La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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27_La ricerca è finita

Il testo > dal capitolo 21 al capitolo 29


Suggerimento: chi non l'avesse già fatto dovrebbe prima leggere la " Home Page" e poi " La nota dell'autore".


Capitolo 27 –
La ricerca è… finita
(dal 5 febbraio 1997 al 17 marzo 1997)


5 febbraio 1997
, mercoledì

Una frustrante indecisione m’impediva di dare concreta risposta all'insistente richiamo degli archivi, giacché la consapevolezza di non poter più ricavare altre utili informazioni dalle solite vecchie carte bloccava il mio impulso a continuare la ricerca. Capivo di essere giunto alla conclusione della prima parte di questo lavoro e che dunque era arrivato il tempo che mi dedicassi alla seconda parte, quella, cioè, della ricostruzione storica dell'ascendenza, calando ciascuna famiglia nel suo proprio contesto storico secondo criteri che andavano prendendo forma nella mia mente. E se questa era la linea che logicamente avrei dovuto seguire un blocco psichico m’impediva di dare sfogo a ciò che capivo essere l'unico ed assennato comportamento. Così perdevo il mio tempo assistendo inerme alla diatriba, quasi che il problema non mi riguardasse, tra una parte di me, quella raziocinante, che prospettava l'inutilità di ulteriori ricerche e l'altra, quella che avrei voluto ma che non riuscivo a far tacere, che invece mi prospettava la possibilità di altri fortunosi e fascinosi ritrovamenti. Ebbene, l'esito della diatriba non poteva essere che uno: eccomi dunque una volta ancora all'ASMi a cercare l'investitura tra Giacomo (1503?), o addirittura Antonio (1480?), e i signori Fossani, dal quale desumere il solo dato veramente importante che ancora mi mancava: il luogo di provenienza del primo massaro di Varena.
L'esperienza mi ha insegnato che negli archivi il tempo vola: così, senza distrarmi, avendo da soddisfare due vecchie curiosità, ho chiesto i pezzi 15198 e 15199 del notaio Masperi Francesco quondam Tomaso (1559-1590) per rinvenirvi l'atto del 31/3/1565 portante "
Dote di Marta Iricoe quondam Giovanni Antonio ad Andrea Gussi quondam Michele", e quello dell'11/11/1566 portante "Dote di Maddalena Arnaboldi di Giovanni Antonio a Gaspare Varenna quondam Giovanni". Quindi, dopo aver ottenuto i pezzi ed aver individuato e contrassegnato l'allocazione delle imbreviature, ho riposto i fascicoli nell'armadio dei "pezzi in attesa" e mi sono prenotato per le fotocopiature. Poi mi sono fatto consegnare il pezzo 9256 del fondo notarile (notaio Carcani Paolo quondam Francesco, 1521-1557). Ho sfogliato tutti gli atti sino all’anno 1544 senza ricavarne nulla, perché, oltre a non poterli leggere, molti sono risultati scoloriti dall'acqua, incollati e mangiucchiati. Ho potuto solo appurare che la maggior parte altro non erano se non testamenti. In ogni caso nessuna investitura Fossani in Guzzi (o Guzzi in Fossani). Ho quindi chiesto il pezzo 3391 del fondo rubriche notarili (notaio Giovanni Antonio Oldrini quondam Giovanni, 1517-1545), ma quando mi è stato consegnato il pezzo mi sono accorto di aver commesso un errore: nella richiesta avevo indicato "fondo notarile" invece di "rubriche notai". Ho restituito il pezzo senza poterne richiedere un altro, perché avevo già raggiunto la quota giornaliera massima consentita di quattro pezzi. Infine, ho ottenute le fotocopie delle due anzidette imbreviature.
La prima (Dote di Marta Iricoe ad Andrea Gussi), due paginette quasi leggibili se non fosse stato per il latino e le abbreviazioni, così esordiva:

