento del 1596(?) Lucrezia è indicata con un'età di 8 anni e dunque nel 1603 dovette sposarsi quindicenne. Delle due l'una. O intorno al 1600 correva l'abitudine di accasare le femmine tra i 12 e i 15 anni, ovvero quello stato d'anime proprio non è del 1596. Se fosse del 1590 anche Lucrezia si sarebbe sposata alla ben più ragionevole età di ventuno anni. Se fosse del 1593 all'altrettanto ragionevole età di diciotto anni. La seconda. Troviamo ancora un matrimonio tra un Marelli di Giovanico, non "di Guzzi", e uno di Varena, dunque "di Guzzi". Se legame di parentela esisteva tra i due casati doveva essere lontano nel tempo, molto lontano. I testimoni. Andrea è figlio di Pietro "di Guzzi" e quindi zio di Lucrezia. Gaspare è certamente il nostro Gaspare (1576).

- matrimonio di un Giovanni Marelli “di Guzzi”, figlio di Girolamo della cura di Montesolaro.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni di festa, cioè a li 13, 17 et a li 20 genaro, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Gio[v]anni di Marelli d(ett)o de Guzzi, figl(iol)o [del] q(quondam) Girolamo de[l]la cura di Mo(n)solaro, et Fran(ceschi)na di Ceppi, figl(iol)a [del] q(uondam) Antonio [della] cura di Vigazzolo, s'è celebrato il matrimonio fra essi per parole di pr(esen)te, ne[l]la presenza di me s(uddett)o curato, et a mia interogatione, pr(ese)nte Fran(ces)co di Robbiani, figl(iol)o [del] q(quondam) Gio(vanni) Pietro, et Nicola di Robbiani, figl(iol)o [del] quondam Gio(vanni) Pietro, tutti doi di n(ost)ra cura. Li 5 febraro 1608".

Mi sono chiesto più volte chi potesse essere questo Girolamo nell'ambito della stirpe dei "Guzzi" nel '500. Ma anche l'atto appena trascritto non aiuta a dare una risposta esaustiva. Tuttavia questa annotazione è importante, poiché sembrerebbe lasciare spazio ad una ulteriore ipotesi circa una possibile provenienza dei Guzzi: Montesolaro, oggi frazione di Carimate, che si trova a sud di Cantù, a tre o quattro chilometri da Vighizzolo. Per comprendere la ragione della mia affermazione occorre fare un passo indietro, alle pagine del 29 dicembre scorso, dove ho riferito il ritrovamento presso l'ASDM di un elenco dei capi famiglia di Vighizzolo corrente l'anno 1569. In quell'elenco comparivano due soggetti con nome Giacomo: uno "da Galliano" e l'altro "da Montesolaro"; ipotizzai poter forse essere, quest'ultimo, il nostro Giacomo, con ciò volendo solamente dire che anche una sbirciatina alle vecchie carte di Montesolaro avrebbe potuto riservare qualche sorpresa.

- matrimonio di Elisabetta, figlia di Andrea, abiatica di Pietro Guzzi.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni di festa, cioè a li 20, 27 genaro et a li 3 del pr(ese)nte, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Pie[t]rone di Camagno, figl(iol)o [del] q(uonda)m Pietro d(el)la cura d'Intimiano, et Elisabetta, figl(iol)a di Andrea di Marelli d(ett)o de Guzzi di n(ost)ra cura, s'è celebrato il matrimonio fra essi p(er) parole di pr(ese)nte ne[l]la presenza di me s(uddett)o curato, et a mia interogatione, pr(ese)nte Alvigi Teragno, figl(iol)o del q(quondam)Paolo, et Togno di Tagliabovi d(ett)o de ……(a), figl(iol)o del q(quondam) Pietro, tutti doi di n(ost)ra cura. Li 6 febraro 1608".

(a) Non interpretabile.

Elisabetta, figlia di Andrea e nipote abiatica di Pietro di Guzzi, compare nel censimento del 1596? con un'età di quattro anni. Nel 1608 ne avrebbe avuti sedici. Non ci siamo proprio! Quello stato d'anime è del 1593, o forse meglio ancora del 1590, non del 1596.

- matrimonio di Paola Marelli (“di Guzzi”), figlia di Paolo.

"
Fatte le tre publicationi in tre giorni di festa, cioè a li 2, 3 et 7 di febraro, né havendosi inteso imped(iment)o alcuno, tra Bartolomeo di Longhi, figliuolo d(el) q(quondam) Tomaso de[l]la cura di S(an)to Michele di Cantù, et Paola de Marelli figliuola di Paolo di n(ost)ra cura, s'è celebrato il matrimonio fra essi per parole di pr(ese)nte ne[l]la presenza di me s(uddett)o curato et a mia interogatione, presente...".

