La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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26_La ricerca si spegne

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Suggerimento: chi non l'avesse già fatto dovrebbe prima leggere la " Home Page" e poi " La nota dell'autore".


Capitolo 26 –
La ricerca si spegne
(dal 28 novembre 1996 al 17 dicembre 1996)

28 novembre 1996, giovedì

Stamani mi sono messo in strada di buon'ora per recarmi all'ASMi, ma, guadagnato il centro, ho optato per l'ASDM. Tra le curiosità in conflitto da soddisfare è prevalsa quella di conoscere se Agostino Bondimai nacque, o meno, a Melegnano nel 1835. Ebbene, secondo le risultanze della copia del registro dei battesimi di quell'anno, conservato all'ASDM, il mio bisavolo, diversamente da quanto risulta dall'annotazione del suo matrimonio, non dovette nascere a Melegnano, perché della relativa annotazione non ho trovato traccia né sotto il 1835 né sotto il 1834. Tuttavia non sono persuaso dell'esito dell'ispezione, perché ho trovato le pagine dei registri in gran disordine. Dovrò dunque andare a rovistare nel registro originale nell'archivio di S. Giovanni a Melegnano.
Poi, sempre alla ricerca del cognome Guzzi, ho dato mano ai documenti delle visite pastorali alle parrocchie della pieve di Vimercate e ho spulciato gli stati d'anime del '500 contenuti nei volumi I e III. Le parrocchie interessate sono state quelle di:

- Aicurzio,
- Carugate,
- Bellusco,
- Bernareggio,
- Agrate,
- Omate,
- Lesmo,
- Oldaniga con Rugginello, e
- Brentana,

ma il risultato, com'era facile immaginare, è stato negativo. Dopo questa, che tuttavia continuerò a coltivare, e quella del testamento Saldarini, sono in attesa di nuove idee.


6 dicembre 1996, venerdì

Mi sono spesso domandato se esistano pubblicazioni che elenchino e descrivano il contenuto dei "fondi" degli archivi di stato. La domanda, tuttavia, è sempre rimasta senza risposta, perché tutte le volte che mi sono recato all'ASMi, preso com'ero a rovistare nelle rubriche e nelle imbreviature, ho sempre dimenticato di porre il quesito a qualche archivista. Stamani, forse perché non mi sentivo assillato dalla solita foga (gran brutto segno!), mi sono infine ricordato di informarmi. Ebbene, nel corso del 1983 il Ministero dei Beni Culturali ha pubblicato, in quattro corposi volumi, l'elenco e il contenuto dei "fondi" di ciascun archivio di stato. A Milano i volumi sono disponibili per la consultazione, ma non per la fotocopiatura, che può tuttavia essere ottenuta presso una qualsiasi pubblica biblioteca. Ecco fatto. Disponevo finalmente dell'informazione che mi mancava e già pensavo che prima o poi sarei andato alla Braidense, che già avevo frequentato, per estrarre e farmi fotocopiare le pagine relative all'Archivio di Stato di Milano. E forse anche quelle di qualche altro archivio...
L'ipotetico testamento di
Caterina Saldarini "detta la Perosina" è stato l'oggetto della mie odierne ricerche. Dunque, per lo scopo, ha dato mano alla rubrica "pezzo 1221" del notaio Francesco Carcani quondam Benedetto, e dal 1594 sono sceso fino all'inizio, cioè all'anno 1565. Del testamento, però, nessuna traccia. Ma per quale ragione ho ritenuto di andare così indietro nel tempo? Perché sotto la data del 17 gennaio 1583 ho trovato elencato un atto così descritto:

"
Dote di Marta Guzzi moglie di Giovanni Giacomo Arnaboldi”.

Anche se già sapevo di non potermi dare una risposta, dacché le imbreviature del notaio Carcani, come già ho riferito altrove in questo diario, mancano per un decennio, dal 7 novembre 1576 al 10 novembre 1586, non ho potuto non domandarmi chi mai fosse quest'altra Marta che portava il noto cognome (la Marta che già conosciamo, nata intorno al 1552, era figlia del nostro Giacomo e andò sposa il 10 giugno 1571 ad Andrea Salvatori del Birone). Ovvia era invece la constatazione che la prima volta che ho sfogliato la rubrica l'annotazione mi era passata inosservata. Quante altre importanti annotazioni mi saranno potute sfuggire? Per avere la risposta altro non dovevo fare che rivedere tutta la rubrica, per altro compilata "solamente" nel 1805 e quindi perfettamente leggibile. Lo sforzo è stato premiato: sotto la data del 26 luglio 1574 ho trovato la seguente altra annotazione:

"
Obbligo di Paolo Marelli quondam Lorenzo a Giovanni Stefano Landriani quondam Giovanni Ambrogio."