"
Dos (a margine).
In nomine Domini anno a nativitate eiusdem millesimo quingentessimo sesagessimo quinto, indictione octava, sabbati xxxi et ultimo mensis martii.
Andreas de Gussis filius quondam Michaelis p(orte) c(umane) p(arrochie) sancti Prothasii in Campo foris Mediolani.
Contentus fuit... recepisse... ibidem...
A Aluisio de Irichoe filius quondam Ioannes Antonii, habitans in burgo Canturii
plebis Galliani ducatus Mediolani... Marthe de Irichoe eius Aluisii sororis...
libras ducentas...
"

e molto altro di cui mi è sembrato inutile, oltre che estremamente difficoltoso, tentare la lettura. Ed in fine:

"
Testes Luduicus Masperus, filius quondam dicti Thome p(orte) c(umane) p(arrochie) Sancti Bartholamei intus Mediolani, Ioseph *** filius quondam Ioannes Marie p(orte) c(umane) p(arrochie) Sancti Prothasii in Campo foris Mediolani, et Thomas de Monate filius quondam Gabrielis P(orte) C(umane) p(arrochie) Sancti Simpliciani..."

Il secondo (Dote di Maddalena Arnaboldi a Gaspare di Varenna) era costituito da due atti, uno incluso nell'altro, di cui quello esterno, un solo foglio e tre paginette scritte, serviva per recepirne un altro, ben più corposo e apparentemente redatto dallo stesso notaio Masperi, che doveva essere l'atto di costituzione di dote vero e proprio. Ebbene, con tale secondo atto "Gaspar de Varena" del fu Giovanni del luogo di Intimiano otteneva dal massaro Giovanni Antonio Arnaboldi, pure del luogo di Intimiano, duecentocinquantasette lire di qualcosa che non ho capito, e tanti altri beni da costituire un lungo elenco, a titolo di dote di Maddalena Arnaboldi, moglie di Gaspare e figlia del detto massaro.
Inutile dire che le due imbreviature hanno attizzato la mia curiosità: la prima perché sembrava coinvolgere il cognome Guzzi, forse in una versione, Gussi appunto, che avrebbe potuto essere la fedele trascrizione della pronuncia dialettale del cognome Guzzi, o viceversa; la seconda perché coinvolgeva due nomi, Gaspare, come il nostro Gaspare (1576), e Varena, che tanto bene conoscevo.
Mentre lasciavo l'Archivio già mi dicevo che il prossimo accesso (e come avrebbe potuto essere diversamente?) sarebbe stato all'archivio della diocesi per frugare nelle vecchie carte delle visite pastorali alle varie parrocchie indicate nei due nuovi antichi atti notarili.


7 febbraio 1997
, venerdì

Chissà per quale mai ragione, dopo averlo a lungo cercato sui registri delle esequie di diverse parrocchie milanesi, non ho mai pensato di cercare l'atto di morte di Agostino (1815) presso lo stato civile del Comune di Milano, dacché i relativi dati sono disponibili già e forse prima dell'anno 1866. Stamani, pertanto, prima di recarmi all'ASDM, ho fatto tappa agli uffici comunali e ho chiesto all'impiegato addetto alle ricerche "antiche" notizie non solo della morte di Agostino ma anche di Gaetano (1790?), di sua moglie Bestetti Maria e, chissà mai, della di loro figlia Cherubina. Una veloce ricerca negli indici ha dato esito positivo per Agostino: morì nel 1876. Nulla invece per gli altri tre. Ho convenuto con l'impiegato che sarei passato di lì a qualche tempo per avere più dettagliate informazioni.
Sono quindi approdato all'ASDM. In relazione all'atto di costituzione di dote ad "Andreas de Gussis filius quondam Michaelis p(orte) c(umane) p(arrochie) Sancti Prothasii in Campo foris Mediolani" ho trovato che le visite pastorali alla parrocchia di "S. Protaso alle Tenaglie, o in Campo di fuori, o in Tabulario" erano contenute nel Volume II dei "Corpi Santi di Porta Comasina". I quaderni 19, 21, 22, 23, 24 e 25 riguardavano altrettanti stati d'anime dell'anno 1590 e del XVI secolo, ma senza date, sia della parrocchia della S.S. Trinità che di quella di S. Protaso in Campo di fuori. Dal loro lungo e laborioso esame, che ho potuto completare solo per una metà prima della chiusura dell'Archivio, non è scaturito nulla: del cognome Gussi, o Guzzi, ma anche Marelli, non un accenno.


