La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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20_ Ritrovamenti interessanti all'ASMi

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Capitolo 20 –
Ritrovamenti interessanti all’ASMi
(dal 29 marzo 1996 al 22 aprile 1996)


29 marzo 1996
, venerdì

ASMi. Stamani, quale prima azione, per le imbreviature del notaio Masperi Francesco quondam Tomaso, 1559-1590, ho chiesto il pezzo 3120 delle "rubriche dei notai". Avevo iniziato l'esame da poco e già mi appariva chiaro che quel notaio aveva rogato in prevalenza fuori dal territorio di Cantù, così che da quella elencazione sembrava dovessi ricavare ben poco, forse nulla. Invece, verso la fine, ecco emergere la seguente indicazione:

"
20 agosto 1584.
Dote di Marta Marzorati di Filippo quondam Beltramino, a Pietro Guzzi di
Varenna quondam Antonio
".

Mi sono venute le lacrime agli occhi (ancora?!), per la contentezza questa volta, non per la stizza. Il documento lo avrei trovato nella filza 15201 del Fondo notarile. Quasi alla fine della rubrica è poi emersa quest'altra indicazione:

"
16 agosto 1589.
Retrovendita di Stefano Guzzi quondam Giacomo, ad Andrea Tagliabue quondam
Antonio
".

E bravo ancora il nostro Stefano! Pure questa imbreviatura l'avrei trovata nella filza 15201.

Anche senza dover procedere a improbabili decriptazioni e traduzioni, con la sola sommaria descrizione dell'atto di costituzione di dote di Marta Marzorati a Pietro Guzzi avevo fatto un'altra determinante scoperta per la costruzione del filo genealogico: il padre dei nostri Giacomo, Pietro e Francesco, e quindi il capostipite in assoluto del quale acquisivo la conoscenza, aveva nome Antonio, mentre l'anno di sua nascita, considerata soprattutto quella di Giacomo (1503 circa), il più anziano dei suoi figli noti, poteva ragionevolmente essere fissato tra il 1470 e il 1480.
A seguito di questi ritrovamenti, che hanno sollecitato fumosi ricordi relativamente ai dati contenuti nelle rubriche notarili già viste in precedenza, tra gli appunti che avevo preso il 25 e il 26 scorsi ne ho ripescato uno secondo il quale nella filza 16344 del notaio Carcani giaceva una imbreviatura così descritta:

"
16 agosto 1596.
Retrovendita di Pietro Guzzi quondam Antonio a Giuseppe Taiabò quondam Silvestro
".
Al momento di questa individuazione (ma i ricordi sono molto vaghi) credo di non aver dato il giusto peso alla locuzione "quondam Antonio". Solamente ora, a seguito del ritrovamento della "costituzione di dote" di Marta Marzorati, mi avvedo che all'imbreviatura appena citata non avevo dato l'importanza che invece meritava.
Ancora a proposito della “dote di Marta Marzorati”, per collegare tra loro gli eventi occorre rifarsi alle pagine di questo diario sotto la data del 18 gennaio scorso, dove ho riportato e brevemente commentato il matrimonio in seconde nozze di Pietro Guzzi con Marta, celebrato il 20 gennaio 1583.
Sono giunto alla fine della rubrica senza aver trovato nulla di più, ma ero soddisfatto. Mi sono quindi prenotato per avere le fotocopie delle tre dianzi descritte imbreviature (mi astengo dall'indicare la complessa ma saggia procedura per ottenerle) e, nell'attesa, ho pensato bene di spendere il tempo che mi rimaneva nel determinare i numeri dei pezzi sia delle rubriche sia delle filze di alcuni altri notai. Il risultato dell'estemporanea ricerca è stato il seguente:

- Carcani Giovanni Battista quondam Giovanni, 1550 - ?,: non esiste rubrica né elenco; non consultabile;

- Carcani Paolo quondam Francesco, 1521 - 1557,: non esiste rubrica e i documenti sono raccolti in un sola filza, la 9257, dal 28/5/1521 al 25/5/1557;

- Oldrini Giovanni Antonio quondam Giovanni, 1517 - 1545,: esiste la rubrica costituita dal pezzo 3391;

- Vimodroni Giovanni Pietro quondam Giacinto, 1512 - 1524,: non esiste rubrica e i documenti sono raccolti in un sola filza, la 8040, dal 15/12/1512 al 14/7/1524;

