La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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23_Difficile accedere all'archivio parrocchiale di Concorezzo

Il testo > dal capitolo 21 al capitolo 29


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Capitolo 23
Difficile accedere all’archivio parrocchiale di Concorezzo
(dal 6 luglio 1996 al 10 settembre 1996)


6 luglio 1976
, sabato

Mi sono oggi imbattuto nella prima vera e forse insormontabile difficoltà della ricerca. Ho contattato il parroco di Concorezzo, gli ho rappresentato le ragioni che mi inducevano a farlo e, come in precedenza ho fatto con gli altri suoi colleghi, anche a lui ho chiesto di poter consultare le vecchie carte del suo archivio. Ebbene, pur con tutta la gentilezza di cui è stato capace, il parroco mi ha opposto un fermo rifiuto, dicendomi che quando assunse la reggenza di Concorezzo trovò l'archivio talmente disfatto e depredato che decise (anche dietro indicazione dei suoi superiori, ha aggiunto) di non più consentire a chicchessia di andare a ficcare il naso nei suoi antichi documenti. Le mie insistenze sono state vane, anche se ho avvertito una titubanza quando gli ho accennato alla possibilità, ma solo per sondare la sua determinazione, di munirmi di apposita autorizzazione della curia.
Il drastico rifiuto, per le ragioni che lo giustificavano, mi umiliava, perché il parroco, non discriminando, mi metteva sullo stesso piano dei mariuoli che avevano portato scompiglio e alleggerito il suo archivio, quasi che i fanatici della mia specie dovessero essere considerati tutti indistintamente alla stregua di impenitenti ladri di documenti. Sarò un'eccezione, ma io non sono un ladro di documenti. Sono anzi convinto che, affinché possano svolgere la loro funzione, le vecchie carte non debbano mai essere separate dal contesto delle masse omogenee che le contengono. Non posso quindi rassegnarmi al rifiuto del parroco di Concorezzo, intanto perché ritengo abnormi le ragioni addotte e poi, ma soprattutto, perché non comprenderei più i motivi per i quali antiche e preziose carte vengano conservate anche per secoli per poi essere tenute lontane dalla loro naturale funzione, quella, cioè, di essere consultate, a causa dell'ignobile comportamento di qualche figuro. La disonestà di pochi non deve essere motivo di pena per tutti. Occorre discriminare. Ciò che tenterò di far intendere al parroco di Concorezzo perché, infine, mi accordi la sua fiducia. Per conseguire lo scopo penso di rivolgermi a due personaggi che potrebbero darmi una mano: a don Bruno, il quale in alcuni mesi di frequentazione del suo archivio dovrebbe avermi oramai inquadrato, per ottenere una "raccomandazione"; e a don Alfredo, parroco di S. Giovanni di Melegnano, perché potrebbe fornire garanzie sulla mia moralità.


9 luglio 1996, martedì

Quanto ho scritto il 6 scorso ha costituito il contenuto di una lettera che stamani, all'ASDM, ho consegnato a don Bruno per metterlo al corrente del rifiuto che ho incassato dal parroco di Concorezzo e per chiedergli di intervenire a mio favore. Don Bruno, non avendo colto la circostanza, che tuttavia gli avevo dichiarato, che si trattava di alcune pagine di un diario, dopo averle lette con interesse ha definito "soliloquio" il mio scritto e si è detto disposto a darmi una mano per vincere quel diniego che lui pure non condivideva. Intanto mi ha suggerito di lasciare in pace il parroco di Concorezzo fino al prossimo mese di settembre, sostenendo che in questo periodo dell'anno i parroci hanno un... diavolo per capello, e poi, nelle more, di preparargli una sintesi del lavoro che ho svolto per chiarirgli le ragioni che mi spingono a voler vedere anche le vecchie carte di Concorezzo. Soddisfatto per aver ottenuto la sua disponibilità, l'ho ringraziato e assicurato che avrei proceduto nel senso che mi aveva indicato.
Prima di andarmene ho dato un veloce sguardo a un capitolo di un corposo volume, indicatomi dallo stesso don Bruno, autore Floriano Pirola, intitolato: "
Storia di Concorezzo", edito nel 1978 per i tipi della Tipografia G. Ronchi di Concorezzo. Il capitolo concerneva i cognomi presenti a Concorezzo nel XVI secolo. Con mia massima soddisfazione vi ho trovato anche quello dei Guzzi.