L'annotazione appare proprio così, incompleta sia dei nomi dei testimoni che della data di celebrazione, la quale, tuttavia, tenuto conto delle date delle "pubblicazioni" e che il matrimonio sul
liber chronicus viene subito dopo quello precedentemente trascritto, potrebbe essere il 13 febbraio 1608. Si noti come la dizione "di Guzzi" sia sparita. D'ora innanzi i "Marelli di Guzzi" saranno "Marelli e basta". Il battesimo di questa Paola, o Paolina, avvenuto nel 1592, è riportato nelle pagine odierne, ma di lei non esiste traccia nello stato d'anime del 1593? (o del 1590?). Siamo alle solite. Perché? E per quale ragione il parroco non completò l'annotazione di matrimonio? Almeno in questo caso occorre prendere atto che la nostra Paola, se davvero era la nostra Paola e se davvero il matrimonio fu celebrato, si sposò in giovane e tuttavia ancora possibile età, senza la complicità del censimento.

Bene. Ho quasi esaurito gli argomenti odierni, sperando di non aver annoiato oltre il sopportabile. In ogni caso l'attenta rassegna dei documenti a tutto il '500 e oltre, e la ragionata disamina delle annotazioni che ho scelto, mi ha consentito di apprendere con chiarezza non solo la composizione della mia ascendenza nel secolo XVI, che sospettavo dovesse essere l'operazione più gravosa, ma anche l'origine, la modificazione e la distribuzione del cognome.

Come dicevo, ho "quasi" finito, perché intendo riportare ancora altre cinque annotazioni "profane" estratte dal solito
liber chronicus.



"
Ali 21 del ditto (maggio 1554, nda) la figura de[l]la Madon[n]a tra Ca(n)turio et Novello, ditta S(an)ta Maria Bella, incomi[n]ciò a far gra(zi)e a li infirmi".




"A li 26 julio (1554, nda) n(ostr)o mo(n)s(igno)r arcive(sco)vo c[h]iamato Jo(anne) Angelo Arci(m)boldo si è venuto a visitar la inmagine de S(an)ta Maria Bella et l’[h]a (con)firmata, et l['h]a sa[l]udata et reco[m]mandata p(er) le sue ta(n)te gra(zi)e a la devotione de li populi".



"A li 6 del ditto (settembre 1554, nda) el r(everen)do m(esser) p(rete) Andrea Sola, vice p(re)p(os)to de Gaijano, ha misa la prima petra in la giesia de la Madon[n]a S(an)ta Maria Bella, et mi p(rete) Paulo [Carcano] la p(or)taij in la fossa".

Il Giorgetti così commenta nel suo libro “
Vighizzolo - Memorie all'ombra della storia” gli eventi dianzi trascritti.

"Dopo tanta tempesta, finalmente un poco di sereno. Dopo tante sventure, un poco di luce divina. Nelle vicinanze di Cantù vi era una rozza colonna con un'immagine della Madonna. Una fanciulla di nome Angelina della cascina Novello, spinta dalla fame, venne a quest'immagine per implorare pane. La Madonna le apparve e la confortò. Tosto si sparse la voce del miracolo e tutte le genti del vicinato accorsero. I miracoli si moltiplicarono. Nel 1550" - fu invece nel 1554, come abbiamo appena visto - "l'arcivescovo di Milano, Giovanni Angelo Arcimboldi, venne a visitare questa Madonna, allora chiamata santa Maria Bella, confermò con la sua autorità l'autenticità dell'apparizione e dei miracoli, raccomandando la Madonna alla devozione dei popoli.
Il 6 settembre 1554 i Canturini v'innalzarono un sontuoso tempio. Ai lavori di costruzione assisteva il curato di Vighizzolo, Paolo Carcano; anzi, fu questo parroco che scese nella fossa a calarvi la prima pietra.
Il Santuario che sorse è l'attuale Santa Maria dei Miracoli, presso il cimitero di Cantù."


Cosa potevano fare quei poveracci abbruttiti da ignoranza e superstizione, violenza e sopraffazione, malattie e carestie, se non affidarsi alla speranza? Nulla, e quando nemmeno la speranza riusciva più a dare sollievo avveniva che taluni assistessero alle apparizioni ed altri persino ai miracoli. Ma i tempi erano quelli che erano, e alcuni tra coloro che ebbero la sorte di viverli non si industriarono certo per migliorarli. Anzi. Testimone, al solito, fu il nostro bravo curato Paolo Carcano, il quale l'8 maggio 1565 e il 24 gennaio 1566 annotò nel
liber chronicus i seguenti violenti e luttuosi eventi.

- assassinio di Marco Antonio Terranno.




"A li 8 mag[g]io si è stato am[m]az[z]ato Marcho Ant(oni)o Terrag(no)".

- assassinio di Pietro da C(o)gno.




"A li 24 si è stato am[m]az[z]ato mag(istr)ro Petro da C(o)gno et si è sepulto m(ez)zo in la giesia de mingardo".


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