- Carcani Giovanni Maria quondam Galeazzo, 1512 - 1567,: non solo non si trovano rubrica e atti, ma nemmeno si trova il nome del notaio, che è reperibile soltanto sull'indice delle matricole compilato nel 1824;

- Alzate Martino quondam Bernardino, 1506 – 1577,: esiste la rubrica, costituita dal pezzo 146;

- Carcani Girolamo quondam Marco, 1490 – 1525,: non solo non si trovano rubrica e atti, ma nemmeno si trova il nome del notaio, che è reperibile soltanto sull'indice delle matricole compilato nel 1824;

- Alzate Francesco quondam Giovanni, 1471 – 1512,: non esiste rubrica, salvo che per la filza 2723; i pezzi sono i seguenti:

2717 12/01/1471 - 11/10/1481
2718 09/11/1481 - 11/03/1486
2719 17/03/1486 - 11/09/1492
2720 30/05/1492 - 21/05/1496
2721 11/07/1496 - 28/05/1501
2722 02/09/1501 - 11/05/1506
2723 11/05/1506 - 29/11/1512.

Come si vede, ho di che divertirmi. O di che piangere.
Poi, ottenute le fotocopie delle tre imbreviature, ho lasciato l'Archivio. Sulla strada del ritorno ho deciso che presso l'Archivio di Stato di Milano non avrei tentato di rintracciare altro fintanto che non avessi trovato il modo di mettere in chiaro, anche se solo sommariamente, il contenuto delle cinque imbreviature che si erano aggiunte alla già corposa documentazione giacente sulla mia scrivania.


