La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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28_Un ritorno di fiamma

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Capitolo 28 –
Un ritorno di fiamma
(30 settembre 1998)

30 settembre 1998, mercoledì

Non si creda che il desiderio di continuare la ricerca si fosse completamente inaridito: solo non mi sentivo più abbastanza motivato per tentare nuovi approcci dopo l’annoiante ispezione all'Archivio di Stato del 17 marzo 1997. Così, pur dicendomi, più per farmi coraggio che per reale convinzione, che mai avrei potuto rinunciare alla ricerca del luogo di provenienza dei nostri bravi Guzzi prima che approdassero alla cascina Varena, son dovuti trascorrere diversi mesi perché una tardiva quanto banale intuizione mi inducesse a riprendere la ricerca con nuova determinazione. Come, però, qualche sbirciatina in taluni archivi nel frattempo l'avevo comunque data così attendevo l'occasione propizia per riprendere la stesura di questo diario. Ebbene, l'occasione è scaturita in questi giorni a seguito degli ultimi ma non casuali accessi all'Archivio Storico Diocesano di Milano, dove ho rinvenuto... Ma non è il caso che stravolga la cronologia degli eventi. Andiamo per ordine.
Agostino (1815), l'armaiolo, morì, come sappiamo, nel 1876. Quando feci la scoperta non ritenni utile acquisire subito la relativa documentazione, ma fu un errore. Vi ho posto rimedio il primo aprile scorso ottenendo dall'ufficio di Stato Civile del Comune di Milano un estratto autentico dell'originale annotazione (anno 1876, n. 184, Regg. D, P.te I), che qui integralmente trascrivo.

- morte di Agostino (1815).



Numero 184
Marelli Agostino

L'anno milleottocentosettantasei, addì Dieciotto di Febbraio,
a ore
--- meridiane dodici e minuti quindici, nella Casa comunale.
Avanti di me
Dottor Pompeo Bennati, Segretario Delegato dal Sindaco
con atto del primo corrente anno, debitamente approvato
Uffiziale dello Stato Civile del Comune di MILANO, sono comparsi
Legnani Giacomo
, di anni cinquantuno, Impiegato, domiciliato
in Milano
, e Bozzi Davide, di anni quarantotto
Impiegato
, domiciliato in Milano, i quali mi hanno dichiarato che a ore pomeridiane dieci e minuti --- di ieri, nella casa posta in
C.V. Emanuele
al numero 37, è morto Marelli Agostino
di anni sessanta, armaiuolo, residente in Milano,
nato in Camnago, dal fu Gaetano, Cappellaio, domiciliato in
vita a Baggio
, e dalla fu Bestetti Maria, Agiata, domi-
ciliata in vita a Baggio, Marito a Messa Carolina.
A quest'atto sono stati presenti quali testimoni Barzaghi Michele,
di anni quarantacinque, Portiere, e Crespi Paolo, di anni
Trentasette
, Impiegato, ambi residenti in questo Comune. Letto il presente atto
a tutti gl'intervenuti, si sono i medesimi meco sottoscritti.
Legnani Giacomo Bozzi Davide
Barzaghi Michele Paolo Crespi
Pompeo Bennati
”.



Del chiaro testo del su esteso atto, dopo aver stabilito l'esatta data della morte di Agostino (1815) al 17 e non al 18 febbraio 1876, mette conto evidenziare due nuovi elementi, uno errato e uno innovativo. E' errato il luogo di nascita; è innovativo il domicilio dei genitori in vita. Quanto al luogo di nascita sappiamo che il nostro bravo armaiolo nacque, nel 1815, a Cremnago di Inverigo, non a Camnago. Di Camnago ne esistono due: uno, comune autonomo sino al 1928, è una frazione di Faloppio, comune sparso in provincia di Como con sede comunale in località Gaggino; l'altro è frazione del comune di Lentate sul Seveso in provincia di Milano. Se la ricerca, nella sua parte iniziale, l'avessi condotta, invece che su quelli parrocchiali, sulla scorta degli atti comunali di stato civile mi sarei trovato in guai ben più consistenti di quelli che pure ho incontrato. Quanto al domicilio in vita dei genitori di Agostino, cioè il famoso Gaetano (1790?), cappellaio, e sua moglie Maria, figlia dell'altrettanto famoso cappellaio Giovanni Bestetti, devo dire che la scoperta del nuovo elemento se per un verso mi ha consentito di conseguire almeno la certezza del luogo e della data della morte di Gaetano, dall'altro mi ha procurato un mal di testa tale che tuttora ne soffro i postumi.
Perché, contenendo l'atto anche l'indicazione del domicilio in vita di Gaetano e di sua moglie, ho finalmente potuto conoscere la parrocchia, quella di S. Apollinare di Baggio, ora quartiere di Milano, ma comune autonomo sino al 1923, dove andare a cercare, a colpo praticamente sicuro, le annotazioni delle esequie. Così il 17 aprile scorso, rinverdendo la simpatica frequentazione, mi sono recato all'Archivio Storico Diocesano di Milano dove senza difficoltà ho potuto mettere le mani, dopo tutte le precedenti inutili peregrinazioni nei registri di diverse parrocchie, sulla copia del registro dei morti contenente le esequie di Gaetano e di sua moglie Maria Bestetti. Eccone i testi.


