La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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19_ Il violento impatto con le imbreviature dei notai

Il testo > dal capitolo 11 al capitolo 20


Suggerimento: chi non l'avesse già fatto dovrebbe prima leggere la " Home Page" e poi " La nota dell'autore".


Capitolo 19 –
Il violento impatto con le imbreviature dei notai
(dall’11 marzo 1996 al 26 marzo 1996)


11 marzo 1996
, lunedì

Mi ci vorranno mesi, anni, decenni. Giusto oggi, fra un secolo, avrò compiuto centocinquantacinque anni e ancora non avrò finito.
ASMi. L'individuazione delle "filze", che prima di saperlo chiamavo "faldoni", è così congegnata. Dopo aver individuato i soggetti, come ho fatto nei giorni scorsi, si individua il notaio che interessa su un altro indice. A fianco di ciascun nominativo è riportato il numero della pagina di un altro libro, sul quale, a fianco dei nomi dei notai, tuttavia elencati con un ordine del quale mi sfugge la logica, sono riportati uno o più numeri che individuano ciascuno una filza. Si prende nota dei numeri, che possono anche essere decine, e si compila una richiesta per ciascun "pezzo" che si vuole consultare (la "filza" venendo e andando diventa "pezzo" e viceversa), con un massimo di due, che però non possono superare il numero di quattro per ogni giornata di ricerca...
Avrei voluto iniziare la nuova avventura all'Archivio con gli atti del notaio "Carcani Valentino", ma ho dovuto rinunciarvi perché sul libro delle filze ho trovato annotato: "sec XVI - atti corrosi", praticamente non consultabili. Ho allora cercato i numeri delle filze del notaio "Crivelli Giovanni Bartolomeo quondam Giovanni Battista, 1574 -1593", che sono risultati i seguenti:

18716 dal 22/06/1574 al 02/03/1582
18717 dal 03/03/1582 al 17/12/1585
18718 dal 07/01/1586 al 18/01/1590 e dal 20/01/1590 al 01/02/1593

Ho richiesto i primi due pezzi e per primo ho avuto il 18717; il 18716 l'incaricato lo ha accantonato in un armadio esterno alla sala di studio deputato a raccogliere i pezzi in attesa di consultazione, dacché sul tavolo non è consentito tenere se non un pezzo per volta. Finito di consultare la filza sul tavolo, occorre riporre il pezzo o nell'armadio "d'attesa", se si vuole rivedere la filza, o in un altro armadio destinato a raccogliere i pezzi da rimandare in deposito (cioè allo scarico). Si può quindi ritirare il pezzo che era stato provvisoriamente riposto nell'armadio "d'attesa". La procedura è così congegnata per evitare ogni possibile confusione tra documenti appartenenti a filze diverse.
Ebbene, l'impatto con gli atti del notaio Crivelli è stato violentissimo: tutti in grafia mai vista, altro che paleo! Non potevo ricavarvi nulla, assolutamente nulla. E così, su due piedi, ho dovuto decidere: o abbandonare le mie pur volonterose intenzioni, e che di atti notarili non se ne parlasse più, o addivenire a un compromesso con me stesso. La decisione è stata difficile e sofferta, perché sapevo che se per un verso lo stimolo caparbio che mi trascinava verso gli atti notarili era insopprimibile, per l'altro sapevo anche che quel pur nobile stimolo non avrebbe potuto contribuire in alcun modo alla soluzione del vero problema: la mia ignoranza sia del latino che delle antiche grafie. Alla fine, non potendo essere diversamente, ho deciso di proseguire sulla base di un non molto onorevole compromesso: mi sarei accontentato di individuare negli atti, e assicuro che non è poco, uno o più elementi del seguente quadrinomio: Marelli, o Marelli "di Guzzi", o solo Guzzi; Fossani; Vighizzolo; cascina Varena. Niente di più. Ove fossi riuscito ad individuare in un atto uno o più elementi del quadrinomio, mi sarei limitato a chiedere la fotocopia del documento per rigirarmelo tra le mani in un secondo momento.
Presa la decisione, sono partito lancia in resta e dopo oltre quattro ore avevo "visto" tutta la filza 18717 e circa un quarto della 18716, ossia diverse centinaia di atti. Inutile dire che da un siffatto esame non potevo ricavare nulla, ma lo spoglio di tutti quei pezzi di carta fragile e ingiallita mi aveva per lo meno permesso di intuire l'impostazione che il notaio Crivelli dava ai propri atti, la monotona ripetitività dei quali mi aveva messo in condizione di decrittare un po' di date, di nomi, di luoghi. Quando ho avvertito che la mente era ingombra fuor di misura da quella inutile quantità di parole, abbreviazioni e segni incomprensibili, ho riposto il pezzo nell'armadio "d'attesa" e me ne sono andato.
Sulla strada del ritorno mi sono sorpreso a pensare che in fondo qualcosa del contenuto di quei documenti avrei potuto ricavare solo che qualcuno dei miei ascendenti si fosse davvero avvalso dell'opera di qualcuno di quei pazzi grafomani. Ma anche che avrei dovuto affrontare un lavoro enorme per un risultato men che modesto nella migliore delle ipotesi, nullo nella peggiore. Ciò non di meno non ho potuto convincermi che avrei fatto molto meglio a non farne più nulla.