12 febbraio 1997, mercoledì

Mattinata senza storia all'ASDM: ho completato l'esame degli stati d'anime di S. Protaso in Campo fuori Milano senza che emergesse alcunché d'interessante. Prima, però, di continuare la ricerca secondo gli schemi prefissati, la mia attenzione è stata attratta dal Volume I dedicato ai "Corpi Santi di Porta Comasina", costituito dal un corposissimo stato d'anime del XVI secolo della parrocchia della S.S. Trinità "extra Portam Cumanam". Mi ero appena immerso nell'esame che... ho dovuto lasciare l'Archivio: erano già trascorse tre ore.

14 febbraio 1997, venerdì

Stamani, allo stato civile del Comune di Milano, ho finalmente raccolto poche ma precise informazioni, peraltro riferitemi solamente a voce dall'incaricato, circa la morte di Agostino (1815), che sarebbe avvenuta il 18 febbraio 1876 alle ore 10 di sera nella sua casa in corso Vittorio Emanuele 37 (atti comunali 184/D-I; 876). Non ho ritenuto di farmi rilasciare un normale certificato di morte perché avrebbe contenuto dati anche più scarni di quelli che avevo comunque raccolto per le vie brevi; né l'impiegato mi ha consentito la fotocopiatura della pagina dell'antico registro, perché, equivalendo al rilascio di un estratto integrale, avrei dovuto prima munirmi di apposita autorizzazione da rilasciarsi dalla Procura della Repubblica. Per il momento, ma con la riserva di provvedervi in un secondo tempo, non mi occorreva conoscere altro e me ne sono andato.
All'esatta conoscenza dell'anno di morte di Agostino (1815) conseguono nuove considerazioni. Occorre rifarsi alle pagine del 28 giugno 1995, dove ho descritto l'ispezione nelle Guide Bernardoni alla Biblioteca di Brera, per comprendere ora, con migliore cognizione di causa, che l'attività di armaiolo venne svolta da Agostino, che forse già la svolgeva quando si sposò nel 1848, sino a non oltre il 1876, anno della sua morte. E anche se le "Guide" dicono che Agostino fu il titolare dell'armeria sita in Galleria De Cristoforis sino al 1881, è ovvio che il titolare effettivo, dal 1876 almeno, a non oltre il 1884, fu quell'altro Marelli, di nome Pietro, che lasciò il posto ad un altro Marelli ancora, di nome Giuseppe, che nel 1885, o forse poco prima, trasferì la bottega dal centro di Milano a corso S. Gottardo. Ebbene, come non ci si può improvvisare armaioli, così penso che Agostino dovette apprendere il mestiere prima di diventare titolare dell'armeria. Nacque nel 1815 e poté iniziare l'apprendistato, considerata la delicatezza dell'attività, ad un'età di circa vent'anni, dunque intorno al 1835. Per affinarlo a dovere, l'apprendistato dovette durare non meno di una decina d'anni, forse anche perché ancora non aveva accumulato i mezzi sufficienti per mettersi in proprio: non mi sembra quindi azzardato presumere che divenne titolare della bottega, forse di quella stessa del suo datore di lavoro, tra il 1845 e il 1848. Nel 1848 convolò a nozze, eccetera, eccetera. Nel 1876 morì. Ecco dunque sinteticamente delineato, pur con tutte le approssimazioni del caso, l'iter terreno del nostro Agostino, che visse poco meno di sessantuno anni.