- morte di Maria Bestetti (1789).


Libro degli atti di morte della Parrocchia di S. Apollinare del luogo di Baggio
Anno 1862
Numero 12
Indicazioni del defunto
Sesso e nomi
Femmina:
Bestetti Maria
Età: 72
Religione: cattolica
Condizione: Moglie di Gaetano Marelli
Patria e domicilio: Nata in Monte e domiciliata in Baggio
Indicazione dei genitori: Furono Giovanni e Viganò Emilia
Data e luogo della morte: 8 Giugno 1862 a mezzogiorno in casa di propria abitazione
della visita:
d(etto) d(etto) d(etto)
della tumulazione: 9. d(el) d(etto) nel cimitero di questa Par(occhi)a
Ultima malattia o motivo della morte: Congestione cerebrale
Annotazioni
: ----------

- morte di Gaetano Marelli (1790?).



Libro degli atti di morte della Parrocchia di S. Apollinare del luogo di Baggio Anno 1863
Numero 34
Indicazione del defunto
Sesso e nomi
Maschio:
Marelli Gaetano
Età: 69
Religione: Cattolico
Condizioni: Vedovo di Maria Bestetti, ca[p]pellajo
Patria e domicilio: Nato in Cantù e domiciliato in Baggio
Indicazione dei genitori: furono Agostino e Riboldi Antonia
Data e luogo
della morte:
12 ottobre 1863 alle sei pom(eridian)e in casa di propria
abitazione
della visita: 13 d(el) d(etto)
della tumulazione: 14. d(el) d(etto) nel Cimitero di questa Par(rocchi)a
Ultima malattia o motivo della morte: illeggibile
Annotazioni: -------“.