19 agosto 1996, lunedì

"
All'attenzione di:

dr. mons. Bruno Bosatra, direttore
dell'Archivio Storico Diocesano di
Milano, Via della Signora, 1

Stimato direttore,
approfitto della sua cortesia, dacché sempre l'ho ottenuta nel corso dei miei accessi all'Archivio da lei diretto, per pregarLa di intercedere, ove la richiesta possa rientrare tra le sue convinzioni e facoltà, presso il parroco di Concorezzo, il quale mi oppone fermo rifiuto alla ricerca che intenderei fare anche nel di lui archivio. A giustificazione dell'intervento che Le chiedo espongo brevemente i fatti e le circostanze che mi spingono a farlo.
Alla fine di gennaio dell'anno passato, dopo averne cullato a lungo l'insopprimibile desiderio, ho trovato modo di iniziare una ricerca sulla genealogia della mia famiglia. Assolutamente digiuno dell'affascinante disciplina, l'esordio non è stato privo di difficoltà, soprattutto quando di un ascendente (Gaetano 1790 c.a) non ho potuto trovare il battesimo, che pure avevo cocciutamente cercato, tra il 1780 e il 1816, nelle copie delle relative annotazioni delle ventidue parrocchie delle pievi di Cantù e di Mariano. Ma non è il caso che mi dilunghi sui dettagli delle fasi intermedie della ricerca quando le circostanze che ora mi spingono verso Concorezzo afferiscono solo l'ultima fase delle mie peregrinazioni tra gli archivi.
Ho ricavato la genealogia della stirpe, ma anche una grande quantità di altre informazioni, dai documenti esistenti negli archivi parrocchiali di Melegnano, di S. Fedele e S. Carlo di Milano, di Montesiro, di Cremnago, di Vighizzolo, di S. Teodoro di Cantù, di Montesolaro, nell’Archivio Storico Diocesano, nell'Archivio di Stato e alla Biblioteca Nazionale Braidense. Ho completato il filo genealogico sino all'inizio del '500, come appare dal prospetto che segue.


Filo genealogico discendente di Antonio Guzzi (1480 c.a)