Le considerazioni di poc'anzi, che credo di poter ritenere verosimili, comportano il seguente corollario. Gaetano (1790?) - e qui bisognerebbe rinfrescare la memoria rileggendo le pagine del 29 giugno e del 2 luglio 1995 - nel 1830 doveva già trovarsi a Milano a cogestire col suocero l'attività di cappellaio. Come è detto nelle pagine del 2 luglio 1995 Giovanni Bestetti, che dovette nascere intorno al 1765, non poté vivere sino al 1866, ultimo anno nel quale risultava svolgere ancora la sua attività di cappellaio in via del Torchio. E' ovvio che non di Giovanni Bestetti si trattava, ma del nostro Gaetano. Ipotizzare quando Giovanni Bestetti cessò l'attività non è facile; è forse più facile ipotizzare quando la cessò Gaetano: intorno al 1866, anno nel quale la bottega sparì dalle "Guide". Tuttavia il 1866 mi sembra poco verosimile, intanto perché Gaetano avrebbe avuto la non trascurabile età, per quei tempi, di settantasei anni, ma soprattutto perché dal 1866 incluso in poi non risulta allo stato civile del Comune di Milano la morte di Gaetano. Un anno tra il 1860 e il 1863 potrebbe invece essere quello corretto per collocarvi il suo trapasso. Ma da ciò ad averne la certezza ne corre assai. All'evidenza, solo i registri parrocchiali potrebbero dare la risposta definitiva, ma la mancanza di elementi per individuare la parrocchia giusta osta sempre alla soluzione del problema.
Terminata la breve scorreria nei registri dello stato civile del Comune, mi sono recato all'ASDM determinato a rivedere la copia del registro dei morti per l'anno 1876 della parrocchia di S. Carlo al Corso, per trovarvi, ove mai mi fosse sfuggito, l'annotazione delle esequie del nostro Agostino (1815). L'esito, come non poteva essere diversamente, è stato negativo. Tuttavia non ho saputo rassegnarmi. Ho chiesto allora al sempre presente dott. Figini quale potesse essere nel 1876 la chiesa parrocchiale competente per il civico numero 37 di corso Vittorio Emanuele atteso che quella di S. Carlo proprio non sembrava essere stata. Forse quella di Santa Tecla in Duomo, parrocchia metropolitana, è stata la risposta. Senza porre tempo in mezzo mi sono fatto consegnare la copia del registro dei morti di Santa Tecla, ma la ricerca è durata giusto il tempo per constatare la totale mancanza di annotazioni dal 1867 al 1899. Dunque, posto che quella di Santa Tecla sia stata davvero la chiesa parrocchiale dove vennero celebrate le esequie, altro non mi rimaneva da fare che andare in Duomo a importunarne il parroco.
Ho quindi proseguito nella disamina dello stato d'anime del secolo XVI, steso verosimilmente in un anno tra il 1570 e il 1575, della parrocchia della S.S. Trinità (Corpi Santi di Porta Comasina, vol. I), e quasi verso la fine vi ho trovato una famiglia Marelli così composta:

Status animarum ecclesie parochialis Santissime Trinitatis extra portam cumana

Nella casa de me[s]ser Caio Pietro Serono
Nella stretta

Giovanni Pietro de Marelli d'anni 30
Catarina sua moglie d'anni 40
Jacomo Antonio suo figliolo d'anni 6
Francesca sua figliola d'anni 4
Alvigi suo figliolo d'anni 1
”.