Orbene, tutto fila liscio relativamente a Maria Bestetti di Monte: si chiamava come doveva; aveva alla morte 72 anni compiuti il 23 agosto 1861, onde risultava correttamente nata nel 1789 come doveva e come sappiamo; i nomi dei genitori erano pure proprio quelli che dovevano essere. Ma Gaetano di Cantù! Se questo mio bravo ascendente ebbe in vita sorte incerta come la storia della sua anagrafe e del suo stato civile dovette allora essere ben tribolato e infelice.
Intanto, e con riferimento al contenuto delle pagine di questo diario del 29 giugno 1995, posso completare quelle note osservando che, quasi coincidendo il momento della morte di Gaetano con quello di sparizione della ditta "Giovanni Bestetti" dalle Guide Bernardoni, il Gaetano cappellaio degli atti anagrafici non poteva essere che il Giovanni Bestetti cappellaio delle stesse Guide. In altre parole posso oggi affermare che quando Gaetano si trasferì a Milano lo fece forse insieme e sulla scia di messer Giovanni prima per cogestire e poi, dopo la morte di questi, per gestire in proprio la cappelleria tra la contrada di S. Sisto e quella del Torchio dell'Olio; e che il divario temporale tra l'anno della morte di Gaetano e quello della sparizione della ditta "Giovanni Bestetti" dalle Guide è spiegabile con il tardivo loro aggiornamento da parte dell'editore. Posso quindi oggi completare quelle note affermando che Gaetano per certo fece il cappellaio a Milano tra il 1847 almeno e il 1863, anno nel quale morì a Baggio dove nel frattempo era andato ad abitare. Stabilire invece quali attività abbia potuto svolgere tra il 1813, anno nel quale sposò Maria Bestetti abitando a Cremnago e facendo l'oste, e il 1847 non è possibile; ma mi è anche difficile pensare che a Cremnago, e solamente a Cremnago, abbia svolto sempre e solo l'attività di oste. Mi torna invece più facile pensare che abbia fatto il cappellaio a Milano anche prima del 1847, dove era andato a vivere col figlio Agostino. Il quale, dopo essersi messo in proprio, nel mese di novembre del 1848 lasciò la famiglia paterna per sposare, trentatreenne, la venticinquenne Carolina Messa.
Ma torniamo al nostro Gaetano. Aveva alla morte, secondo la recente scoperta, sessantanove anni compiuti, onde doveva essere nato appena qualche mese prima dell'ottobre del 1794, non intorno al 1790 come avevo ipotizzato; aveva sì un padre di nome Agostino, come doveva, ma non aveva una madre di nome Angela Arnaboldi come invece avrebbe dovuto: il nome era Antonia Riboldi. Il lettore può immaginare il panico che m'è preso quando ho fatto la nuova devastante constatazione che sembrava mettere in forse una cospicua parte della ricerca se Agostino (1763) non fosse stato il padre del nostro Gaetano. Da quel momento, e per molti giorni, la mia mente non ha potuto analizzare con la necessaria freddezza la nuova apparente realtà che sembrava portare alla rottura del filo costruito, e non riusciva a cogliere quegli elementi che sembravano invece per la prima volta collegare, piuttosto che separare, il nostro Gaetano dall'Agostino del 1763. Intanto, però, ossessionato dall'idea non tanto di aver lavorato a lungo per nulla o per poco, quanto di essere stato turlupinato da circostanze perverse, il 6, il 7 e il 15 maggio scorsi mi sono recato all'Archivio Storico Diocesano di Milano per mettere mano, per l'ennesima volta, alle copie dei registri dei battesimi e dei matrimoni delle parrocchie di S. Paolo, S. Michele e S. Teodoro di Cantù, e dei SS. Pietro e Paolo di Vighizzolo, tra il 1770 e il 1805, per scrutare se tra i tanti cognomi di quegli atti apparisse anche qualche "Riboldi" che potesse essere accomunato, se non proprio alla mia stirpe, quanto meno al cognome Marelli. Ebbene, nel Borgo, nel periodo anzidetto, non ho trovato mai tale cognome né tra i matrimoni né tra i battesimi, mentre ne ho trovato una piccola presenza a Vighizzolo. Vediamo.
Ho trovato:
- l'1/2/1780 il matrimonio tra Giuseppe Antonio Arnaboldi del fu Carlo Francesco di Vighizzolo e Angela Maria Riboldi figlia del fu Francesco;
- il 17/1/1788 il matrimonio tra Francesco Antonio Riboldi del fu Carlo Giuseppe di Vighizzolo e Angela Colombi di Isidoro;
- il 21/1/1771 il battesimo di Gian Battista Riboldi di Carlo Giuseppe e Maria Baragia;
- il 4/10/1774 il battesimo di Gian Francesco Riboldi di Carlo Giuseppe e Maria Baragia;
- il 20/6/1978 il battesimo di Gian Francesco Giulio Riboldi di Carlo Giuseppe e Maria Baragia;
- incidentalmente il 27/10/1780 il battesimo di Rosa Maria Marelli figlia di Paolo Marelli e Giuseppa Cappeletta; il compadre fu il nostro Agostino Marello (1763) figlio del fu Francesco di Vighizzolo (ovviamente anche di Varena);
- il 28/3/1781 il battesimo di Maria Teresa Arnaboldi di Gian Antonio (ma avrebbe dovuta essere Giuseppe Antonio) e Angela Riboldi;
- il 21/4/1781 il battesimo di Gian Serafino Riboldi di Carlo Giuseppe e Maria Baragia;
- il 20/11/1788 il battesimo di Rosa Maria Arnaboldi di Giuseppe Antonio e Angela Riboldi;
- il 20/11/1788 Isabella gemella di Rosa Maria ut supra;
- 13/1/1789 il battesimo di Rosa Maria Riboldi di Francesco Antonio e Angela Colombi;
- il 14/3/1791 il battesimo di Angelo Arnaboldi di Giuseppe Antonio e Angela Riboldi;
- il 7/8/1791 il battesimo di Giuseppa Maria Riboldi figlia di Francesco Antonio e di N.N. (che dovrebbe essere Colombi; ne vedremo appresso le ragioni);
- il 14/3/1792 il battesimo di Giuseppe Antonio Arnaboldi di Giovanni e Santina Colombi;
- il 19/4/1792 il battesimo di Serafino di Francesco Arnaboldi e di Rosa Castiglione.
Sotto il 3/2/1793, infine, ho ritrovato il battesimo di Maria Angela Marelli, di Agostino e di Angela Arnaboldi, sorella, o presunta tale, del nostro Gaetano.
Dunque, come si vede, una sparuta presenza proprio e solamente a Vighizzolo, di tre o quattro famiglie Riboldi, apparentemente tra loro collegate, nelle quali, per ironia della sorte, compare anche il cognome Arnaboldi. Comunque, a dissipare ogni residuo dubbio, nessun collegamento tra Riboldi e Marelli, né, tanto meno, un matrimonio o una nascita che facesse da spia ad un qualsiasi accasamento tra un Marelli e una Riboldi. Devo dire, ed eccoci al punto, che mentre reiteravo l'annoiante ricerca, a meningi raffreddate m'è venuto fatto di pensare che il suono della la parola "Riboldi" non differiva molto da quello della parola "Arnaboldi": sempre in "...boldi" finivano! Intendo dire che se dall'atto di morte avessi trovato che la madre di Gaetano fosse risultata col nome di Maria Bianchi o, che so?, Luigia Rossi, avrei dovuto necessariamente concludere che il filo che avevo costruito da Agostino (1763) a risalire, non avrebbe potuto riguardare la mia stirpe. Invece, continuavo dicendomi, nella mente ingombra del parroco (sempre loro, poveri parroci!) quella Riboldi poteva anche essere la nostra Arnaboldi. Se non si preoccupavano di verificare i dati anagrafici gli ufficiali di stato civile, che si limitavano a raccogliere dati riferiti da terzi dichiaranti senza verificarne la fondatezza, perché mai avrebbe dovuto farlo un povero parroco? Intendo dire che se "Camnago" stava a "Cremnago" anche "Riboldi" poteva stare ad "Arnaboldi". Poteva essere, insomma, un banale caso di assonanza, in forza del quale al parroco di S. Apollinare di Baggio, quando scrisse la sua bella annotazione di morte, sembrò di ricordare che Gaetano Marelli, il suo bravo parrocchiano che faceva il cappellaio a Milano, marito di quell'altra sua altrettanto brava parrocchiana, come si chiamava? ah sì, Maria Bestetti, morta da poco e che tanto bene ricordava, ebbe genitori di nome Aaa...gostino e... An... An... Ar... Arna...boldi, no, Ri…boldi, mah!, forse An...gela Ar..., no, forse Antonia Ar..., no, ah sì, ecco, Antonia Ri...boldi. Antonia Riboldi. In fondo Antonia Riboldi, cognome forse molto più milanese che canturino, non suonava molto diversamente da Angela Arnaboldi, cognome invece sicuramente molto canturino. A ben pensare, proseguivo dicendomi, si potrebbe addirittura sostenere che quell'"Antonia Riboldi" nella sua assonanza con "Angela Arnaboldi" costituisca in assoluto il primo collegamento quasi o semi documentato tra i nostri Gaetano ed Agostino.
Ma esistono altri due punti sui quali posso ora fare qualche interessante considerazione: il primo riguarda l'anno di nascita del nostro Gaetano, il quale avendo, secondo il parroco, sessantanove anni compiuti quando morì, dovette nascere nel 1794. Purtroppo qui non esistono assonanze che aiutino le mie elucubrazioni, e dovrò accettare, tuttavia senza convinzione, la nuova circostanza, dacché non posso disattendere una fonte scritta che è più forte delle sole considerazioni contenute nelle pagine del 9 ottobre 1995. E ciò anche perché la nascita di Gaetano nel 1794 si inserisce tra le nascite note dei figli di Agostino altrettanto bene dell'anno 1790. Maria Angela, che diverrebbe così la secondogenita, nacque nel febbraio del 1793, onde, tenuto conto di un po' più di un anno per impiantare il cantiere e completare l'opera, Gaetano dovette nascere ragionevolmente tra marzo e settembre del 1794, e dunque in perfetta sintonia con le circostanze evidenziate dall'atto di morte. Serafino, poi, ora divenuto il quartogenito, essendo nato nel luglio del 1796 seguirebbe lui pure nelle nascite con tempistica ineccepibile.
Il secondo punto riguarda invece la mia vecchia convinzione, che non posso rimuovere, circa il presunto vero anno di nascita di Gaetano. Occorre dire che se l'età di Gaetano, dichiarata alla morte, fosse stata di sessantotto o di settant'anni, a causa della vicinanza impossibile delle nascite avrei dovuto concludere che l'Agostino del 1763 non poteva essere il padre del nostro Gaetano; non invece se l'età fosse stata di settantuno, o di settantadue, o di settantatre anni, perché in tali casi la nascita sarebbe caduta tra il 1790 e il 1792, dunque nell'arco di tempo, il più logico, che ho ipotizzato nelle pagine del 9 ottobre 1995. Ma anche, e non ultimo, che se Gaetano nacque nel 1794, nel 1813 dovette sposare solo diciannovenne la quasi ventiquattrenne Maria Bestetti. Naturalmente sarebbe stato possibile, ma la circostanza non mi convince soprattutto se si considera il lungo periodo sterile, anomalo in quei tempi, di Angela Arnaboldi tra il 1788 al 1793. Queste ragioni mi mantengono quindi nell'intima convinzione, ma solo intima, che Gaetano fosse più che sessantanovenne quando morì, e che il suo inserimento tra Maria Teresa e Maria Angela intorno al 1790 non sia affatto campato in aria: l'errore che più frequentemente ho trovato negli atti di morte stilati dai parroci è proprio quello dell'età dei defunti. Tuttavia, per quanto buone possano apparire le su esposte argomentazioni, in mancanza di diversi e documentati elementi probatori farò di necessità virtù e riterrò corretto il 1794 quale anno di nascita del nostro Gaetano, sempre figlio, ma ora terzogenito, dell'Agostino del 1763, che continuerò a ritenere "il nostro".
A questo punto potrei concludere la stesura delle pagine odierne con la descrizione dell'ultimo e fondamentale ritrovamento presso l'Archivio Storico Diocesano di Milano, se non ritenessi meritevole di piccola parentesi il fenomeno dell'attribuzione del cognome "Colombo" e "Colombi" a taluni soggetti. Invero avevo notato la circostanza in diverse altre occasioni, ma, preso da più pressanti intendimenti, mai mi ero soffermato a valutarne la portata. La messa a fuoco l'ho fatta quando, durante la peregrinazione tra le copie degli atti di matrimonio e di battesimo poc'anzi accennata, mi sono imbattuto nel battesimo del 13/1/1789 di Rosa Maria figlia di Francesco Antonio Riboldi e Angela Colombi, e del battesimo della sorella Giuseppa Maria, del 7/8/1791, figlia di Francesco Antonio Riboldi e di N.N. Mentre scorrevo queste annotazioni, mi sono reso improvvisamente conto del collegamento esistente tra la dizione "N.N.", della seconda annotazione, con la madre della neonata, Angela Colombi appunto, della prima annotazione. Ho allora realizzato che in precedenti occasioni in alcuni atti di matrimonio avevo visto definiti col cognome di "Colombo" e "Colombi" soggetti che erano "figli dell'hospitale", anche se erano sempre vissuti con un "padre adottivo" che portava tutt'altro cognome; e ciò che m'era rimasto più impresso era il fatto che tutti quei "Colombo" e "Colombi" fossero "figli" non di un ospedale qualsiasi, ma sempre e solamente dell'Ospedale Maggiore di Milano. Ho dedotto, in altri termini, che avevano cognome "Colombo" tutti e solo quei soggetti che, figli di genitori incogniti, erano stati abbandonati alla nascita ed erano stati accolti nelle strutture dell'ospedale milanese. I quali avrebbero continuato a portare il cognome "Colombo" anche quando fossero stati "adottati". Questa dunque è la ragione per la quale i cognomi "Colombo" e "Colombi" sono molto diffusi e uniformemente distribuiti nel milanese e non solo, e questa è la ragione per la quale la madre di Rosa Maria Riboldi è Angela Colombi nel battesimo del 13/1/1789 ed è invece figlia di N.N. nel battesimo di Giuseppa Maria Riboldi del 7/8/1791. La curiosità mi ha poi portato a scoprire che a Milano i Colombo derivavano il loro cognome dalla "colomba" che era il simbolo e il distintivo dell'ospizio di Santa Caterina della Ruota, la struttura dell'Ospedale Maggiore dove venivano accolti i trovatelli; in Emilia e in Romagna i Casadei, dalla denominazione (casa Dei) di ospizi e istituti per orfani e trovatelli; in Toscana gli Innocenti dal nome di un antico ospizio fiorentino, lo "Spedale degli Innocenti"; e così via più o meno in tutte le regioni della penisola.


