La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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24_L'inutile visita all'archivio parrocchiale di Concorezzo

Il testo > dal capitolo 21 al capitolo 29


Suggerimento: chi non l'avesse già fatto dovrebbe prima leggere la " Home Page" e poi " La nota dell'autore".


Capitolo 24 –
L’inutile visita all’archivio parrocchiale di Concorezzo
(dal 23 settembre 1996 al 25 ottobre 1996)


23 settembre 1996
, lunedì

Non aggiungerò altro sulle vicissitudini, invero noiose, che infine mi porteranno anche a Concorezzo. Mi limito ad annotare che stamani il parroco mi ha autorizzato a consultare le sue vecchie carte, sia pure sotto la diretta sorveglianza e con l'assistenza del responsabile dell'archivio, don Adriano Cucco. Andrò a Concorezzo giovedì prossimo 26 munito di nessuna certezza e di molte speranze. Non so perché, ma ho la sensazione che non caverò un ragno dal buco.


26 settembre 1996, giovedì

Tanto tuonò che... non piovve. Ne avevo il presentimento. Mi sentivo forzato a pensarlo, ma non volevo ascoltarmi. E invece lo sapevo. Stamani, a Concorezzo, di ciò che cercavo non ho trovato nulla, non perché non esista, ché ancora è da appurare, ma perché in archivio non ho rinvenuto alcuna documentazione anagrafica e di stato civile relativa al XVI secolo. Si dice che a pensar male si fa peccato, ma anche che si indovina. Ebbene, non penserò male, così non farò peccato. Ma mi domando se, quando parlai al telefono col parroco, ma anche di presenza col responsabile dell'archivio, nessuno dei due sapesse o ricordasse che tra le loro vecchie carte non esistevano, o non esistevano più, gli atti di battesimo e di matrimonio del '500, dacché le prime annotazioni che ho trovato, peraltro raccolte in un librone ben tenuto, sono risultate disponibili solo a partire dal 1642. Del periodo precedente, nulla. Richiestone, don Adriano Cucco mi ha risposto di non saperne nulla: "tutto quello che c'è è qui" mi ha detto. Ne ho preso atto e ho anche rinunciato a porre la stessa domanda al parroco: intanto perché, dopo averlo fatto due volte per telefono, avrei dovuto rincorrerlo ancora una volta tra archivio, chiesa e abitazione con scarse probabilità di pescarlo, eppoi perché se lo avesse saputo, o se se lo fosse ricordato, me lo avrebbe detto la prima volta che l'ho contattato. Senza far tribolare mezzo mondo. O no?
Mi sono rassegnato, e per mettere a frutto in qualche modo la mattinata ho dato mano al primo volume disponibile per rendermi conto, se non altro, della consistenza della presenza dei Guzzi a Concorezzo nel XVII secolo. Ebbene, come non poteva essere diversamente, ho puntualmente trovato il cognome, ma non con la stessa intensa frequenza del cognome Marelli che ho riscontrato a Vighizzolo nello stesso secolo. A puro titolo di cronaca riporto alcuni eventi annotati dal parroco Francesco Pusterla.


Battesimi

9 gennaio 1642. Anastasia nata il 6 gennaio da Dionisio Guzzo e Caterina Polli.

29 maggio 1642. Domenica nata il 27 maggio da Marchion Brambillasco e Margarita Guzza.

19 giugno 1642. Barbara nata il 18 giugno da Francesco Cozza e Bianca Guzzi.


Matrimoni

26 febbraio 1645. Tra Carlo Bonati di Bartolomeo e Giacomina Guzzo di Stefano, entrambi di Concorezzo. Testimoni: Battista Maggioni e Carlo Bremi, entrambi di Concorezzo.

15 febbraio 1650. Tra Giovanni Ponticelli di Giovanni Battista e Margarita Guzzo di Stefano, entrambi di Concorezzo. Testimoni: Antonio Viganorio e Battista Meloni, entrambi di Concorezzo.

23 febbraio 1653. Tra Bartolomeo Guzzi del fu Stefano e Maria Barna di Giovanni Battista ***, entrambi di Concorezzo. Testimoni: Domenico Barna e Melchior Bendogna, entrambi di Concorezzo.