12 marzo 1996, martedì

ASMi. Stamani ho proseguito lo spoglio delle imbreviature della filza 18716 del notaio Crivelli, esaurendolo intorno a mezzogiorno. Ho quindi compilato il modulo di richiesta del pezzo 18718, ma quando l'ho presentato qualcuno mi ha detto che la consegna dei "pezzi" era sospesa, perché i commessi erano riuniti in assemblea... censura. Non avendo alternative, ho riposto le pive nel sacco e me ne sono andato.
Il sonno ristoratore mi aveva sgombrato la mente dall'inutile fardello degli atti visti il giorno precedente, conservandovi tuttavia solo quello che di essenziale avevo assimilato. Così stamani ho potuto procedere con migliore disinvoltura e in un batter d'occhio, ma si fa solo per dire, ho esaurito la filza. Vi ho individuato di tutto: vendite di beni immobili e di derrate; quietanze; riconoscimenti e remissioni di debiti; testamenti; costituzioni di dote; fitti semplici di terreni; vendite di livelli; ricognizioni livellarie, delle quali non ho intuito gli scopi; procure e atti di concessione di riscossione di dazi, quasi tutti ai Pietrasanta, feudatari di Cantù, con allegati bei diplomi con tanto di sigillo imperiale rosso; atti costitutivi di cappellanìe; una quantità di atti di natura ecclesiastica dei quali non sono riuscito a cogliere le finalità; e molti altri ancora, tra cui molte "liberationes" delle quali pure non sono riuscito a cogliere il significato. Ebbene, alla fine provavo un'inattesa soddisfazione, poiché capivo che in qualche modo sarei forse riuscito ad aggirare i mie limiti, almeno nella misura necessaria per portare a compimento la nuova ricerca con poco disonore e qualche piccolo risultato.