E veniamo al dunque. Il lettore avrà notato che la mia ultima e più grande preoccupazione, che mi ha fatto perdere una quantità di tempo girovagando più o meno a vanvera tra le copie delle annotazioni di non poche parrocchie del lago di Lecco e della Brianza, è stata quella di trovare una traccia che mi conducesse al luogo di provenienza dei Guzzi prima che approdassero alla cascina Varena di Vighizzolo di Cantù. Ebbene, un giorno furibondamente caldo e afoso dell'appena trascorso mese di agosto m'è balenata improvvisa la consapevolezza che il capo pieve di Cantù, prima di S. Paolo, sino al 1582 era stato S. Vincenzo di Galliano. Presso l'Archivio Storico Diocesano di Milano avevo frugato e rifrugato in una quantità di vecchie carte, ma non avevo mai prestato la dovuta attenzione alla circostanza che, avendo dignità di parrocchia prima che il cardinale Carlo Borromeo ne sopprimesse la funzione, tra le carte delle "visite pastorali" di Galliano sarebbero potute esistere informazioni che non avrei dovuto trascurare. Era l'ultima speranza che avevo di trovare qualche nuovo elemento circa il luogo di origine dei Guzzi, e il ricordo sempre latente che un Giacomo senza cognome, che poteva essere il nostro, fosse definito "da Gaijano" nello stato d’anime sommario di Vighizzolo nell'anno 1569, aveva fatto infine emergere la vecchia nuova consapevolezza. Dovevo provvedere quanto prima, e una vocina mi diceva che qualche cosa avrei potuto trovare se solo il fascicolo fosse stato fornito di qualche stato d'anime decentemente leggibile. Così, spinto dalla nuova piccola grande speranza, il 23, il 25, il 29 e il 30 di questo mese mi sono recato all'Archivio Storico Diocesano di Milano per consultare tutto quanto avessi potuto trovare circa la parrocchia di S. Vincenzo di Galliano sino all'anno 1582. Ebbene, non mi metterò ad elencare l'assortimento di documenti anagrafici contenuti nel volume XII delle "visite" dedicato a Galliano; riferirò soltanto che nei vari censimenti, tutti successivi al 1569, non ho trovato traccia di alcun Guzzi (ma non poteva essere diversamente, come sarà evidente fra poco), e che invece ho trovato una traccia chiarissima e rivelatrice in un elenco di matrimoni. Nell'elenco (Visite, Galliano-Cantù, vol. XII, quaderno 8, 1569, matrimoni e pubblicazioni di Galliano) la prima annotazione in assoluto del parroco sul documento reperito così recitava:

matrimonio di Margherita, figlia di Pietro Guzzi di Varena.



del Prevosto de Galiano,
1569
Margarita filia Petri de Varena nupsit Jo[anne] Jacobo de Martiribus
die vigessimo tertio mensis Januarij
".
(“dal Prevosto di Galliano,
1569
Margherita, figlia di Pietro di Varena, sposò Giovanni Giacomo di Martiri
il giorno ventesimo terzo del mese di gennaio”).

Due sole striminzite righe, ma di importanza fondamentale. Da esse appare di tutta evidenza, almeno per chi abbia seguito le vicissitudini descritte in questo diario,:
- che Pietro di Varena altri non era se non il Pietro Guzzi, e dunque Marelli, fratello di Francesco e del nostro Giacomo, degli stati d'anime di Vighizzolo del 1573, di quello senza data (ma del 1574), e di quello del 1596 (meglio: del 1593);
- che Pietro, tuttavia abitante a Galliano con la propria famiglia, ché diversamente il matrimonio non sarebbe stato celebrato a Galliano bensì a Vighizzolo, era definito di Varena perché nel 1569 doveva condurre il fondo dei signori Fossani in unione ai suoi due fratelli, che a Varena già abitavano come dimostrano i successivi stati d'anime di Vighizzolo;

-stato d’anime sommario di Vighizzolo dell’anno 1569.



