La genealogia e la ricerca delle origini di una famiglia


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La nota dell'autore


Suggerimento: chi non l'avesse già fatto dovrebbe prima leggere la
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La nota dell'autore


Prima che si addentri nella lettura, ritengo di dover dire qualcosa al lettore “genealogista” cui primariamente è destinato questo libro. Quel lettore, più precisamente, il quale da vecchia data desidera conoscere le proprie origini, ma non è mai riuscito ad agguantare il bandolo per dare contenuto alla ricerca.
Ma non solo a questo generico lettore mi rivolgo, quanto, o forse soprattutto, a quel lettore, potenzialmente genealogista, al quale piace leggere di viaggi avventurosi in cui lasciar correre la propria fantasia. Perché il diario - ché di un diario si tratta - racconta dettagliatamente (forse anche troppo, come mi è stato rimproverato), un viaggio nel tempo, nel corso del quale ho immaginato, ma solo nella mia mente, fantasiosi personaggi, luoghi, eventi, ciascuno inserito nel proprio tempo.
E che si trattasse non di una semplice ricerca di documenti, ma di un
bel viaggio nel tempo l’ho compreso io stesso molto tempo dopo la stesura, a meningi raffreddate, come mi piace dire, quando mi è parso chiaro quanto importante fosse non tanto la massa più o meno ordinata delle informazioni che avevo raccolto quanto la storia che avevo costruito. Avevo cioè capito come una delle chiavi di lettura del diario potesse essere quella del racconto d’avventure, ancorché piccole, cui il lettore avrebbe potuto dare una personale fisionomia, lasciando spaziare la propria fantasia intorno ai personaggi e agli eventi nel loro tempo man mano che li andavo snocciolando sotto i suoi occhi.

Devo dire, per mettere il lettore sull’avviso, che i primi capitoli potrebbero risultare disagevoli e punto gradevoli. Ne ho avuto io stesso la netta sensazione quando ho ripreso in mano il lavoro per rileggerlo, dopo qualche anno che giaceva nel cassetto. Il primo impulso, almeno per i primi due o tre capitoli, è stato quello di riscriverli, o quantomeno di correggerli, per privarli delle loro banalità e fornirli della scorrevolezza di cui mancavano.
Il tentativo l’ho fatto per i primi giorni della ricerca, ma per quanto vi provassi non venivo a capo di nulla: ciò che riscrivevo risultava, immancabilmente, più banale e più sgradevole dell’originale. Alla fine mi sono convinto che forse il vero pregio del lavoro, se davvero qualche pregio aveva, doveva essere la sua originalità, non tanto nella primazia del genere, quanto, ora lo capivo, nell’immediatezza e nello stile del racconto. Alla fine, per rispettarne l’originalità, non ho cambiato nulla, ben conscio del rischio di annoiare il lettore ancor prima che cominciasse a leggere.
Dico quindi a questo temerario che dovrà essere davvero paziente, quando inizierà la lettura; se lo avrà fatto avrà messo le basi per meglio gustare quello che i capitoli successivi gli andranno man mano sviscerando, introducendolo nell’avventura con semplicità e, spero, piacevolezza.
Sarà inoltre importante che il lettore segua lo svolgimento della ricerca consultando, parallelamente alla lettura, le pagine che a fine volume ho intitolato
Il filo, Le famiglie, L’albero. E’ inutile che ne illustri qui le ragioni perché occorrerebbero altrettante inutili parole per spiegare, con difficoltà, ciò che egli stesso scoprirà con facilità se avrà seguito il suggerimento. Se poi, dopo i primi capitoli, non sarà riuscito a procedere, gli suggerisco di non insistere, ma di saltare ai capitoli 28 e 29, prima il 29 e poi il 28, e poi, se gliene sarà rimasta la forza, al capitolo 8 o 16. Anche per questo non spiegherò le ragioni. Il lettore lo faccia e le capirà da sé, le ragioni, senza fatica. Se poi, ancora, non sarà riuscito ad andare oltre potrà riporre il libro nel cassetto, ma intanto avrà assimilato in estrema sintesi la sostanza del tutto. E tuttavia il libro lo ripescherà, prima o poi, perché, ne sono certo, oramai contaminato egli sarà tormentato dal desiderio di saperne ancora, di saperne di più.
In ultimo, è obbligo specificare come io abbia ritenuto di dover organizzare il diario in capitoli, pur conscio di compiere un’azione riprovevole. Un diario dovrebbe infatti essere niente più che il racconto giorno per giorno, più o meno commentato, degli accadimenti di ciascuno di essi. I giorni stessi dovrebbero quindi essere i capitoli del diario.
E allora?
Due ragioni mi hanno indotto a tanta aberrazione: la prima, la meno importante, è stata quella di non creare un indice che fosse un’inutile elencazione di date individuate da un numero di pagina; la seconda, quella davvero importante, è stata l’esigenza che sentivo di connotare segmenti di tempo cui dedicare un titolo che desse un’indicazione sommaria del contenuto, con ciò implicando che ciascun capitolo avrebbe potuto essere letto e ricordato come un piccolo racconto a sé stante. Dell’effettiva utilità giudicherà sempre lui, il lettore.

Un particolare ringraziamento alla dott.ssa Eleonora Sàita per l'assistenza e l'incoraggiamento.


Giovanni Marelli di Gussi


Febbraio 2008.


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