19 marzo 1996, martedì

ASMi. Stamani sono arrivato troppo tardi per usufruire della prima sfornata di "pezzi". Dovendo aspettare le nove e trenta per presentare la richiesta del pezzo 18718 del notaio Crivelli, ho pensato bene di mettere a profitto l'attesa per rintracciare i numeri delle filze del notaio "Carcani Francesco quondam Benedetto, 1565 - 1604". M'è preso un colpo. I pezzi sono risultati diciassette, dal 16332 al 16348, pari sicuramente a qualche migliaio di documenti. Che fare? Davvero, mi sono detto, un secolo non mi sarebbe bastato per passare in rassegna gli atti dei venti notai che avevo selezionato, talché mi sarebbe convenuto piantare tutto e che non se ne parlasse più. Ma in simili circostanze la mente lavora febbrilmente. Improvvisamente mi sono reso conto di avere trascurato un particolare di grande importanza contenuto nell'indice delle matricole: che una delle sei colonne era dedicata all'indicazione della esistenza, o meno, delle rubriche o degli elenchi degli atti rogati, i quali, chissà perché, in un primo momento avevo pensato dovessero essere inclusi nelle filze. Ho subito chiesto lumi all'archivista di sala, il quale, per tutta risposta, mi ha indicato l'esistenza di altri due indici intitolati "rubriche dei notai". Nel primo ho individuato i numeri dei pezzi costituenti le rubriche del notaio Crivelli, col numero 1833, e del notaio Carcani, col numero 1221. Invece del pezzo 18718, con le imbreviature del notaio Crivelli che avrebbe potuto aspettare, mi sono fatto consegnare il pezzo 1221 con la rubrica del notaio Carcani.
Sembrandomi troppo bello per essere vero, ho voluto anche saggiare quanti notai, tra quelli che avevo selezionato, disponessero della rubrica o dell'elenco. Ho dato un'occhiata veloce nel primo indice e di sette nominativi che ho cercato ne ho rintracciato uno solo che ne fosse provvisto: il notaio "Alzate Martino quondam Bernardino, 1506 - 1577"; degli altri sei nulla. Ho così pensato di poter trovare non più di altre tre o quattro rubriche e che le imbreviature dei notai sprovvisti me le sarei dovute smazzolare tutte una per una.
Fischiettando sommessamente per non pensare alla macabra constatazione, ho cominciato a sfogliare la rubrica del notaio Carcani poco prima delle dieci. Alle tredici, quando ho lasciato l'Archivio, ne avevo sfogliato meno della metà, ma avevo trovato la traccia di un atto il cui contenuto appariva promettente:

"
20 giugno 1581.
Investitura di Pietro e Francesco fratelli Marelli in Giovanni Angiolo Fossani
".

L'entusiasmo, però, è presto sfumato, giusto il tempo per osservare che se era vero che Pietro e Francesco erano i nomi dei fratelli di Giacomo; che Giacomo morì dopo l'anno 1574 e dunque forse anche non molto prima del 1581; che appariva logico che Pietro e Francesco si sostituissero a Giacomo nella titolarità della conduzione della cascina Varena; che nel censimento del 1596? (meglio, del 1593 o del 1590) Pietro, quando nel frattempo pure Francesco era deceduto, era indicato quale massaro di Varena; e che proprietari del fondo erano proprio i signori Fossani, era anche vero che l'ordine delle parti mi sembrava invertito, dovendo essere, secondo la “mia” logica archivistica, "Fossani in Marelli" e non "Marelli in Fossani". Ma tant'era.


25 marzo 1996, lunedì

Sòccida: contratto con cui due parti si associano per l'allevamento di bestiame e l'esercizio delle attività a esso connesse.

"
11 luglio 1588.
Socedo Pietro Monsolaro quondam Paolo e Stefano Guzzi quondam Giacomo
".

ASMi. Avevo appena ripreso, stamani, l'esame della rubrica del notaio Carcani, quando mi sono imbattuto nella descrizione dianzi riportata. Per la prima volta, in quegli antichi documenti, trovavo un inequivocabile riferimento a un mio diretto ascendente, in veste di soccidante o di soccidario, individuato dal notaio col cognome "Guzzi", ma non ho avuto alcun dubbio che si trattasse proprio del nostro Stefano Marelli "di Guzzi" (1540?) del quondam Giacomo. Avevo notato molte altre volte il termine "socedo" nelle descrizioni sommarie delle rubriche notarili, o nella forma latina "soceda" nelle imbreviature del notaio Crivelli, ma non mi ero mai posto il problema di quale potesse essere il suo corretto significato. Che "socedo" nel volgare dell'800 equivalesse al latino "soceda" lo suppongo soltanto (non so quale fine abbia fatto il mio vecchio vocabolario di latino), ma l'assonanza e la logica connessione con un'economia quasi esclusivamente contadina mi portavano alla conclusione che non poteva essere diversamente:
soceda uguale socedo uguale sòccida. Se poi risulterà che ho preso un abbaglio...
Proseguendo nella disamina, mi sono imbattuto in un'altra descrizione di sicuro interesse:

"
6 maggio 1597.
Retrovendita di Stefano Guzzi quondam Giacomo ad Andrea Pagani quondam Bernardino, e vendita del suddetto Andrea a Pietro Porro quondam Giovanni Battista
"