Morti

26 gennaio 1642. Anna Guzzo di Gaspare di giorni 10.

7 aprile 1644. Giovanni Maria Guzzi di anni 31 incirca.

14 aprile 1644. Francesco Guzzo d'anni 20 incirca.

30 aprile 1644. Dionisio Guzzo d'anni 42 incirca.

15 aprile 1645. Carlino di Dionisio Guzzo di anni 5 incirca.

10 giugno 1650. Stefano Guzzi di anni 60 incirca.

23 giugno 1650. Maddalena di Gaspare Guzzi di anni 1 incirca.

Che dire? Che, all'apparenza, dovevano essere tutti parte della stessa e forse unica famiglia Guzzi esistente a Concorezzo in quel tempo, a capo della quale doveva stare lo Stefano morto nel giugno 1650 e quindi nato intorno al 1590; che anche a Concorezzo, in quegli anni, la speranza di vita non differiva dalla media del tempo; che, soprattutto, le omonimie, non solo coi Guzzi di Concorezzo del '500, ma anche con quelli di Vighizzolo dello stesso secolo, non potevano passarmi inosservate. Null'altro. Anzi, no. Tra i vari matrimoni, ma non così tra i battesimi e le esequie, ho trovato anche il cognome Marelli: un Antonio (neanche a farlo apposta), tuttavia di Burago, di Giovanni Andrea, che si sposò il 28 maggio 1650.
Alle undici e trenta, ora di chiusura dell'archivio, che apre solo il giovedì, me ne sono andato. Su suggerimento di don Adriano ho fatto tappa, proprio a fianco della sede dell'archivio, alla libreria parrocchiale "Cooperativa Ghiringhella" (la Ghiringhella, come afferma il Pirola nel suo bellissimo libro, era una roggia d'irrigazione che attraversava il territorio di Concorezzo, derivata alla fine del '400, o forse anche prima, dal fiume Lambro. Divenuta nel '900 un colatore fognario e una discarica di immondizie che apportava più danno che utilità, è stata chiusa negli anni '60) dove ho acquistato la ristampa del volumone di Floriano Pirola "
Storia di Concorezzo" che già avevo avuto modo di consultare fuggevolmente presso l'ASDM.
Ebbene, le annotazioni odierne sarebbero esaurite se nel libro del Pirola, al quale, considerata la mole, ho potuto dare solo una sbirciata, non avessi trovato due importanti capitoli, che ho letto con attenzione, e cinque annotazioni "rivelatrici". Vediamo.
Dapprima, a titolo di sola curiosità. Si ricorderà come, dallo stato d'anime di Concorezzo del XVI secolo, Giovanni Maria "Marij detti i Guzzi" nel 1574 fosse massaro insieme ai propri fratelli Pietro, Giacomo e Dionisio, e come, invece, lo stesso Giovanni Maria, nel 1597, svolgesse l'attività di
gugier al pari di moltissimi altri concorezzini (si chiamano così?). Ebbene, sul libro del Pirola ho trovato molti chiarimenti sull'attività svolta dal nostro bravo Giovanni Maria. El gugier, che è espressione dialettale dalla quale è derivata anche l'attuale e desueta espressione "gugee", ovvero "quèll di gugg", era lo "spillettaio", o "spillaio" come diremmo oggi, ossia il fabbricante di aghi e di spille. A Concorezzo l'attività di spillaio era molto praticata già nel XV secolo e costituiva una fonte di reddito seconda solamente a quella dell'agricoltura. Nel XVI secolo, a Concorezzo, su settantaquattro fuochi, o famiglie, ben venticinque erano dedite all'arte della fabbricazione degli aghi. Insomma, quello dei fabbricanti di aghi era in quel tempo un mestiere così importante da giustificare l'esistenza dell'Università degli Aguggiari della città e ducato di Milano, col suo abate e i suoi sindaci.