- che Giacomo stesso doveva provenire da Galliano, tanto che nella "lista delle anime che si ritrovano sotto la Cura della chiesa di S. Pietro di Vighizzolo del borgo di Canturio 1569" troviamo, come in altre pagine ho disquisito, un "Jacomo da Gaijano", che ora sappiamo essere il nostro Giacomo, a capo di un gruppo familiare di nove persone;
- che nel 1569 le nove persone presenti a Varena erano quelle sotto elencate, come le si desume da un attento esame e confronto dello stato d'anime del 25 maggio 1573 con quello senza data, ma del 1574 (l'elencazione qui riportata riproduce lo schema del censimento senza data del 1574):
In Varena cascina

- Nelle case dei signori Fossani abita Giacomo Marello, capo di casa di anni 70,
massaro;
- Paolina sua moglie di anni 67;
- Stefano suo figlio di anni 34;
- Donnetta sua moglie di anni 27;
- Paolo figlio del detto di anni 27;
- Francesco fratello del detto Giacomo di anni 63;
- Santina (o Sangina) sua moglie di anni 63
- Giovanni suo figlio di anni 20
- Giovanni Antonio figlio del detto Francesco de anni 18
”.

Occorre notare che Simone e Orsola, figli di Stefano, nel 1569 non erano ancora nati. Che Marta, figlia di Giacomo di anni 22, appare per la prima volta come residente a Varena nello stato d'anime senza data (1574), ma non ancora in quello del 1573, e che dunque è lecito presumere che non vi abitasse neppure nel 1569, abitando forse invece ancora a Galliano. Che la famiglia di Pietro, da Pietro di anni 63? ad Andrea di anni 10, abitava a Galliano, come abbiamo appena scoperto. Che Tognina, moglie di Giovanni figlio di Francesco, a seguito di matrimonio era entrata nella famiglia da pochissimo, dacché nel censimento del 1573 non compare.
Ecco dunque formato il gruppo familiare di nove persone indicato sotto la voce "Jacomo da gaijano" nella "lista delle anime" di Vighizzolo nel 1569, quando i nostri Guzzi, ma già divenuti Marelli nel 1573, ancora non dovevano avere famigli al proprio servizio. Nei primi due o tre decenni del '500, Antonio (1470?) e i suoi figli noti, Giacomo, Pietro e Francesco, e le loro rispettive famiglie, dovevano tutti abitare a Galliano; solo Giacomo con la moglie e col figlio Stefano si trasferirono, appena alcuni anni prima del 1543, in quella che sarebbe poi divenuta la cascina Varena, su terra di proprietà dei signori Fossani, per costruirvi la loro prima casa "da massaro". Tanto che nel famoso e fondamentale primo "
liber chronicus" di S. Pietro di Vighizzolo, sotto la data del 20 maggio 1543, e così per alcuni anni successivamente, avrei trovato sempre e solamente il nostro Giacomo "di Varena".
Ma c’è di più. Il ritrovamento della traccia conclusiva di Galliano aveva smosso i ricordi. Da qualche parte, nella mia mente, era emersa la fugace visione dell'annotazione di un battesimo o di un matrimonio, non ricordavo, in una pagina dove si faceva cenno a uno o forse più soggetti di Galliano, i quali, per il nome che portavano, avrebbero potuto avere qualche attinenza con i nostri di Varena. E così, armato di pazienza, una volta di più, per dare corpo al ricordo, sono andato a rovistare tra le pagine fotocopiate del “
liber chronicus”. Ebbene, non mi ci è voluto molto per individuare quella pagina: era la stessa sulla quale il 24 gennaio 1566 il nostro bravo parroco Paolo Carcano annotò l’assassinio di Pietro da Cogno, di cui ho riferito il 31 gennaio 1996. Eccone il testo.

- 11 aprile 1566. Battesimo di Vincenzo, figlio di Francesco Ronzoni e Andreola,
figlia di Francesco (
di Guzzi) da Galliano.



A li 11 de aprile ho ba(ttezza)to Vince(n)tio, fiolo de Franc(esc)o Ro(n)zono
et de Andriola, fiola de Franc(esc)o da Gaijano, et c(om)p(adre) era Jacomo da Gaijano
”.

Nessun dubbio, ora, che si tratti dei nostri Francesco e Giacomo di Guzzi. Ecco dunque la riprova, se mai ve ne fosse stata ancora la necessità, che i nostri provenivano da Galliano di Cantù, così conservando per il parroco il toponimo nel nome, ancorché nel 1566 già abitassero, salvo Pietro, alla cascina Varena. Con questa annotazione, tra l’altro, scoprivo anche che Francesco di Guzzi aveva pure una figlia di nome Andreola, che doveva vivere nella cascina del suocero, della quale ancora non avevo notizia.