Il contenuto del breve regesto mi ha istantaneamente indotto a pensare di essermi imbattuto in un altro dei nostri Guzzi: intanto per il nome Paolo, non nuovo nell'ascendenza, ma soprattutto perché la paternità rispondeva al nome di Lorenzo. E se il solo nome "Paolo" poteva essere una casualità, il binomio "Paolo" e "Lorenzo" già costituiva un indizio che non potevo trascurare. E poco importava che il notaio avesse qualificato questo Paolo col cognome "Marelli" invece che con quello di "Guzzi", perché in quei medesimi anni i Guzzi erano chiamati Marelli a Vighizzolo e "Marelli detti i Guzzi" a Concorezzo.
Ho completato l'esame della rubrica senza rinvenire altro. Senza indugio ho chiesto il pezzo 16334 del "Fondo notarile" contenente gli atti del notaio Carcani dal 21/1/1573 al 23/3/1575 e puntualmente sotto la data del 26/7/1574 ho trovato il documento in questione, vergato con la solita impossibile grafia, che comunque così esordiva:
In nomine Domini anno a nativitate eiusdem millesimo quingentessimo septuagessimo quarto indictione secunda die lune vigessimo sesto mensis
iulii.
Paulus Marellus filius quondam Laurentii habitans in loco de Marliano capite plebis ducatus Mediolani...
"

Poi... buio pesto, ma ciò che importava lo avevo acquisito: "...habitans in loco de Marliano...", che altro non poteva essere se non Mariano (oggi pure Comense).
Ancora non avevo finito di leggere (si fa solo per dire) la nuova imbreviatura e già pensavo che il prossimo accesso l'avrei fatto all'ASDM per frugare nei documenti delle visite pastorali alla pieve di Mariano, alla quale, pensavo pure maliziosamente, sarei comunque prima o poi approdato in attuazione del disegno di esaminare i documenti delle visite pastorali di... molte altre pievi della Brianza. E intanto quattro e più ore erano trascorse senza che me ne fossi accorto.
Durante il ritorno, al solito, elucubravo. Pensavo al contenuto (ma si fa sempre solo per dire) del nuovo antico documento e, in particolare, al fatto che il notaio, riferendosi al Landriani e al di lui padre, usasse insistentemente il titolo di "Magnifico". Chi erano dunque costoro, questi "magnifici Landriani"? Ovviamente persone che contavano, persone alle quali, all'evidenza, attribuire cotanto titolo era obbligo imprescindibile. Di quel nome, pensavo ancora, non conoscevo nulla, salvo due circostanze: la prima, che una casa tuttora esistente a Milano in via Borgonuovo al civico numero 25, palazzo Landriani appunto, come vagamente ricordavo e come poi ho rivisto nei dettagli, fu acquistata nel 1513, quando era legato agli Sforza, da un Tommaso Landriani; la seconda, che a circa nove chilometri da Melegnano, ma già in provincia di Pavia, esisteva una cittadina, fornita di un antico e bel maniero, che portava il nome di "Landriano". Avevano a che fare, quei Landriani, con Landriano?