Poi, a titolo di documentazione, sempre dal libro del Pirola, parliamo dei "De Capitani di Scalve" che furono dal 1690 anche feudatari di Concorezzo. La bergamasca valle di Scalve confina con la valle Camonica e quindi, a nord-est della provincia di Bergamo, con quella di Brescia. La valle, nei lontani tempi, era ricca di miniere di minerali di ferro e la loro lavorazione nei forni con carbone di legna la depauperò dei suoi boschi. Nacque così il nome di
Scalve, che voleva significare resa calva (scalvata) del suo patrimonio boschivo. Dall'albero genealogico dei De Capitani si sa della loro esistenza da antichissima data, ed anche che un Raimondo De Capitani fu nel 1180 uno dei consoli maggiori della repubblica di Bergamo. Da un atto notarile del 6 novembre 1222 si sa pure che il vescovo di Bergamo, Giovanni della famiglia novarese dei Tornielli, investì dei diritti di signoria della valle di Scalve la famiglia dei De Capitani. Nel 1231 il Comune di Scalve si ribellò ai De Capitani e li cacciò dalla valle. Per tutto il XIII secolo e per il secolo successivo essi risultano presenti a Bergamo, ma già nel XV secolo li troviamo anche a Milano con Assalonne, medico ducale, nella parrocchia di S. Pietro all'Orto, a Porta Orientale. Documenti notarili indicano i De Capitani di Scalve presenti pure a Concorezzo a partire dal XV secolo. I registri dei battesimi e dei matrimoni della parrocchia li nominano sul cadere del '500 e dal principio del XVII secolo fino al 1860.
Orbene, perché ho voluto raccontare, con solo merito del Pirola, il cammino dei De Capitani di Scalve verso il ducato di Milano? Per evidenziarne la provenienza da Bergamo, perché potrebbe costituire una possibile spiegazione dell'ipotizzata origine bergamasca dei nostri Guzzi, che potrebbero essersi spinti nel milanese e nel canturino forse per le stesse cause e sulla scia degli stessi De Capitani. Pura supposizione, è vero, ma pensarlo mi piace, anche se, all'evidenza, con l'odierna e infruttuosa ispezione avrei preferito trovare tracce concrete. Ma è inutile che mi ripeta. Vediamo invece quali sono le cinque annotazioni che poc'anzi ho definito "rivelatrici".
Rivelatrici di cosa? Del fatto che i documenti anagrafici del '500, o almeno tutti quelli di battesimo e una cospicua parte di quelli di matrimonio, non solo dovrebbero tuttora esistere, ma anche del luogo dove dovrebbero stare. Vediamo. A pagina 176 del volume del Pirola, a proposito dei vari parroci che si susseguirono a Concorezzo, troviamo: "1566 - Domenico Leonardi, primo parroco di Concorezzo... Con lui il 20 maggio 1565 iniziano i registri parrocchiali di nascita e matrimonio. Primo battezzato da prete Leonardi: Battista Bordogna di Giovanni e di Angiola Grassi. Commadre: Caterina Coradi. Caterina Coradi e Giovannina Omati sono le commadri che compaiono in quasi tutti i battesimi del paese fino al 1602, dopo di che continueranno con Barbara Berni. Il registro dei matrimoni esiste, dalle pagine rinvenute in curia, dal 15 novembre 1567: il primo matrimonio è tra Francesca Cormani di Nicola e Bernardo Grassi di Giovanni Angelo di Concorezzo...". A pagina 178, sempre a proposito dei vari parroci che si susseguirono a Concorezzo, troviamo ancora: "1574 - Giovanni Battista