Cosa significava retrovendita? Rivendita dello stesso bene al primitivo venditore? E in caso affermativo, qual era la sottostante causale che giustificasse l'operazione? Non lo sapevo, né riuscivo ad immaginarlo. Forse lo avrei capito ove mai fossi riuscito a "leggere" il contenuto dell'atto. E bravo il nostro Stefano! Pur non essendo il "regio" di Varena si dava da fare come se lo fosse.
Bene: come inizio non mi sembra male. Devo ora prendere visione dei tre atti, dei quali il secondo e il terzo, ma ho buone speranze anche per il primo, riguardano sicuramente un mio ascendente. Tanto per iniziare mi basta. In verità ho selezionato non tre, ma dodici imbreviature, alcune con riferimenti ai Marelli e altre ai Guzzi, ma non credo sia il caso che appesantisca queste pagine prima di aver stabilito la loro inerenza alla nostra storia.
Non molto dopo le 13, quando ho esaurito quella del notaio Carcani, ho dato mano alla rubrica del notaio Crivelli, il pezzo archivistico 1833, per la sola parte corrispondente alla filza 18718. Ben presto, però, ho esaurito la residua pazienza e me ne sono andato. Il tempo è volato, il lavoro è stato frenetico e il risultato soddisfacente. Domani tornerò all'Archivio e chiederò le fotocopie delle imbreviature che ho e avrò selezionato. Poi dovrò estrarne almeno il succo. Questo è il vero problema!


26 marzo 1996, martedì

Stamani, appena giunto all'ASMi, per non trovarmi escluso dalla prima sfornata ho compilato senza indugio i moduli per ottenere i pezzi 16336 (imbreviature dal 10/11/1586 al 4/11/1587) e 16337 (dal 10/11/1587 al 19/12/1588) del notaio Carcani, per rinvenirvi rispettivamente il documento del 20/6/1581 (l'investitura Marelli in Fossani) e quello dell'11/7/1588 (la sòccida di Stefano Guzzi). Mentre compilavo la richiesta del pezzo 16336 mi sono accorto che qualcosa non andava, ossia che l'imbreviatura del 20/6/1581 non poteva stare nel pezzo 16336, ma nemmeno nel pezzo 16335 che copriva il periodo dal 6/4/1575 al 7/11/1576. Cos'era successo? E' presto detto. Avevo commesso due errori: non m'ero accorto che nell’inventario del Fondo Notarile sotto la voce "Carcani Francesco quondam Benedetto" esisteva una lacuna di ben dieci anni, e soprattutto che, chissà per quale ragione, avevo ritenuto che l'investitura “Marelli in Fossani” dovesse essere inclusa nel pezzo 18336. Ho chiesto lumi a un archivista di sala, il quale mi ha subito chiarito come non fosse accaduto nulla d’insolito, perché la circostanza negativa nella quale ero incappato, ancorché non comune, non era nemmeno tanto rara nella realtà dell'Archivio. Benché la rubrica li elencasse, mancavano fisicamente gli atti di quei dieci anni, come anche ne ho trovato conferma in due guide particolari deputate ad informare i ricercatori delle lacune esistenti nelle raccolte notarili. Punto e basta. Non esisteva alcun rimedio se non quello che mi rassegnassi. La prima possibilità in assoluto di esaminare un antico atto notarile, che con buona probabilità riguardava un lontano ascendente, era sfumata.
Ho quindi presentato la richiesta per il pezzo 16337, l'ho presto ottenuto, ho individuato con qualche difficoltà il contratto di sòccida dell'11/7/1588 e... mi sono venute le lacrime agli occhi. Per la stizza, non per la contentezza. A parte i nomi dei contraenti che già conoscevo, e che quindi non ho avuto grosse difficoltà ad individuare, non ho potuto cavare nulla dalla imbreviatura che mi stava sotto gli occhi. Salvo l'esordio:

"
Breviatura mei Francisci Carcani filius quandam Benedicti habitans burgi Canturii capite plebis... In nomine domini anno a nativitate Eiusdem millesimo quinquagesimo octuagesimo octavo die lune undecimo mensis iulii. Petrus de Montesolaro filius quandam Pauli habitans in cassinis Vigizoli teritorium Canturii... Stefani Guzii filius quondam Iaccobi habitans in cassinis Varena teritorium Canturii..."