9 dicembre 1996, lunedì

Mi sono domandato, dopo aver rimesso il naso tra le vecchie carte della parrocchia di S. Giovanni di Melegnano, quale ragione avessero mai gli eredi di Agostino Bondimai per stabilire a Melegnano la tomba di famiglia, se, come sempre è stato ritenuto in famiglia, le sue origini erano torinesi. Ebbene, la risposta è di una logica disarmante: perché gli ascendenti di Agostino erano melegnanesi d.o.c.
Oggi nel pomeriggio, inappagato e dubbioso circa gli esiti acquisiti all'ASDM, dopo aver chiesto e ottenuto istantaneamente il permesso da don Alfredo, ho rimesso piede all'archivio parrocchiale di S. Giovanni di Melegnano, alla ricerca di Agostino Bondimai e della sua ascendenza. Dapprima, com'era ovvio, ho voluto accertarmi che anche sull'originale e tradizionale registro esistesse il suo battesimo: non ne ho trovato traccia né sotto il 1834 né sotto il 1835. Ho dunque dovuto pensare che il parroco, così come accadde per il nostro famosissimo Gaetano (1790?), omise, dimenticò di annotare l'evento sui propri registri, ma anche, altrettanto verosimilmente, che il mio trisavolo materno forse veramente non ebbe i natali a Melegnano. Ma anche, almeno fintanto che non avessi reperito migliori elementi, che avrei dovuto ritenere Agostino come nato a Melegnano il 30 novembre, come detto sul suo atto di matrimonio, dell'anno 1835, come detto sulla sua tomba. Vi ho invece trovato il battesimo di due suoi fratelli e precisamente di Callisto Giovanni Battista nato il 3 maggio 1833 e battezzato il 4 successivo, e di Carlo Gaetano Biaggio nato il 26 marzo 1832 e battezzato il 28 successivo. Poi, sempre sul registro tradizionale, ho rinvenuto il matrimonio dei suoi genitori, celebrato il 13 ottobre 1829, che trascrivo.


Volume VIII - Matrimoni dal 1825 al 1839.

"
Bondimai di Melegnano - Premesse le tre solite pubblicazioni in tre giorni
festivi entro la messa parrocchiale in occasione del maggior concorso del
popolo, cioè la prima il giorno venti del mese di settembre, la seconda il giorno ventisette dello stesso mese, la terza il giorno quattro del mese di ottobre, tutti giorni di domenica, e non essendo stato opposto alcun legittimo impedimento, è stato celebrato il matrimonio per parole di presente, in *** mediante dispensa della Curia Arcivescovile di Milano, che si conserva in filza, in questa Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista del Borgo di Melegnano, tra Antonio Bondimai nato il 7 novembre 1810 e sempre stato abitante in Melegnano, figlio dei furono Biaggio e Antonia Bastoni, nubile, di età minore, riportato l'appunto in iscritto di cotesta S.R. Pretura di Melegnano, e Teresa Cavalli, nata il 13 luglio 1807, e sempre stata abitante in Melegnano, figlia delli viventi Francesco e Maria Negri, nubile, di età minore, riportato l'appunto iscritto del padre, e alla presenza ed interrogazioni di me curato infrascritto, come prescrive il Sacro Concilio di Trento. Sono stati presenti per testimoni a tale effetto chiamati Amos Repossi, figlio del fu Francesco, e Giuseppe Gallina, figlio di Luigi, ambi di Melegnano. Ed in fede prete Giacomo Castelfranchi curato di Melegnano
".

Quindi trovare il battesimo di Antonio Bondimai è stato un attimo.


Battesimi - Volume XV - dal 6 marzo 1802 all'8 febbraio 1813.

"
Milleottocentodieci. Addì otto novembre.
Giuseppe Antonio, figlio di Biagio Bondimai e di Antonia Bastoni, legittimi consorti abitanti in Melegnano, nato alla mezza notte scorsa, è stato battezzato sotto condizione, perché ricevette malamente l'acqua in privato, il giorno suddetto da me curato infrascritto in questa Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista del Borgo di Melegnano. Il compadre è stato il signor Pietro Maestri, figlio del fu Giovanni. La com[m]adre è stata la signora Regina Ciniselli, moglie di Giuseppe Bondimai. E in fede, prete Francesco Tredici canonico curato di Melegnano
".
Avrei poi voluto trovare il matrimonio tra Biagio Bondimai e Antonia Bastoni, ma il tempo stringeva e ho dovuto lasciare l'archivio. Non è tuttavia detto che non vi provveda in altra occasione, durante la quale potrei provare ancora a cercare il battesimo di Agostino non più sul registro tradizionale, ma su quello d'"anagrafe" ufficiale, che dovrebbe esistere e convivere, dal 1816, con quello tradizionale.