Ebbene, le maggiori difficoltà, invero eccitanti, sono iniziate, ove non si considerino quelle dell'acquisizione di Agostino (1763) alla stirpe, quando il cognome, sul finire del '500, che fino a Cristoforo (1621) era sempre stato, come doveva, Marelli, o Marello, o anche Marella per le femmine, è parso sparire inopinatamente sia dai documenti di Vighizzolo che da quelli dell'Archivio Storico Diocesano, senza che all'apparenza fosse possibile rinvenire elementi che consentissero il collegamento tra Cristoforo (1621) e il suo diretto ascendente, salvo quello, tuttavia frutto del senno di poi, relativo a uno strano e sconosciuto cognome che mai avevo incontrato prima, che stava nel luogo, la cascina Varena di Vighizzolo di Cantù, dove invece avrebbero dovuto stare i Marelli. E' impossibile descrivere in poche righe i risultati che emersero dagli incroci dei dati dei documenti anagrafici di Vighizzolo con quelli degli stati d'anime dell'Archivio Storico Diocesano. E' invece possibile affermare che le tracce esistevano, e anche abbondanti: occorreva solo saperle individuare e interpretare. Ebbene, per farla breve, la conclusione fu la seguente: prima di Cristoforo (1621) i miei ascendenti avevano cognome Guzzi. O meglio, anche Guzzi. Un po' Guzzi senza Marelli, un po' Marelli senza Guzzi, un po' Marelli "detti di Guzzi" e un po' anche con la sola indicazione "di Varena" quando al nome del luogo di abitazione o di provenienza veniva fatta svolgere la funzione di cognome. Insomma, un'apparente casuale miscellanea di cognomi e luoghi non solo per i componenti di uno stesso ramo, ma per tutti quelli di tutti i rami noti, tra il 1543, quando Giacomo (1503 c.a) veniva indicato sul primo "liber chronicus" della parrocchia di Vighizzolo semplicemente con l'appellativo "di Varena", e il 1600, quando, per la prima volta, procedendo a ritroso, ho incontrato sullo stesso "liber chronicus" il cognome Guzzi, che solo più tardi ho capito essere stato attribuito ad un Marelli. Il tutto come è descritto e documentato nel diario della ricerca di cui queste stesse pagine sono parte.
All'apparenza sfruttate tutte le possibilità offerte dagli archivi parrocchiali e diocesano, l'escursione tra le vecchie carte sarebbe terminata per esaurimento delle fonti se, non ancora appagato dei risultati conseguiti, non avessi volto l'attenzione all'Archivio di Stato. Ebbene, superate le difficoltà di adattamento alle nuove procedure, la ricerca ha dato i primi frutti quando, insieme ad altri cinque di minore importanza, ho rinvenuto un atto notarile della fine del '500 che induceva nuove aspettative e provvedeva ad attizzare la ricerca. Già, gli atti notarili! Altro che paleografia. Una maledizione. Peggio della "consecutio temporis". Così mi sono espresso al primo impatto con quegli arcaici documenti. Ma di quello che già al primo approccio m'era sembrato contenere elementi innovativi alla fine avevo colto il senso: si trattava di una "liberazione" rogata a Cantù il 13 dicembre 1594 dal notaio Francesco Carcani tramite la quale taluni Guzzi del "loco Concorezij plebis Vicomercati", rinunciavano all'eredità di Caterina Saldarini di Cantù, che all'evidenza doveva essere la loro madre. Nel contenuto dell'atto m'era sembrato di cogliere anche un riferimento a Montesolaro, onde, tenuto conto delle nuove circostanze, non ultima quella di certe omonimie tra i Guzzi di Vighizzolo con quelli di Montesolaro e di Concorezzo, ho concluso che davvero non era il caso che trascurassi l'inaspettata ed entusiasmante nuova traccia, che meritava di essere approfondita dacché un legame di parentela tra i vecchi e il nuovo ramo non solo era possibile ma anche altamente probabile.
Ma nel frattempo era accaduto qualcos'altro. A seguito del ritrovamento in Archivio, sotto Concorezzo, di due stati d'anime del XVI secolo e, soprattutto di un'annotazione di battesimo del 1573, un altro elemento, che di primo acchito m'era sembrato nulla più che una stravagante curiosità, era venuto a determinare la necessità di un esame diretto anche delle vecchie carte dell'archivio parrocchiale di Concorezzo. In occasione di una manifestazione che nulla aveva a che vedere col mondo della genealogia, per gioco e curiosità avevo avuto notizia della possibile esistenza a Bergamo, sin dall'inizio del '300, di una famiglia, definita "nobile o notabile", che rispondeva al cognome Guzzi. Ebbene, quella che ho definito una "stravagante curiosità", che era rimasta sopita nell'archivio dei "non si sa mai", è sorta a nuova attualità quando dal battesimo del 1573 è emerso che la madre del neonato, moglie, secondo lo stato d'anime di Concorezzo del 24 maggio 1574, di "Pietro Marij detti i Guzzi", aveva nome "Caterina da Bergamo". Mogli e buoi dei paesi tuoi, mi sono detto all'istante. Ovviamente quel cognome poteva essere niente più che un cognome qualsiasi, senza altro significato, ma non potevo trascurare la possibilità, come spesso ho potuto constatare in casi analoghi, che quel "da Bergamo" potesse invece indicare la provenienza di Caterina proprio dalla città orobica. Non poteva pertanto essere che questo Pietro Marelli "detto di Guzzi", omonimo e molto probabilmente stretto parente dell'altro Pietro dello stato d'anime del 20 novembre 1596 (ma forse meglio del 1593) di Vighizzolo, avesse trovato moglie a Bergamo perché lui stesso era di Bergamo, o perché, forse più verosimilmente, l'origine avita aveva favorito il reperimento di una moglie nella città orobica? Pensarlo mi piaceva e, soprattutto, non mi costava nulla, salvo subire una disillusione che tuttavia non paventavo. Se i Guzzi di Concorezzo, e dunque anche quelli di Vighizzolo e di Montesolaro, fossero risultati anche solamente di lontana origine bergamasca avrebbero potuto avere un legame con la "nobile o notabile" famiglia Guzzi di Bergamo e la circostanza avrebbe potuto mostrarsi importante non solo perché avrebbe consentito di acquisire un'ascendenza nobile o notabile (l'oscuro e da molti inconfessato oggetto del desiderio) ma anche e soprattutto perché una simile ascendenza avrebbe potuto dare accesso ad informazioni diverse e più antiche di quelle ecclesiastiche.
Ma un indiretto riferimento a Bergamo in un'unica annotazione di battesimo non è gran cosa, e, d'altra parte, presso l'Archivio Storico Diocesano non è possibile rintracciare altro. Ecco dunque la necessità di disporre di un maggior numero di dati, simili o migliori di quelli dell'annotazione di battesimo del 1573, sempre che esistano, sulla supposta provenienza orobica dei Guzzi, eventualmente da reperire presso l'archivio parrocchiale di Concorezzo tra matrimoni, battesimi e ogni possibile altra documentazione. Prima, però, devono essere vinte le resistenze del parroco.
Sperando di essere stato esauriente e che l'intervento che Le chiedo possa consentirmi ulteriori progressi nella ricerca, sentitamente La ringrazio.".