11 aprile 1996, giovedì

Ho disatteso il proposito di non recarmi più all'Archivio di Stato prima di aver meglio conosciuto il contenuto dei cinque documenti recuperati durante i precedenti accessi. Ma sarebbe stato meglio che non avessi disatteso. L'esito delle ricerche odierne è stato negativo e frustrante. Nei giorni scorsi ho stabilito un labile contatto con qualcuno che forse potrebbe sintetizzarmi in lingua nostrana il contenuto delle imbreviature che ho trovato (di trascriverle e tradurle nella loro interezza proprio non se parla), ma l'operazione è solamente ipotetica, molto ipotetica, sicché, per mettere a frutto i tempi d'attesa, ho preferito disattendere e... disilludermi. Le ricerche sono dunque finite? Ancora non so, ma le premesse sono buone. Durante i prossimi accessi vedrò se mi resta ancora qualche speranza o se sia il caso che metta la parola fine alla mia avventura. C'è però ancora qualcosa che vorrei tentare per dare sfogo a un pensiero che mi perseguita: ho motivo di ritenere che nell'archivio parrocchiale di Montesolaro sia possibile trovare qualche traccia dei nostri bravi Guzzi, perché Giacomo Guzzi (1503?) potrebbe essere identificato con lo "Jacomo da Monsolé" che si trova elencato nella "
lista de le anime che si ritrovano sotto la cura de la giesia de santo Petro de Vigizolo del Borgo de Canturio 1569"; perché un Gerolamo, nell'annotazione del 5 febbraio 1608 contenuta nel liber chronicus di Vighizzolo di famosissima memoria (matrimonio tra Giovanni di Marelli detto di Guzzi, figliolo del quondam Girolamo, e Franceschina di Ceppi, figliola del quondam Antonio), è indicato essere "della cura di Montesolaro"; perché, insomma, ho la sensazione che farei male a disinteressarmi di questa idea, forse peregrina ma insistente. L'esito, poi, sarà forse negativo, ma almeno non potrò rimproverarmi di non aver fatto anche questo tentativo. Dei miei ascendenti, quando ancora erano Guzzi, non so quasi nulla, ma ora penso, provvisto dei pochi elementi che ho raccolto, che con Giacomo dovettero approdare alla cascina Varena nel secondo o terzo decennio del '500. Se così fu, da dove venivano? E cosa facevano prima? Scoprirlo sarebbe davvero gratificante.
Ma vediamo piuttosto cosa
non ho trovato stamani. Ho chiesto il pezzo 9257, la filza contenente gli atti rogati dal notaio Carcani Paolo quondam Francesco dal 1521 al 1557, e il pezzo 3391, la rubrica degli atti rogati dal notaio Oldrini Giovanni Antonio quondam Giovanni dal 1517 al 1545.
Il pezzo 9257, un volumetto spesso quattro o cinque centimetri, esordiva con un atto del 28 maggio 1521, che in prima battuta mi è sembrato scritto da destra verso sinistra. Non nascondo di aver desiderato, in quel momento, di avere a disposizione uno specchio, nel dubbio che quel notaio avesse avuto davvero la fisima, di vinciana memoria, di scrivere da destra verso sinistra. Invece no. Era scritto nel verso giusto, ma, per quanto vi mettessi tutta la concentrazione di cui ero capace, non potevo acquisire nemmeno i nomi delle parti. Figuriamoci il resto. Gli atti seguenti mi sono sembrati un po' meno impossibili, giusto abbastanza per capire qualche nome e qualche luogo, nonché la probabile natura di alcuni atti. Ebbene, quel notaio doveva essere specializzato in testamenti. Tutto qui, e per quanto abbia cocciutamente sfogliato ogni singola imbreviatura, non ho potuto individuare un riferimento qualsiasi a un nome o a una località nota. Forse da qualche parte ne stava scritto qualcuno, ma cosa avrei dovuto fare per capirlo? Se per un verso ho potuto chiedere a qualcuno che mi estraesse il succo degli atti che già possedevo, dall'altro non potevo certo pensare di chiedere a chicchessia che cercasse nuovi documenti al posto mio. Inopinatamente la seconda metà del volumetto ha concesso una tregua alla mia frustrazione, risultando illeggibile soprattutto a causa dell'acqua che aveva scolorito e incollato i fogli tra loro, e di qualche animaletto che in sovrappiù li aveva mangiucchiati. Una nota. I primi atti della filza sono risultati stesi su carta filigranata. La filigrana, vista in trasparenza, è risultata costituita da una margherita a sette petali. Interessante, vero? Proprio non pensavo che cinque secoli fa l'arte di produrre carta fosse già arrivata a tali raffinatezze.
Il pezzo 3391, la rubrica degli atti del notaio Oldrini, m'è parsa, se possibile, anche peggio delle imbreviature del notaio Carcani. Per il nulla che ho potuto capire, m'è sembrato che quel notaio dovette rogare altrove che a Cantù e che la rubrica venne compilata in un periodo successivo, forse dal primo depositario cui vennero affidati gli atti. Dopo aver sfogliato una trentina di pagine ho rinunciato ad esaminare il pezzo, ché sarebbe stata solamente una perdita di tempo.
Ho poi chiesto il pezzo 8040 contenente le imbreviature del notaio Vimodroni Giovanni Pietro quondam Giacomo dal 1512 al 1524. Ho avuto una filza alta almeno quindici centimetri, zeppa di documenti che mi hanno fatto accapponare la pelle. La grafia, pur sempre incomprensibile, m'è tuttavia parsa ordinata ed elegante, e mi sono illuso che, insistendo, avrei forse potuto cavarne qualcosa. Ma, per l'appunto, era soltanto un'illusione. Dopo essermi sforzato di carpire qualcosa del contenuto di un centinaio di atti, ho rinunciato al mio proposito, perché da quelle antiche carte avrei cavato assolutamente nulla. Avevo però almeno capito che anche il notaio Vimodroni, riportato nell'indice delle matricole con luoghi di attività a Milano e Cantù, dovette lui pure lavorare ben poco nel Borgo, ma quasi esclusivamente nel capoluogo ducale, dove rogò sotto la parrocchia di San Simpliciano. Solo un paio di volte ho scorto nomi di località del basso canturino, come Figino e Novedrate, ma mai i tipici cognomi che ho insistentemente trovato sui registri parrocchiali di Vighizzolo e negli atti dei notai che rogarono a Cantù.
Penso che il prossimo accesso all'Archivio di Stato, se ancora vi tornerò, sarà quello della verità. Dovrò capire, in altri termini, se mi converrà continuare a frugare negli antichi atti notarili o abbandonare questa ostica parte della ricerca, e ritenermi soddisfatto dei risultati che ho conseguito negli archivi parrocchiali e diocesano.


22 aprile 1996, lunedì

Ho chiesto al parroco di Montesolaro di poter consultare i suoi antichi registri anagrafici. Mi ha consentito di accedere al suo archivio venerdì prossimo 26 ad ore 15.


Il testo di questo capitolo può essere qui scaricato in formato ".doc" o ".pdf".




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