Il ritrovamento, ancorché di un Marelli invece di un Guzzi - ma sappiamo che i nostri Guzzi in quello scorcio di secolo erano anche Marelli - non poteva lasciarmi indifferente, perché i nomi di tutti i componenti di quella famiglia milanese richiamavano i soliti e noti nomi di Vighizzolo: Giovanni Pietro, di anni 30, richiamava sia il nostro Pietro di Varena, fratello di Giacomo, sia Giovanni Antonio figlio del medesimo Pietro, sia Giovanni figlio di Francesco di Varena, fratello di Giacomo e Pietro. Giacomo, di anni 6, non ha bisogno di commenti. Francesca, di anni 4, pure. Per non parlare del nome Antonio appartenuto al più lontano soggetto della stirpe finora rintracciato. Pure Alvigi trovava indirettamente riscontro nella stirpe, perché era il nome di un figlio di Pietro Antonio Guzzi della cascina Costa. Di quell'Alvigi esiste corposa traccia nell'annotazione del suo matrimonio, celebrato il 23 luglio 1597, che ho riportato e commentato nelle pagine del 31 gennaio 1996. Ebbene, le surriferite circostanze non potevano non destare la mia attenzione per ciò che mi sembrava più che una casuale coincidenza, e cioè che questi altri Marelli di Milano potessero essere in legati ai nostri di Cantù. Tuttavia non intendo andare oltre, per evitare che mi si addebiti di voler vedere a qualunque costo un nesso che non riuscirei a dimostrare.
Ho lasciato l'Archivio pensando che l'indomani sarebbe stato un altro giorno, confortato nella speranza, irremovibile e cocciuta, che prima o poi sarei incappato in qualche elemento che mi avrebbe agganciato ai Guzzi-Marelli nel '400.


24 febbraio 1997, lunedì

L'idea di trovare le esequie di Gaetano (1790?) mi perseguita. Stamani, all'ASDM, nella scia di quanto già avevo fatto il 14 scorso, ho voluto vedere la copia del registro dei morti di Santa Tecla per gli anni precedenti il 1866. La ricerca ha compreso il periodo dal 1866 al 1848, ma il risultato è stato negativo. Intanto, però, avevo speso una quantità di tempo. L'intenzione era quella di esaminare gli stati d'anime del XVI secolo della parrocchia di S. Protaso in Campo di dentro o al Castello, contenuti tra i documenti delle Visite Pastorali alla Parrocchia di S. Fedele, e tra quelli della "Miscellanea Città", ma non ho nemmeno iniziato, ché avrei dovuto smettere di lì a poco. Ho preferito rinviare l'operazione ad altra data e, una volta tanto, ho lasciato l'Archivio prima della chiusura.


26 febbraio 1997, mercoledì

ASDM. L'accesso odierno è stato dedicato a una sola operazione: vedere uno stato d'anime del 1633 contenuto nel Volume III, quaderno 12, delle Visite Pastorali alla parrocchia Milanese di S. Simpliciano. Tanto la ricerca è stata veloce quanto l'esito è stato negativo.


28 febbraio 1997, venerdì

Stamani ho preferito recarmi all'ASMi per portare avanti, invero senza grande convinzione, il programmino di lavoro approntato il 13 dicembre scorso. Le operazioni, di cui riferisco sommariamente, hanno dato esito sconsolatamente negativo.
Dapprima ho chiesto e ottenuto il pezzo 3391 delle rubriche notarili contenente, appunto, la "Rubrica Domini Ioannes Antonii Oldrini incipit 1517... 1543" redatta, per quanto ho potuto capire, non dal notaio medesimo, ma da un "Antonio Rippa" (o qualcosa di simile), che fu, forse, il soggetto depositario e, forse, anche notaio operante in Milano sotto la parrocchia di S. Margherita. La rubrica, oltre ad essere stata vergata con grafia molto, molto "paleo", e dunque già illeggibile per conto suo, è risultata quasi completamente scolorita dall'acqua e, in sovrappiù, molto corrosa. Non avendo alternative, ho allora determinato i pezzi componenti la raccolta del notaio Oldrini e il risultato è stato il seguente:

pezzo 8684 dal 08/01/1517 al 05/08/1519
pezzo 8685 dal 06/08/1519 al 19/03/1521
pezzo 8686 dal 19/03/1521 al 27/07/1523
pezzo 8687 dal 11/08/1523 al 02/10/1525
pezzo 8688 dal 03/10/1525 al 31/01/1533
pezzo 8689 dal 10/02/1533 al 11/01/1535
pezzo 8690 dal 28/04/1535 al 09/09/1545