non ho cavato un ragno dal buco. Lo sguardo scivolava sopra quegli strani segni quasi fossero macchie d'unto, senza che un appiglio qualunque gli consentisse di aggrapparsi ad alcuno di essi, tal che il loro concatenamento potesse assumere un qualsiasi significato, più o meno compiuto che fosse. Dannazione e maledizione!
Come già era accaduto in una precedente occasione, la decisione è stata tanto rapida quanto sofferta: mi sarei dato alla sola ricerca di documenti apparentemente interessanti, rinunciando a qualsiasi tentativo di interpretazione immediata, salvo, naturalmente, quella fondamentale di una corretta individuazione dei soggetti coi rispettivi luoghi di residenza. Con riserva di arrostirmi le meningi in un secondo momento per stabilire l'effettiva utilità degli atti selezionati. Sulla base di questa risoluzione ho chiesto i pezzi 16343 e 16345 del notaio Carcani per prendere visione rispettivamente di un atto del 13/12/1594 (liberazione di Giacomo Guzzi quondam Lorenzo a favore della eredità di Caterina Saldarini) del quale in precedenza, in funzione delle omonimie che vi avevo notato, avevo preso nota con riserva di eventualmente "leggermelo", e quello del 6/5/1597 (retrovendita di Stefano Guzzi quondam Giacomo ad Andrea Pagani quondam Bernardino, e vendita del suddetto Andrea a Giovanni Pietro Porro quondam Giovanni Battista) del quale ho già riferito. In attesa che me li consegnassero ho determinato che la rubrica degli atti del notaio "Masperi Francesco quondam Tomaso 1559-1590" corrispondeva al pezzo 3120 e che i pezzi costituenti la sua raccolta erano i seguenti:

15198 22/12/1559 - 20/06/1566
15199 22/06/1566 - 17/02/1574
15200 02/03/1574 - 20/11/1582
15201 13/11/1582 - 05/05/1590

Ho quindi avuto la consegna dei pezzi che attendevo e, non potendo resistere alla tentazione, ho tentato comunque di "leggere" l'atto del 13/12/1594 del notaio Carcani. Il quale m'è parso riferibile a un ramo collaterale della stirpe, dacché riportava, per quanto m'era dato di capire, unitamente ad altri che coincidevano, i nomi di taluni Guzzi mai incontrati prima, diversi da quelli che avrei voluto che fossero. Il documento faceva riferimento a un Giacomo Guzzi fu Lorenzo, di Concorezzo, che coinvolgeva nell'eredità di Caterina Saldarini, detta la Perosina, un Pietro Guzzi fu Lorenzo, dunque un proprio fratello, un altro Guzzi, Ambrogio fu Dionisio, e altri ancora. In sostanza non avevo trovato riferimenti a Vighizzolo e ai nostri Guzzi, ma alcune circostanze mi lasciavano perplesso: talune omonimie, i luoghi non canturini in un atto tuttavia rogato a Cantù, il fatto che per la prima volta, oltre a quelli che avevo trovato nelle antiche carte di Vighizzolo e negli stati d'anime dell'ASDM, in un atto notarile trovavo dei Guzzi non appartenenti alla parrocchia di Vighizzolo; un apparente riferimento a Montesolaro, che forse, però, non era affatto Montesolaro. Perché mai l'atto venne rogato a Cantù invece che a Concorezzo o a Vimercate?
Ho quindi rintracciato l'atto del 6/5/1597, contenuto nel pezzo 16345 (retrovendita di Stefano Guzzi quondam Giacomo ad Andrea Pagani), e ho terminato l'esame della rubrica 1833 del notaio Crivelli senza più trovare alcunché di utile.
Al solito, circa le 13, ho lasciato l'Archivio, non prima di aver ottenuto la fotocopia degli atti dell'11/7/1588 e del 6/5/1597 concernenti rispettivamente la sòccida e la retrovendita di Stefano Guzzi. Con la riserva, tuttavia, di chiedere prima o poi anche la copia dell'atto del 13/12/1594 (quello dei Guzzi di Concorezzo detti poc'anzi), perché... qualcosa mi diceva che avrei fatto male a non farlo.


Il testo di questo capitolo può essere qui scaricato in formato ".doc" o ".pdf".




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