12 dicembre 1996, giovedì

ASMi. Stamani, appena giuntovi, ho chiesto il pezzo 16334 - atti dal 21/1/ 1573 al 23/3/1575 - del fondo notarile (Francesco Carcani quondam Benedetto 1565 - 1604). Ho presto ritrovato l'imbreviatura del 26/7/1574 portante: "
Obbligo di Paolo Marelli quondam Lorenzo a Giovanni Stefano Landriani quondam Giovanni Ambrogio" e ne ho ottenuto una brutta fotocopia, perché davvero brutto e scolorito era l'originale. Poi, sempre alla ricerca del testamento di Caterina Saldarini, ho chiesto il pezzo 1823 del fondo "Rubriche notarili" (notaio Giovanni Bartolomeo Crivelli quondam Giovanni 1574-1593). L'ho scorsa tutta, ma del testamento nessuna traccia. Ho però trovato l'indicazione di due atti che mi sono parsi di qualche interesse.

"
Investitura semplice della Cappella di Sant'Antonio eretta nella Chiesa di San Pietro di Vighizzolo in Pietro Antonio Guzzi quondam Giovanni - 29/4/1577".

Di questo Guzzi ho parlato a lungo nelle pagine del 26 aprile scorso e non è il caso che mi ripeta. Dall'annotazione della rubrica emerge però un dato nuovo che non posso trascurare: il padre di Pietro Antonio e Gerolamo Guzzi aveva nome Giovanni. Ecco dunque che anche il ramo cui appartenevano questi due Guzzi assume una sua precisa connotazione che, ove dovessi trovare nuove tracce, potrebbe essere utili per scovare l'origine dei nostri Guzzi nel '400. Poi:

"
Convenzione tra Francesco Arnaboldi quondam Bernardino e Cristoforo Saldarini quondam Bernardino - 8/8/1576".

Aveva questo Saldarini a che fare con la nostra famosa Caterina?

Quindi ho rivisto anche tutta la rubrica 3120 del notaio Francesco Masperi quondam Tomaso (1559-1590), ma del testamento nemmeno l'ombra. Intanto, però, ho ritenuto di prendere nota dei seguenti regesti archivistici:

"
Testamento di Franceschina Saldarini quondam Stefano - 1/3/1586".

"
Investitura di Alessandro Saldarini quondam Cristoforo in Giovanni Pietro Carcani quondam Giovanni - 9/4/1585".

"
Testamento di Cristoforo Saldarini quondam Bernardino - 23/7/158
"Protesta di Vincenzo Saldarini quondam Giovanni Pietro a Cesare Cermenati
quondam Andrea -6/8/1576".

"
Liberazione reciproca tra Giuseppe Anzaverta quondam Pietr'Antonio e
Cristoforo Saldarini quondam Bernardino -24/11/1575
".

"
Rinuncia di investitura tra Cristoforo Saldarini e Giovanni Battista Elli
quondam Bernardino, e vendita del detto Elli al detto Saldarini con investitura
livellaria - 31/12/1567
".

"
Dote di Maddalena Arnaboldi di Giovanni Antonio a Gaspare Varenna quondam
Giovanni - 11/11/1566
".

"
Dote di Marta Iricoe quondam Giovanni Antonio ad Andrea Gussi quondam Michele -31/3/1565".

La ragione dell'elencazione è intuitiva per tutti gli atti, salvo che per gli ultimi due. Dapprima: dote di Maddalena Arnaboldi a Gaspare Varenna. Gaspare Varenna. Gaspare Varena. Che fosse un altro Guzzi di Varena? Improvvisamente m'ero sovvenuto dell'esistenza sul lago di Lecco di un piccolo centro rispondente al nome di Varenna. Guzzi di Varenna, Guzzi di Varena? Mah! Vennero i nostri Guzzi da quella Varenna e, edificando la loro casa “da massaro" in quel di Vighizzolo, imposero il nome di "Varena" (meglio: Varèna forma dialettale di Varenna) al fondo che ottennero "a livello" dai Fossani all'inizio del '500? L'ipotesi mi sembrava suggestiva e meritevole di attenzione. Poi: dote di Marta Iricoe ad Andrea Gussi. Andrea Gussi o Andrea Guzzi? Gussi ennesima versione di Guzzi? Penso proprio di sì.
Ho lasciato l'Archivio con un profondo senso di frustrazione.