E così, dopo tanto peregrinare, sono infine approdato a Galliano, che potrebbe costituire l'ultima tappa della ricerca. Le carte dell'antica capopieve soppressa dovrebbero essere conservate tra quelle della parrocchia di S. Paolo di Cantù che ne assunse le funzioni, e, posto che ancora esistano, dovrei trovare il modo per poterle consultare.
E mentre tutto questo era oggetto dei miei pensieri appena dopo aver ritrovato la breve ma tanto significativa annotazione del matrimonio tra Margherita Guzzi e Giovanni Giacomo di Martiri, pensavo a due altre circostanze: che sotto Intimiano avevo a suo tempo trovato uno stato d'anime nel quale pure compariva una famiglia "di Martiri-Guzzi", e che, fatto sicuramente più importante, in uno degli stati d'anime di Galliano che avevo appena esaminato, il parroco aveva scrupolosamente indicato oltre ai residenti anche i proprietari delle cascine e delle abitazioni che ricadevano sotto la giurisdizione della sua parrocchia.
Per il primo caso non è interessante stabilire se le "Guzzi" di Intimiano e di Galliano, che potrebbero aver sposato due fratelli o cugini "di Martiri", fossero a loro volta sorelle o cugine; è invece possibile sostenere che, considerato che i Guzzi canturini del primo '500 dovevano tutti appartenere al ceppo che conosciamo, anche la "Guzzi" di Intimiano doveva appartenere a una delle famiglie Guzzi di Galliano. Le quali, si badi bene, potevano essere non solo quelle di Antonio (1470?) e dei suoi tre figli noti di Varena, ma anche le altre che ho trovato durante la ricerca, quelle "di Vighizzolo-Montesolaro" e "di Concorezzo", che tra il '500 e il '600, contrariamente alle nostre divenute definitivamente e solo Marelli, ripresero il loro originario cognome ridiventando solo Guzzi.
Per il secondo caso, l'interesse è costituito dalla possibilità che tra i vari proprietari elencati dal parroco di Galliano nello stato d'anime sia possibile individuarne qualcuno i cui odierni discendenti ne conservino o l'antico archivio o, almeno, qualche significativa documentazione, tra il '500 e il '400, nella quale cercare tracce dei nostri Guzzi. Dallo stato d'anime (Visite, Galliano/Cantù, vol. XII, quaderno 41: "
Notta del[lo] stato delle anime di S(anc)to Vincentio di Gal[l]iano cappo di pie[ve] fatto l'anno 1578") ho estratto ed elaborato oltre ai nomi dei proprietari anche le rispettive località. Eccone la sintesi, fatta avvertenza che in alcuni casi il luogo, non essendo riuscito ad interpretare con sicurezza l'arcana grafia, è riportato dubitativamente, così come mi è parso di leggerlo sull'atto originario.

-
conte Antonio Missaglia
al comuno? - cascina del conte Missaglia
cascina de la Perada [cascina del Pero?]
cascina a S. Giuliano
località di Fecchio
proprietà in Gallianello

-
Battista Arienti
Imbriaga a Porta [cascina Briaga?]

-
signori Archinti
cascina Patuella
cascina Bissetto

-
Cattaneo
cascina del Cattaneo

-
signori Fossani
cascina dei signori Fossani

-
Giovanni Angelo Fossani
proprietà in Gallianello e in Cantù

-
Eugenio Fossani
proprietà in Gallianello e in Cantù

-
Niccolò Ello
proprietà in Gallianello

-
conte Ludovico Visconti
proprietà in Gallianello

-
Francesco Scanza
proprietà in Gallianello

-
prepositura di Galliano
casa della canonica
cascina in Galliano

-
monache della Trinità
proprietà in Gallianello

-
Battista Grasso
proprietà in Gallianello

-
Paolo Boscano
proprietà in Gallianello

-
venerante monache del Monte di S. Maria di Varese
cascina delle venerande monache

-
Simone Cermenati
proprietà in Cantù alla Fontana

-
Francesco Cermenati
proprietà in Cantù

Tra tutti questi, in quale archivio eventualmente cercare? In tutti quelli ancora esistenti. Oh, certo, ma quali ancora esistono? E chi lo potrebbe sapere? Allora, tanto per argomentare, occorrerebbe limitare il campo a pochi nomi, a quelli che nel '500 in qualche modo avrebbero potuto essere collegati coi nostri Guzzi:
- per ovvii motivi, alla prepositura di Galliano, nell'archivio di S. Paolo di Cantù;
- ai Missaglia, forse proprietari anche della cascina del Pero, perché tale cascina nel tardo '500 e nel primo '600 per certo ebbe protagonisti taluni fratelli Marelli che tuttavia non so se fossero pure Guzzi;
- ai Fossani, perché a loro apparteneva la cascina Varena;
- ai Visconti, perché i Guzzi di Concorezzo, negli stati d'anime del 1574 e del 1597 di quella parrocchia, abitavano in case di proprietà Visconti, che erano forse collegati col conte Ludovico Visconti poc'anzi detto.
Le circostanze che emergessero sarebbero quelle che indirizzerebbero la nuova e ultima ricerca. Prima, però, dovrei trovare qualche collegamento, qualcuno che a Cantù mi spianasse la strada. Potrei cominciare andando a Galliano a importunare la prima anima buona che volesse darmi retta... e così via opinando.

E avrei finito se non avessi invece qualcosa ancora da raccontare. Sarò breve. Una delle iniziative che ho preso per completare il quadro della ricerca circa le figure di Gaetano Marelli e Giovanni Bestetti, i cappellai, e di Agostino Marelli, l'armaiolo, è stata quella di andare a curiosare nell'archivio storico della Camera di Commercio di Milano. Così, dopo essermi munito della prescritta autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Archivistici della Lombardia, il 23 e il 24 aprile scorsi mi sono recato in via Meravigli, a Milano, per frugare nelle bobine dei filmati dei documenti dell'antico Registro delle Ditte. La ricerca, ancorché non difficile, è stata lunga e noiosa, ma alla fine ho colto un buon risultato. Dei cappellai nessuna traccia, ma dell'armaiolo ho trovato tutto quanto mi interessava e mi bastava: in una bobina (bob. 232, fasc. 194, da Marchetti Armida a Mariani Annibale, 1860/1920) ho trovato le riproduzioni dei documenti che il nostro armaiolo depositò in quell'ufficio nel 1865 per farsi registrare. Eccone i testi.