Cazuli... Diviene parroco il 25 aprile 1574... L'8/6/1581, a 40 anni, viene eletto preposto di Vimercate... Essendo andati distrutti i registri parrocchiali di Vimercate non si sa se morì il 16 agosto 1625 o nel gennaio 1626...". A pagina 248 dello stesso volume, a proposito dei De Capitani di Scalve, a un certo punto della nota (3) a pié di pagina leggiamo: "I registri dei battesimi e matrimoni della parrocchia..." di Concorezzo "...li nominano, con i Visconti, sul cadere del '500 e dal principio del secolo XVII (cresima del 1604) fino al 1860.". Ancora, a pagina 350 leggiamo: "...non tutte probabilmente [le epidemie e le carestie] toccarono il nostro paese, ma certamente Concorezzo ne sentì e ne subì, in una maniera o nell'altra, i pesanti riflessi. E' stato scritto che per la peste del 1630 Monza non patì grave danno. Si può dire altrettanto di Concorezzo? Manca il registro dei morti e non si sono trovati ancora documenti...". E ancora, infine, a pagina 640, nell'elenco delle "Fonti documentarie e letterarie consultate, ma non citate nel volume": "Archivio plebano di Vimercate: documenti dal 1489 al 1800 qui passati dall'archivio parrocchiale di Concorezzo e documenti diversi su Martesana e pieve." Da ciò deriverebbe che:
- i registri dei battesimi e dei matrimoni nel '500 vennero sicuramente tenuti, come del resto già sapevo per via delle copie delle annotazioni che ho trovato all'ASDM, già dal 1565;
- che il o i registri dei morti sembrano invece non essere stati tenuti o essere andati dispersi almeno sino al 1630, e che il primo disponibile è forse quello che ho trovato stamani in archivio a Concorezzo, compilato dal parroco Francesco Pusterla a far tempo dal 1642;
- che molti documenti, tra i quali potrebbero forse stare anche le annotazioni di battesimo del '500, potrebbero essere conservati, dacché sembra lo fossero intorno al 1977/78, nell'archivio della più antica parrocchia di Vimercate, nella quale, tuttavia, mancherebbero invece i registri di sua propria pertinenza, i quali, come dice il Pirola, andarono distrutti;
- non così sarebbe, forse, per i più antichi matrimoni, perché il Pirola accenna al fatto di averne trovato traccia non a Vimercate, ma nelle "pagine rinvenute in curia", cioè presso l'ASDM; tuttavia, a pagina 177 del volume è riportata la riproduzione fotografica del "Decreto del Concilio di Trento che compare nella prima pagina del registro parrocchiale dei matrimoni (1572). Dunque il Pirola vide (e fotografò) un registro dei matrimoni, tuttavia iniziato solo nel 1572, che da qualche parte, quindi, dovrebbe stare. Ma dove? In curia o a Vimercate? O dove altro?
- che, ergo, dopo essere eventualmente tornato all'ASDM per rovistare ancora tra le carte delle visite pastorali, o in qualche altro fondo (quale non saprei), potrei recarmi a importunare anche il parroco della parrocchia di Vimercate. Con la speranza di non dover subire un altro calvario.
Mattinata certamente non entusiasmante, quella odierna, e tuttavia, per molti versi, interessante e istruttiva. A Vimercate, se mai vi andrò, spero di incontrare minori difficoltà, maggiore fortuna e, ciò che più conta, qualche conferma alle mie fantasiose ipotesi.
A misura che mi ostino a procedere la barriera che divide il XVI dal XV secolo mi appare sempre meno superabile.