13 dicembre 1996, venerdì

Il senso di frustrazione che provavo ieri stamani era forse più intenso. Sono stato all'ASDM per rovistare tra le vecchie carte delle visite pastorali del XVI secolo alle "Pievi Lacuali" costituite da Bellano, Dervio, Perledo e Varenna (Perleidum - Perleydum - Perré, Mons Varenae, Varena). Devo dire, dapprima, che Varenna su "...quel ramo del lago di Como..." va inteso in due modi diversi: Varenna vera e propria, intesa quale piccola località rivierasca, e la comunità di Varenna, una sorta di comunità montana ante litteram, intesa quale comune sparso (Perledo, Gittana, Esino, Ortanella) nell'entroterra della Varenna lacuale, che costituiva il così detto "Monte di Varenna". E poi che la ricerca, che per ragioni di tempo ho dovuto oggi limitare alla Varenna lacuale, ha dato esito negativo. In ogni caso, a futura memoria, riporto che la documentazione della Varenna lacuale, che ho esaminato, è contenuta nei seguenti volumi delle "visite" alle "Pievi Lacuali":

- XI - q. 10 - 1597 - stato d'anime;
- XIX - q. 1/2 - 1565/1572 - matrimoni e battesimi; q. 8 - 1574 - stato d'anime;
q. 9 - 1564/1574 - battesimi.

Infine, a conclusione della mattinata, dopo il ritrovamento, il 6 scorso, dell'atto 26/7/1574 portante l'
"obbligo di Paolo Marelli quondam Lorenzo a Giovanni Stefano Landriani quondam Giovanni Ambrogio", ho rovistato anche nelle carte della pieve di Mariano. Ebbene, oltre a essere i volumi di quella pieve sconsolatamente sprovvisti dei tradizionali documenti anagrafici e di censimento, l'unico quaderno esistente in materia sotto la località di Mariano (vol. IV - q. 12 – 1564/74 - matrimoni e battesimi) mi è parso assolutamente illeggibile, perché il parroco, che credeva forse di essere anche notaio, riportò le annotazioni in latino con grafia... notarile. E ho detto tutto.
Peggio di così! Come al solito sulla strada del ritorno la mia mente lavorava febbrilmente. Intanto, mi dicevo, avevo cominciato e dovevo finire. Avrei ancora frugato non solo tra le parrocchie del Monte di Varenna, ma anche tra quelle delle altre pievi lacuali, e poi, magari, in quella di Lecco, alla quale, tuttavia, non apparteneva Mandello, essendo la sua parrocchia parte della diocesi di Como. I famosissimi Guzzi di Mandello erano di Mandello o provenivano da altrove?
Sapevo, però, che le ragioni della mia frustrazione stavano altrove. Stavano nella consapevolezza, che volevo ma non riuscivo a soffocare, che così procedendo, empiricamente, a tentoni, a pioggia, avrei speso una quantità di tempo con poche o nessuna probabilità di venire a capo di qualcosa. Tuttavia l'intima convinzione che i nostri bravi Guzzi fossero approdati a Varena all'inizio del '500 non vacillava, dacché il contenuto degli stati d'anime del 1569, del 1573, del 1574 e del 1593 non lasciavano spazio al dubbio. Le circostanze di nove residenti alla cascina Varena nel 1569, ventuno nel 1573, ventidue nel 1574 e quarantuno nel 1593 costituivano sicuro conforto per la validità della tesi che Giacomo (1503?), o forse addirittura suo padre Antonio (1470 c.a), dovettero prendere possesso del fondo dei signori Fossani all'inizio del '500. Quando? Vediamo. Se, come appare verosimile, Antonio nacque verso la fine del '400, forse prima, non dopo, diciamo pure intorno al 1470, apparirebbe improbabile che i Fossani li avessero investiti del fondo prima del 1490 o 1495. Se l'investitura venne sottoscritta invece la prima volta da Giacomo, occorre considerare che il famoso primo "
liber chronicus" di Vighizzolo, che inizia nel marzo 1543, lo dà presente a Varena già nel maggio dello stesso anno. Dunque Giacomo dovette sottoscrivere l'investitura non successivamente a tali mese ed anno. Se questi erano i limiti temporali e se l'investitura fu rogata da un notaio canturino, come sarebbe stato normale essendo i Fossani di Cantù, avrebbe dovuto essere possibile rinvenire l'atto nel fondo notarile dell'Archivio di Stato tra il 1490 e il 1543. Pervaso dunque dalla nuova vecchia idea, al rientro ho dato seguito alle mie elucubrazioni andando a rivedere quanto già in merito avevo fatto nei mesi scorsi. Vediamo. Quali furono i notai che rogarono tra il 1490 e il 1543 a Cantù, trascurando quelli che per una ragione o per l'altra non potevano essere consultati? Secondo i dati che avevo raccolto il 29 marzo scorso e negli accessi successivi i seguenti:

- CARCANI PAOLO quondam Francesco 1521 – 1557, senza rubrica,
pezzo 9256 dal 28/5/1521 al 25/5/1557;

- OLDRINI GIOVANNI ANTONIO quondam Giovanni 1517 – 1545,
rubrica pezzo 3391;

- VIMODRONI GIOVANNI P. quondam Giacomo 1512 – 1524, senza rubrica,
pezzo 8040 dal 15/12/1512 al 14/7/1524;

- ALZATI MARTINO quondam Bernardino 1506 – 1577, rubrica pezzo 146;

- ALZATI FRANCESCO quondam Giovanni 1471 – 1512, senza rubrica,
pezzo 2720 dal 30/05/1492 al 21/05/1496
pezzo 2721 dal 11/07/1496 al 28/05/1501
pezzo 2722 dal 02/09/1501 al 11/05/1506
pezzo 2723 dal 11/05/1506 al 29/11/1512.

Ecco. Fingendo di non aver mai prima visto nulla dei suddetti atti, non la ragione, ovviamente, ma un incontenibile impulso mi spingeva subdolamente a pensare che dovevo ricominciare da capo, a rileggere (si fa sempre e solo per dire) il contenuto dei pezzi elencati, trascurando tuttavia le rubriche, delle quali, come ricordavo, il pessimo stato di conservazione e l'impossibile grafia avrebbero aggravato piuttosto che facilitato il compito. In fondo dalle imbreviature non avrei dovuto ricavare gran cosa: nomi e luoghi. Semplice, no? Insomma, pensavo e mi comportavo come se già non avessi fatto l'esperienza, con i risultati che conosciamo. Ma tant'era. Dunque, nel futuro imminente potrei procedere così: alternativamente, a pioggia, tra le pievi inesplorate a nord di Milano e l'Archivio di Stato. E poi a Como. E a Lecco. E pure a Bergamo. E poi un’infinità di altre possibilità presso altri archivi inesplorati e sconosciuti, e... mi sono infine sorpreso a pensare che forse stavo davvero ammattendo.


17 dicembre 1996, martedì

Parrocchie delle Pievi Lacuali.

Pieve di Bellano:
- Bellano: SS. Giorgio, Nazaro e Celso;
- Muggiasca: S. Lorenzo;
- Noceno: SS. Pietro e Paolo.

Pieve di Dervio:
- Dervio: SS. Pietro e Paolo;
- Corenno Plinio: S. Tomaso di Canterbury;
- Dorio: S. Giorgio;
- Mont'Introzzo: S. Martino;
- Tremenico: S. Agata.

Pieve di Perledo (Monte di Varenna):
- Perledo: S. Martino;
- Esino: S. Vittore;
- Varenna: S. Giorgio.

Stamani, all'ASDM, ho estratto e esaminato tutti e i soli stati d'anime del '500 disponibili tra i documenti delle visite pastorali delle Pievi Lacuali, esclusa la parrocchia di Varenna che già avevo visto. Niente Guzzi. Per futura memoria elenco i documenti che ho visto:

- vol. I - q. 6 - 1597 - stato d'anime di Muggiasca;
- vol. IV - q. 11/13 - 1602 - stati d'anime di Vestreno, Sueglio, Introzzo e
Tremenico;
- vol. V - q. 16 - 1597 - stato d'anime di Bellano;
- vol. XI - q. 28 - 1597 - stato d'anime di Perledo;
- vol. XXI - q. 15 - 1567 - stato d'anime di Esino.

Può sembrare un lavoro di poco conto, ma il tempo che occorre per portarlo a termine è davvero molto. Se si incappa in qualcosa d'interessante il tempo vola; in caso contrario, pure. L'ASDM apre solo il mattino per tre ore. Nessun commento. Sono annoiato.


Il testo di questo capitolo può essere qui scaricato in formato ".doc" o ".pdf".






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