- protocollo dell’istanza (dimessa) presentata il 30 ottobre 1865 da Agostino (1815) al Registro delle Ditte della Camera di Commercio di Milano.



“Prot(ocol)lo Gen(era)le N. 1758
Pres(enta)to il 30 ottobre 1865
Marelli Agostino

Oggetto
Agostino Marelli notifica il proprio esercizio di neg(ozian)te e fab(brican)te d'armi ed abitante in Galleria de Cristoforis N. 63”.


- la copertina di presentazione.




All'Inclita Camera di Commercio in Milano.

Istanza
di Agostino Marelli, negoziante e fabb(ricante) d'armi abitante in Milano, Galleria De cristoforis N.o 63. Colla quale Notifica a questa Camera Commercio il proprio esercizio, attivato fino dall'anno 1848, e chiede Voglia farne l'opportuna annotazione ne' suoi re gistri per ogni conseguente effetto di legge.
N.o 1758
Pres(enta)to il 30 ottobre 1865
”.


- testo dell’istanza con la firma autografa.




“Inclita Camera di Commercio in Milano.

Il sottoscritto Agostino Marelli notifica a questa Camera di Commercio che fino dal 1848 nel mese d'Aprile aprì in questa città, Via dell'Orso Olmetto al N.1575.2., un negozio in suo nome e proprietà con fabbricazione d'armi, e che nell'anno 1851 si traslocò nella Galleria De Cristoforis N.o 63, ove esiste tuttora, e chiede ne sia fatta annotazione nei registri di questa Inclita Camera della presente notifica per ogni conseguente effetto di legge.
Il notificante
Ag(ostin)o Marelli”






Nota aggiunta post-fazione

Il 29 settembre 1832 fu inaugurata a Milano quella che subito venne considerata dai milanesi una meraviglia della tecnica ed una vanto per la città: la galleria De Cristoforis, la “contrada de veder” che collegava, allora come ora, Corso Vittorio Emanuele con la piazza antistante la chiesa di S. Carlo al Corso. Il nuovo manufatto, che consentiva il passeggio coperto nelle giornate di cattivo tempo, dava ospitalità ad almeno settanta “botteghe”, considerate fra le più belle della città. Secondo quanto scriveva L. Candrini in un articolo pubblicato sulla rivista “Milano” del 1932 per celebrare i “Cento anni delle Galleria De Crisoforis”, oltre a eleganti caffè e alberghi, la Galleria ospitava, tanto per citarne alcune, “… l’emporio di abiti fatti di Luigi Lampugnani, le chincaglierie di Aubry e Ronchi, di Nervo e Brazzova, di Giovanni Avignone, le porcellane lombarde del nobile Tinelli, gli strumenti di ottica, fisica e meccanica del Molini, dello Speluzzi e del Duroni, gli orologi e le pendole del Somaschi,” - ed ecco il punto - “le rivoltelle e i fucili dell’armaiolo Canobio, le cornici e le pelli lavorate del Bornati, le maglie, le pannine, le tele e i ricami dell’Introini, del Galli, del Cerasoli, del Borde, della Cesari, gli abiti e i cappelli da donna della modista Sofia Corti Landi, i guanti, i nastri, le scarpe dei fratelli Pino e Pietro Radice, i profumi e le parrucche del Brambilla, dello Scandellari e specialmente del Dunant il cui negozio, che smerciava anche gingilli, divenne ben presto il convegno delle più belle dame di Milano e provincia; v’erano inoltre, fra gli altri molti, il giocattolaio Ronchi, l’antiquario Sanquirico, le librerie editrici Lampato, Valeriano Pozzi, Carlo Canadelli e Paolo Ripamoniti Carpana, le librerie Slengher, Branca e Bolchesi e più tardi vi si insediò il negozio di Pietro Barelli.” E poi ancora uffici di testate giornalistiche, del mondo della stampa, degli stampatori, degli editori e diversi altri ancora.
Ebbene, se tra tanti piccoli imprenditori appare normale che più d’uno potesse esercitare una medesima attività in uno spazio relativamente piccolo come quello della Galleria De Cristoforis, come per esempio i venditori di abiti, di pannine e di chincaglierie, apparirebbe invece poco normale che in quel medesimo piccolo spazio potesse sopravvivere più di un armaiolo. Eventualità tuttavia possibile, ma logicamente assai poco probabile. E allora l’armaiolo Canobio in Galleria De Cristoforis doveva essere il “nostro” armaiolo, il nostro Agostino, mentre quella di “Armeria Canobio” doveva essere l’insegna della bottega, ovvero la ditta come sino a qualche anno fa usava dire. E’ del tutto evidente che non ho la certezza di quanto affermo, ma mi piace molto pensarlo e intimamente, per quello che può valere, ne ho la convinzione. Quello che invece è certo, perché ora tutto è ben documentato, è che l’Agostino Marelli del 1815 fu titolare a Milano, dal 1848 al 1876, di un negozio d’armi, dapprima, dal 1848 al 1851 in via dell’Orso Olmetto (sic), e poi, dal 1851 al 1876, in Galleria De Cristoforis al numero 63.


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