10 settembre 1996, martedì


Arcidiocesi di Milano
CURIA ARCIVESCOVILE
Archivio Storico Diocesano



Milano, 10 settembre 1996


OGGETTO:
richiesta di consultazione archivistica
da parte del ricercatore Giovanni Marelli

Reverendissimo Signor Parroco,
mi permetto d'importunarLa a favore del ricercatore
indicato in oggetto, il quale - dopo aver a lungo studiato
i nostri documenti presso l'Archivio della Curia - si trova
ora nella necessità di completare le proprie indagini stor
i
co-genealogiche su documenti d'archivio della Parrocchia di
Concorezzo.
Sono pertanto a pregarLa - in quello spirito di co
l
laborazione con il quale il sottoscritto annualmente accoglie
istanze di parroci a centinaia, in favore di studenti, laurea
n
di e storici locali dei vari paesi - affinché non voglia nega
re al signor Marelli l'accesso ai registri del Suo archivio
parrocchiale.
Non si tratta, ovviamente, di scombussolare i propri
impegni pastorali, ma semplicemente di concedere – individu
a
to il momento più adatto e fissato conseguente appuntamento –
un'ora di consultazione archivistica.
Quanto alla serietà della persona in questione, po
s
so dare sicure garanzie.
Ringraziando per l'attenzione e la collaborazione, La
saluto con l'augurio di un fruttuoso anno pastorale.

mons. Bruno Bosatra, archivista
".



Stamani mi sono recato all'ASDM e ho consegnato a don Bruno la trascrizione delle pagine del 19 agosto scorso. Don Bruno, dopo averle lette attentamente, senza indugio ha approntato e mi ha consegnato la surriportata lettera di presentazione. Non mi resta ora che recarmi a Concorezzo, presentare la richiesta e vedere la reazione. Ma ho buone speranze che il parroco mi dia infine accesso al suo archivio, dove pure spero di trovare qualche interessante informazione che almeno giustifichi il piccolo trambusto che ho causato a don Bruno e quello grande che forse causerò a Concorezzo. Ma i preti, i parroci soprattutto, hanno, tra le altre, una missione ben precisa da svolgere: quella di sopportare il loro prossimo.


Il testo di questo capitolo può essere qui scaricato in formato ".doc" o ".pdf".






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