25 ottobre 1996, venerdì

"
Stimato signor Floriano Pirola,
l'odierna nostra conversazione telefonica, con la quale mi ripromettevo di ottenere qualche informazione circa il o i possibili luoghi di conservazione, oltre che nel loro archivio naturale, delle annotazioni di battesimo e di matrimonio di Concorezzo del XVI secolo, ha costituito un'entusiasmante sorpresa, perché ho presto avuto la consapevolezza di essermi imbattuto in un interlocutore attento e curioso della problematica che andavo esponendo, pronto a fornire, invece di poche, una quantità di informazioni su insospettate e insospettabili possibilità di ricerca che le mie insignificanti cognizioni archivistiche, acquisite solo nel corso della ricerca, mai avrebbero potuto consentire.
Per non ripetermi inutilmente, compiego alcune pagine del "diario della ricerca" che le forniranno un'idea del lavoro che ho svolto, delle circostanze che mi spingono a tentarne la prosecuzione in epoche precedenti il '500, e di quanto sia pervaso da rinnovata curiosità, intensa quanto mai avevo provato prima, dopo aver rinvenuto la nuova traccia di Concorezzo. Comprenderà anche come ora le difficoltà, dopo che ho esaurite le fonti parrocchiali, e forse anche quelle della curia, mi appaiano grandi, e quanto, dunque, un aiuto qualificato possa essere importante, addirittura determinante, per il successo della nuova e ultima fase della ricerca. L'ing. Pella, che dovrò ringraziare per la disponibilità che mi ha riservato, afferma che lei "è l'uomo giusto": oso quindi sperare di poter ottenere il suo qualificato aiuto. Per sua soddisfazione, dato che se ne è mostrato curioso, invio anche copia dell'atto notarile che mi ha messo sulla traccia dei Guzzi di Concorezzo. In verità ho rintracciato altri cinque atti di fine '500 direttamente inerenti la mia ascendenza, ma, per quel poco che ho potuto capire, nulla aggiungono a quanto già non conoscessi, se non che il padre di Giacomo (1503?), Pietro (1508?) e Francesco (1523?) aveva nome Antonio.
Prenderò contatto con lei fra una decina di giorni; intanto, esprimendole sinceri complimenti per il meraviglioso e ponderoso lavoro sulla storia di Concorezzo, la ringrazio per l'accoglienza e le invio i migliori saluti. Con stima.
".

Non entrerò nei dettagli descrivendo l'iter, invero tortuoso, che mi ha infine portato a prendere contatto con l'autore della "Storia di Concorezzo"; dirò invece che mi ha piacevolmente sorpreso constatare come il Pirola non mi sia affatto parso annoiato dalla ricerca archivistica che deve aver praticato per molti anni, e come manifestasse, a misura che la conversazione telefonica procedeva, crescente interesse su quanto gli andavo raccontando circa i risultati che avevo conseguito e quelli che ancora speravo di conseguire se solo avessi trovato un aiuto che sopperisse alla mia ignoranza. Non erano trascorsi che pochi minuti e già il mio interlocutore, dopo avermi gelato dicendomi che in nessun luogo, in quanto andati dispersi, avrei potuto reperire i battesimi e i matrimoni di Concorezzo del '500 se non per quanto esisteva presso l'archivio storico della diocesi, andava snocciolando nomi di archivi che avrei dovuto visitare e di pubblicazioni che avrei dovuto consultare, senza che si rendesse conto che le mie... non-cognizioni non mi consentivano di seguirlo nell'immaginario e nuovo tragitto genealogico che nel frattempo, all'evidenza, già aveva preso forma nella sua mente. Ho dovuto interromperlo per dirgli che non riuscivo a seguirlo e che, pur essendogli riconoscente dell'entusiasmo, avrei preferito metterlo dapprima al corrente per iscritto dei miei progressi, e che solamente dopo che li avesse letti avremmo potuto uscire dalla genericità per addentrarci, se mai fosse stato possibile, in un ipotetico ma concreto e limitato tragitto di ricerca. Il mio benefattore (già lo consideravo tale) ha mostrato di capire i miei limiti, si è dichiarato d'accordo e ci siamo lasciati con l'intesa che l'avrei nuovamente contattato dopo che avesse ricevuto e valutato quanto gli avrei scritto. Il testo della lettera, alla quale ho allegato copia della documentazione che ho ritenuto sufficiente per una completa comprensione del lavoro che ho svolto, nonché copia delle pagine del 19 agosto e del 26 settembre scorsi, è quello riportato in esordio delle pagine odierne.
Solo più tardi, ripensando al contenuto della lunga conversazione, ho assimilato la nuova realtà, ossia che la ricerca, se mai fosse stato possibile continuarla, sarebbe dovuta uscire dalla specificità per entrare nel generico: esaurite le fonti parrocchiali, stabilite solo nella seconda metà del '500 dalle innovative disposizioni del Concilio di Trento, e quelle degli atti notarili (perché, esaurito l'aiuto delle rubriche, non li so leggere), potrò solo tentare di stabilire la localizzazione della o delle famiglie Guzzi con e prima di Antonio (1480?). Niente di più. Ma quale grande risultato sarebbe!


Il testo di questo capitolo può essere qui scaricato in formato ".doc" o ".pdf".




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