Poi mi sono fatto consegnare il pezzo 8684 e... ommìoddìo! Non mi ci è voluto molto per capire che stavo solo perdendo tempo, onde, per non sprecarne ulteriormente e per eliminare ogni residua illusione, mi sono fatto consegnare, per fare una sorta di verifica a campione, il pezzo 8689 per avere la definitiva conferma, ove ve ne fosse stata ancora la necessità, dell'inutilità di continuare l'operazione. E' il caso che riferisca l'esito?
Intanto la mattinata se n'era andata senza che ancora mi fossi convinto ad abbandonare ogni ulteriore ricerca negli atti notarili.


5 marzo 1997, mercoledì

ASDM. L'ultima ricognizione che avevo in animo di fare nei registri delle visite pastorali alle parrocchie milanesi, consisteva nell'esame degli stati d'anime della parrocchia di S. Protaso in Campo "intus Mediolani" o al Castello. I censimenti che mi sono limitato a vedere, contenuti tra i documenti delle Visite alla parrocchia di S. Fedele, sono stati i seguenti:

vol. XLVII, q. 4-6, stato d'anime del 1574; q. 11, stato d'anime del XVI sec.

La lettura di quelle vecchie carte, una volta tanto ben ordinate e facilmente leggibili, è stata piacevole e interessante, sebbene l'esito sia stato ancora una volta sconsolatamente negativo.


17 marzo 1997, lunedì

Procedo stancamente in assenza di un filo conduttore. Così stamani, giusto per tenere vive le poche e piccole braci che ancora sopravvivevano sotto la cenere, mi sono recato all'ASMi per proseguire la ricerca negli atti notarili, pur consapevole di ripetere passi che avevo già fatto con esito negativo. Ho così riesaminato il pezzo 8040 contenente gli atti rogati dal notaio Vimodroni Giovanni Pietro dal 1512 al 1524, e sono giunto alle conclusioni già note: quel notaio rogò soprattutto a Milano sotto la parrocchia di S. Simpliciano, ma anche sotto quella di S. Carpoforo "fuori Milano", redigendo soprattutto testamenti. Rogò invece ben poco nel canturino. Ovviamente non ho reperito nulla di qualche interesse. Poi, dal fondo “Rubriche notarili" ho chiesto il pezzo 146 del notaio Alzate Martino quondam Bernardino (1506-1577) e l'ho trovato in condizioni peggiori di quanto non l'avessi trovato la volta precedente. All'evidenza tutte le volte che il volumetto, rinsecchito, consumato dall'acqua e straordinariamente mangiucchiato, viene chiesto in visione subisce un degrado peggiore di quello che subirebbe in cinquant'anni di riposo nel suo cantuccio. Sarebbe bene che nessuno ci mettesse più le mani. Quindi, considerato che dalla rubrica non avrei cavato assolutamente nulla, quasi alla fine del tempo che ancora avevo a disposizione ho chiesto il pezzo "notarile" 7066 dello stesso notaio Alzate Martino (si confrontino in merito le pagine del 3 maggio 1996) per sondarne, a mo' di campione, la "leggibilità": ebbene, non esagero dicendo che quelle imbreviature, all'apparenza redatte con scrittura ordinata e calligrafica, ma con inchiostro il cui colore nel tempo è virato dal nero al beige quasi trasparente, mi hanno causato un forte senso di nausea. Ed è stato tutto.
Sono annoiatissimo.


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